Alcol, velocità e guida spericolata dietro le tragedie
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I morti sulle strade
sono calati da 97 a 15
ANDREA STERN


Ogni 4 giorni qualcuno perdeva la vita sulle strade ticinesi. Era il 1970, nel pieno della frenesia automobilistica che contagiava il cantone. E che seminava la morte: 97 vite spezzate in un solo anno. L’anno scorso sono state 15.
Fu l’inizio di una presa di coscienza che ha progressivamente sortito i suoi effetti. Oggi gli incidenti stradali causano una decina di vittime all’anno, il numero più basso dal Dopoguerra, nonostante il numero di veicoli sia notevolmente aumentato. "È proprio il traffico uno dei motivi del forte calo della mortalità - afferma l’ingegnere automobilistico Mauro Balestra -. Ai tempi sulla "tirata" di Cadenazzo, per fare un esempio, c’era gente che raggiungeva folli velocità. Oggi è diventato pressoché impossibile".
Merito del traffico, dunque, se sulle strade si muore sempre di meno. "Ma anche dell’accresciuta sicurezza dei veicoli e delle strade - prosegue Balestra - nonché, bisogna ammetterlo, dei controlli di polizia". Sia sul tasso di alcolemia dei conducenti, sia sulla velocità. "I radar hanno avuto un impatto importante - sottolinea Renato Gazzola, portavoce del Touring club svizzero (Tcs) - ma restano uno strumento a due facce. Sono utili se usati a scopo preventivo, perniciosi quando servono solo a far soldi". Più in generale Gazzola riconosce gli effetti positivi di Via Sicura, il pacchetto di misure della Confederazione per migliorare la sicurezza stradale. "Su alcuni aspetti si è forse un po’ esagerato - sostiene -, ma è indubbio che Via Sicura rappresenta un forte deterrente. Se uno pensa alle pesanti conseguenze cui rischia di andare incontro, difficilmente si spinge sino a infrangere il codice stradale".
Il programma Via Sicura è stato approvato dal parlamento nel 2012, a larga maggioranza, con l’opposizione della sola Udc. L’obiettivo delle misure, che sono entrate in vigore in maniera scaglionata, era quello di ridurre di un quarto il numero dei morti sulle strade svizzere. In questo breve lasso di tempo l’obiettivo non è ancora stato raggiunto, ma il rapporto del Consiglio federale evidenzia che alcune misure hanno già avuto un effetto positivo. Tra queste il divieto di guidare se si è bevuto alcolici per i giovani conducenti e per i professionisti, l’obbligo di accendere i fari anche di giorno e l’inasprimento delle sanzioni contro i cosiddetti pirati della strada.
"Bene, ma la sicurezza di pedoni e ciclisti invece non è affatto migliorata - sostiene Balestra -. Anzi, mi sembra che a volte si siano prese decisioni controproducenti". L’ingegnere di Muralto pensa in particolare al gesto con la mano prima di attraversare la strada. "Fino agli anni ‘90 era la norma - spiega - ma poi, con la scusa che il pedone ha sempre la precedenza, si è deciso di abolirlo. Oggi lo fa ancora solo qualche anziano. Eppure era utilissimo, perché è assodato che l’automobilista non ha sempre la possibilità di vedere i movimenti dei pedoni. È quello che io chiamo il problema della percezione cinematica del conducente. Il gesto della mano aiutava a capire la volontà del pedone". Ora invece l’automobilista si trova spesso a dover interpretare la volontà del pedone. "Ho appena pubblicato un libro - aggiunge Balestra - nel quale non mi faccio scrupoli a dire che chi ha abolito il gesto della mano ha oggi parecchi morti sulla coscienza".
In effetti se tra il 2014 e il 2018 il numero di morti sulle strade svizzere è leggermente calato, è invece aumentato il singolo dato dei pedoni. Da 40 a 43. Un terzo dei quali investiti sulle strisce pedonali. "Non bisogna poi sottovalutare i rischi dei nuovi mezzi di locomozione - riprende Gazzola -. Le bici elettriche, ad esempio, sono coinvolte in un numero sempre maggiore di incidenti. Noi come Tcs offriamo dei corsi per insegnare a gestirle. Ma hanno poco successo, la gente è refrattaria, dice di non essere interessata. Salvo poi andare a spiattellarsi contro un albero". Oltre alle e-bike, Gazzola cita anche monopattini e mezzi simili. "Vengono considerati un gioco - sottolinea - ma quando li si usa su strade e marciapiedi non lo sono più. Diventano dei mezzi di trasporto, con tutti i rischi del caso".
Nuovi mezzi e nuovi pericoli, dunque. Ciò non toglie che l’obiettivo di tutti resta quello di arrivare ad avere zero morti, quella "visione zero" coniata dall’ideatore di Via Sicura, l’ex consigliere federale Moritz Leuenberger. "Non è un’utopia - dice Gazzola -, ma bisogna giocare tutti all’unisono, dagli utenti della strada alle case automobilistiche,dal legislatore a chi effettua i controlli. Vale la pena provarci".
astern@caffe.ch
12.05.2019


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