Lugano sarà il primo Comune in Ticino "smart worker"
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"Col telelavoro avremo
impiegati più motivati"
MAURO SPIGNESI


Niente auto, bus o treno. Niente vincoli ma orari flessibili. Niente abito e cravatta. Ogni mattina  9.000 persone in Ticino lavorano da casa. Altre 31mila lo fanno occasionalmente. Sono dipendenti di aziende private che da tempo hanno abbracciato lo "smart working", il telelavoro. E presto potranno scegliere di svolgere l’attività ora scandita da ingressi e presenze in ufficio anche gli impiegati della Città di Lugano, che diventerà così Comune pioniere del lavoro a distanza. "La commissione interna che si sta occupando del progetto sta definendo gli ultimi dettagli, e presto esamineremo la relazione in Municipio", spiega il sindaco Marco Borradori. Quello di Lugano sarà un "work in progress", proprio perché andrà rivisto in corso d’opera eliminando e superando i problemi che man mano si presenteranno. "Come tutte le nuove iniziative - dice Borradori - ha bisogno di un lungo collaudo. Ad esempio nella selezione del personale, perché non tutti i servizi possono essere svolti con il telelavoro, ci sono uffici come quelli aperti ai cittadini dove la presenza quotidiana è necessaria e non basta un computer. Per mettere bene a punto l’organizzazione servirà almeno un anno. Ma siamo convinti della bontà di questa operazione che va incontro alle esigenze di tanti impiegati che possono conciliare famiglia e lavoro, risparmiano nella trasferta e se sono vere le teorie degli esperti, si sentiranno anche più motivati, visto che serve grande responsabilità".
Il telelavoro è già attivo in diverse città a livello nazionale. Al comune di Zurigo, ad esempio, soprattutto le mamme lavoratrici per un certo periodo possono chiedere di svolgere la propria attività a casa. Nell’amministrazione cantonale da tempo va avanti un esperimento in questo senso. Ma se il telelavoro è uno strumento usato soprattutto dall’impresa privata, è invece sul fronte pubblico che si riscontra un ritardo.
Ora Lugano diventerà la città, il pioniere del lavoro flessibile. E gli altri centri? Guardano quanto accade in Piazza Riforma con una certa curiosità. "Il telelavoro – spiega Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio - è uno strumento davvero interessante e moderno, al di là degli aspetti pratici che pure sono vantaggiosi. Io ci credo. Già da tempo noi abbiamo dato la possibilità ad alcuni funzionari di poter lavorare da casa, ma non è una pratica ancora strutturata e regolamentata. Non escludo possa esserlo in futuro dopo una approfondita discussione. Per il resto, stiamo mettendo a punto insieme alla Supsi un progetto "smart city" sfruttando le potenzialità della digitalizzazione anche per il cittadino che potrebbe avere alcuni servizi o documenti stando comodamente a casa". C’è poi chi dice che sì, si potrebbe fare un progetto simile a quello di Lugano, ma ci sono altre priorità. Come il sindaco di Bellinzona, Mario Branda. "Non abbiamo alcun progetto di telelavoro - risponde Branda - né abbiamo in mente di sperimentarlo a breve. Il motivo è che stiamo ancora organizzando la nuova città dopo l’aggregazione. Non escludo che in futuro possa diventare un argomento di discussione. Seguiamo dunque il tema con interesse". E lo segue con interesse anche Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso, cittadina che invece ha aperto la strada a un’altra innovazione legata alla tecnologia: la possibilità di pagare parte delle imposte in Bitcoin. "Noi dobbiamo fare i conti con il fatto che siamo una piccola realtà. Non abbiamo i numeri di Lugano o Bellinzona e anche il personale è ridotto. Detto questo - spiega Arrigoni - il telelavoro è uno strumento che personalmente ritengo interessante e non ho preconcetti. Se ci sarà l’occasione, se affioreranno esigenze particolari da parte di alcuni nostri impiegati e queste saranno compatibili con quelle del nostro Comune, si potrà discutere serenamente". Ci sta ragionando anche Locarno. "Occorre capire - spiega il sindaco Alain Scherrer - quali servizi allo sportello devono essere garantiti ai cittadini e quali possono essere svolti da casa. L’interesse c’è, anche perché favorisce la qualità di vita e dunque del lavoro del funzionario, in più elimina traffico dalle strade".
Ma naturalmente anche il telelavoro ha i suoi rischi. Intanto quello di creare precari. Per questo i sindacati hanno più volte detto sì a nuovi progetti ma per lavoratori e tempo pieno e con contratti collettivi che offrono precise garanzie, compreso un avanzamento di carriera.

mspignesi@caffe.ch
17.03.2019


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