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Un esercito di amanti della natura ha pulito il Verbano
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"Armati di guanti e stivali
contro le microplastiche"
ANDREA BERTAGNI


Non è sufficiente infilarsi guanti e stivali per ripulire laghi e fiumi dalle plastiche. Bisogna fare di più. Smettere ad esempio di gettare farmaci, bastoncini per le orecchie e pannolini nel water. Convincere gli allievi a un comportamento responsabile nei confronti dell’ambiente. O anche solo impegnarsi tutti i giorni ad avere un riguardo speciale per il nostro pianeta. Altrimenti giornate come quella del primo giugno, organizzata a Magadino dal Dipartimento del territorio per sensibilizzare la popolazione sul problema delle microplastiche, sarà sì un esercizio importante. Ma fine a se stesso, se non produrrà atteggiamenti e azioni concrete. Tutti i giorni.
Di sicuro parlare ai giovani è fondamentale. "Certi comportamenti si imparano meglio in età scolare - spiega Giancarlo Filippini -, ecco perché l’istituto scolastico del Gambarogno di cui sono direttore ha risposto presente". Tiziano Ponti, sindaco del comune non si nasconde. "Il problema delle micro plastiche è grave - spiega - non solo nel Maggiore ma anche nei riali e nei canali del piano di Magadino". Come lui la pensa Alma Sartoris che del parco è direttrice. "Quando ci sono forti piogge le plastiche dei campi coltivati si riversano un po’ dappertutto, anche in cima agli alberi". D’accordo ma come mai si parla solo oggi di queste micro particelle dannose per l’ambiente? Eros Nessi prova a dare una risposta. "Oggi c’è più presa di coscienza, ma anche in passato si poteva intuire che questo problema si sarebbe prima o poi presentato".
Moreno Mozzetti, che lavora con Matteo Rossi all’impianto di depurazione delle acque del Verbano, ha un diavolo per capello. "Molta gente soprattutto dopo la tassa sul sacco usa gli sciacquoni come cestini - osserva - ma non tutto viene filtrato e trattenuto dagli impianti specialmente nel caso di forti piogge". Il risultato? Detriti e immondizia dappertuttto. Che raggiungono i laghi. Rossi rincara. "Ogni giorno il depuratore trattiene 250 chili di pattume: davvero è ora che le persone la smettano di buttare i loro scarti nel water". Anche Freddy De Maria ha lavorato nello stesso settore prima di andare in pensione. "È vero il fenomeno delle micro plastiche è esploso da un giorno all’altro ma è un bene: più se ne parla meglio è".
Carlo Sargenti è allenatore insieme a Maurice Borga della squadra di calcio giovanile del Gambarogno. I ragazzi ascoltano le sue indicazioni, attenti. "Oggi li abbiamo obbligati a essere qui - dicono Sargenti e Borga - ma è importante che capiscano che non bisogna inquinare, che occorre tenere pulito: ne va il loro futuro". Reto Depedrini è presidente degli orientisti del piano di Magadino. "Il nostro sport è correre nei boschi, la natura ci sta a cuore, dobbiamo fare di tutto per preservarla", precisa. Anche perché in gioco c’è la salute delle persone. Virgilio Morotti è pescatore. "Se un giorno dovessero scoprire che le micro plastiche contenute nei pesci sono dannose cosa facciamo? Smettiamo di pescare?". Morotti non se lo augura anche perché ricorda bene le conseguenze del Ddt sugli agoni. Che provocò diversi anni fa una grave e diffusa contaminazione dell’ecosistema lacustre.
La soluzione sembra dunque essere una sola. Agire. In Ticino ma anche nel resto del mondo dove in alcuni luoghi la situazione è disastrosa. "Chi vive al mare lo sa bene - annota Norman Lipari, subacqueo e volontario - in Svizzera invece forse non ci si rende conto davvero di cosa sta succedendo al nostro pianeta".

abertagni@caffe.ch
02.06.2019


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