Nella capitale britannica un grande piano di sorveglianza
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Il "Grande fratello"
nelle strade di Londra
ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA


Il "Grande Fratello" è arrivato a scrutare le strade di Londra in cerca di facce sospette. La capitale britannica si trova infatti al centro di uno dei più ambiziosi esperimenti di video-sorveglianza, reso possibile dalla più fitta rete di telecamere a circuito chiuso (cctv) del mondo e dalla nuova tecnologia detta del riconoscimento facciale, un software capace di confrontare i volti dei passanti ignari con quelli di criminali e ricercati per individuare fatidici "match" di corrispondenza. L’incubo evocato da George Orwell nel suo celebre romanzo ‘1984’ sta diventanto realtà, qui e non solo, in Cina e negli Stati Uniti, come denuncia la stampa del Regno Unito, che si concentra sul suo caso nazionale. E tutto questo non poteva che scatenare non solo un forte dibattito ma anche diventare materia legale per le aule di tribunale: in Inghilterra e Galles sono state intentate cause contro la raccolta delle immagini, e il loro trattamento tipo foto-segnaletica, da parte di privati e gruppi per la difesa della privacy che denunciano la violazione di diritti fondamentali, per di più in una democrazia.
Del resto non è stato difficile per la Met Police condurre una serie di test nella capitale. Può contare a Londra sul maggior numero di telecamere di sorveglianza per ogni mille abitanti, ben 50, seguita da Washington con poco più di 40 e Pechino con poco più di 20. In termini assoluti si contano 420 mila "occhi" puntati sui londinesi, contro i 470 mila della capitale cinese (che ha però oltre il doppio degli abitanti). E pensare che i cinesi, come gli americani, stanno anche loro massicciamente investendo su questa nuova forma di controllo. Ma nel Regno Unito non vogliono essere da meno benchè non si possano di certo ignorare le critiche come invece farebbe uno Stato autoritario.
Le sperimentazioni della polizia britannica con la "live facial recognition" hanno riguardato in particolare alcune zone di Londra e del Galles, e ci sono già stati inconvenienti, fra cui fermi e multe a chi indossava cappucci di felpe o berretti e rifiutava di sottoporsi al riconoscimento facciale. Come è accaduto a Romford, periferia nord-orientale della capitale: un uomo che si era accorto del test in corso si è coperto il volto ma è stato immediatamente avvicinato da alcuni agenti. Ne è scaturito un diverbio e il passante è stato multato con una contravvenzione di 90 sterline. Resta ancora tutto da definire il quadro legale entro il quale si svolgono queste sperimentazioni e gli esperti affermano la necessità di un consenso da parte di cittadini alle riprese dei loro volti, ancor di più quando non è stato commesso nulla di illegale. "È molto allarmante che la Gran Bretagna abbia intrapreso questa strada e creato un precedente non solo per le altre democrazie, ma anche per Stati meno liberali", ha detto Silkie Carlo, responsabile di Big Brother Watch, associazione a difesa dei diritti civili che ha avviato una azione legale contro la polizia di Londra per l’uso del riconoscimento facciale nella capitale. In proposito è intervenuta perfino una commissione parlamentare di Westminster, con la richiesta di fermare le sperimentazioni sino a quando non verrà approntata una adeguata cornice giuridica.
Intanto anche negli Stati Uniti il dibattito è sempre più acceso. Dopo San Francisco e Somerville, la terza città a decidere lo stop del riconoscimento facciale è stata Oakland, in California: ha bandito ufficialmente la tecnologia, che non potrà più essere utilizzata dalle autorità. Mentre in Cina non si fanno di questi problemi ed è ormai uno strumento di sorveglianza ampiamente diffuso e usato.
11.08.2019


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