Intervista a Giorgio Pellanda, direttore dell'Ente ospedaliero
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"Il sistema sanitario
destinato a scoppiare"
LILLO ALAIMO


Giorgio Pellanda, direttore generale dell’Ente ospedaliero cantonale e membro del Comitato di "H  Gli ospedali svizzeri", non ha dubbi. Non ha dubbi sulla delicatezza e sulla gravità del momento che la sanità svizzera sta attraversando. Le risorse sono sempre più limitate e la necessità di una maggiore qualità delle cure aumenta. Quindi? Giorgio Pellanda - che per stare con i piedi piantatati per terra parte dalle difficoltà che stanno impantanando la Pianificazione ospedaliera ticinese (bloccata dai ricorsi di due cliniche accolti dal Tribunale amministrativo federale) - usa parole crude ma chiare. Preoccupanti ma realistiche: "Senza un allineamento tra la politica della Confederazione e quella dei Cantoni in ambito sanitario, il sistema è destinato a scoppiare".
Le prospettive sono dunque più che preoccupanti. Ma andiamo con ordine.
Dopo anni positivi primo risultato negativo nel 2017. Quale sarà quello del 2018?
"La perdita nel 2017 è stata di 2,3 mio di franchi e corrisponde allo 0,3% dei ricavi annuali, pari a 710 mio di franchi. Più che il risultato d’esercizio, l’indicatore finanziario utilizzato per valutare lo "stato di salute" di un ospedale è il risultato operativo o, meglio, l’Ebitda in percento dei ricavi. Per un ospedale proprietario dei propri immobili, il valore ideale dovrebbe essere pari al 10% così da coprire in modo adeguato gli importanti oneri finanziari derivanti dagli investimenti di strutture complesse come gli ospedali".
Qual è quindi la situazione dell’Ente?
"Nel 2017, l’Eoc ha conseguito un Ebitda pari al 2,3% dei ricavi: è evidente che questa percentuale è troppo bassa per garantire un adeguato autofinanziamento dell’ambizioso programma di investimenti immobiliari pianificato dall’Eoc multisito sui prossimi decenni".
E nel 2018?
"L’Eoc è riuscito ad invertire il trend negativo, anche se l’indicatore Ebitda rimane su livelli critici. Il 2017 chiude un ciclo di anni che hanno favorito la crescita dell’Eoc e il conseguimento, complessivamente dal 2012 al 2016, di utili che hanno permesso di devolvere allo Stato un ‘contributo di solidarietà’ di 17 mio e di attribuire ai fondi per la ricerca Eoc circa 15 mio di franchi".
I costi di esercizio aumentano. Quelli del personale rappresentano il 70%. Quale la cura? E non solo per l’Eoc ma per tutte le strutture sanitarie pubbliche.
"L’Eoc, come d’altronde la maggior parte degli ospedali svizzeri, ha visto crescere anno dopo anno il numero dei pazienti trattati in regime di ricovero e, soprattutto, ambulatorialmente. Il continuo progresso medico, tecnico e tecnologico ha assorbito investimenti importanti nelle strutture, nelle installazioni mediche e nelle attrezzature ospedaliere. La crescita delle attività ha imposto un aumento significativo delle risorse umane dedicate alla cura dei pazienti, sempre più anziani e affetti da varie patologie. Inoltre, l’applicazione della Legge federale sul lavoro ai medici ospedalieri ha provocato un importante aumento del contingente dei Capi clinica e dei Medici assistenti impiegati".
Come dire che i costi non sono destinati a diminuire.
"Sono importanti gli sforzi per migliorare l’efficienza dei processi e l’efficacia delle cure. Tuttavia, non intravvedo né a breve, né a medio termine un’inversione di tendenza nell’evoluzione dei costi, a meno di voler incidere sulla qualità delle prestazioni, cosa che nessuno auspica!".
Qual è dunque la sfida nell’immediato futuro degli ospedali svizzeri, a cui l’Eoc non è estranea?
"La sfida principale consiste nel mantenere elevata la qualità delle cure a fronte di risorse sempre più limitate. Le recenti sentenze del Tribunale amministrativo federale, che ha accolto i ricorsi di due cliniche private ticinesi contro la Pianificazione ospedaliera cantonale, evidenziano - a mio modo di vedere - la totale discrepanza tra lo spirito della LaMal, voluta dal Parlamento federale, che punta sulla competizione tra assicuratori e tra fornitori di prestazioni, e la politica dei Cantoni, protesi a garantire alle rispettive popolazioni una capillare copertura e confrontati con un fabbisogno sanitario in crescita".
Quindi, cosa potrebbe accadere?
"Senza un allineamento tra la politica della Confederazione e quella dei Cantoni in ambito sanitario, il sistema è destinato a scoppiare".

l.a.
28.04.2019


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