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Nel 500° di Leonardo Da Vinci si riparla di Hans Turmann
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Il mercenario di Uri
mutò la storia d'Italia
GIANFRANCO QUAGLIA


Hans Turmann, detto Rudi. Chi era costui? Lo sanno bene gli storici svizzeri, che hanno frugato tra i documenti negli archivi di Appenzello. Ma anche i colleghi italiani, che nel 2019 si sono dedicati alle rievocazioni del 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci. Il fantasma di "Rudi il traditore", come è più conosciuto nella vulgata comune, emerge dal passato (dopo cinque secoli) per riaffermare tutto il suo ruolo sinistro nelle vicende legate al Granducato di Milano e alle opere leonardesche. Senza il suo gesto probabilmente la storia d’Italia avrebbe preso un altro corso.
Siamo nel castello sforzesco-visconteo di Novara, dove a cura dell’Associazione Irrigua Est Sesia è stata allestita una mirabile mostra su "Acque e territorio, l’eredità di Leonardo da Vinci". Una rivisitazione interattiva dell’impronta che il genio vinciano ha lasciato in Piemonte e Lombardia, soprattutto per quanto riguarda le opere che, sotto Ludovico il Moro, diedero impulso all’agricoltura con la nascita delle prime risaie. Si deve infatti a Leonardo la realizzazione di alcuni canali irrigatori, primo fra tutti la Roggia Mora: derivazione ancora oggi attiva, che si stacca dal fiume Sesia, si nutre dell’acqua che scende dal Monte Rosa e attraversa tutta la pianura sino alla Lomellina, dove il Moro iniziò la coltivazione della prima risaia in Italia. Progetto che avrebbe portato altro lustro al Ducato, ma qualche disagio alla città di Novara. Per realizzarlo, infatti, era necessario rafforzare quella roggia con l’acqua di un torrente che attraversava l’abitato, l’Agogna: così il Moro ordinò una derivazione di questo corso d’acqua facendolo confluire nella Mora, ma lasciò a secco otto mulini che macinavano farina e garantivano il pane agli abitanti. Così almeno si evince da alcuni documenti custoditi nell’archivio storico dell'Associazione Est Sesia, tempio delle acque che oggi gestisce l’irrigazione di gran parte della risaia italiana.
Da quel momento, siamo sul finire del ‘400, tra Ludovico il Moro e Novara, che faceva parte del ducato milanese, non corse buon sangue. Nel 1500, quando Luigi XII re di Francia decise di invadere il Ducato di Milano, il Moro dapprima cercò alleanze, poi fu costretto allo scontro finale proprio a Novara, dove probabilmente la città non si mostrò molto prodiga. I due eserciti si fronteggiarono forti entrambi di migliaia di mercenari svizzeri, combattenti di prima qualità che pure al soldo di tutti conservavano in realtà una forte identità nazionale. Così  i soldati elvetici in forza al Moro si accordarono con i loro connazionali appartenenti all’esercito francese, che stava avendo il sopravvento. Strinsero un patto di non belligeranza e ottennero il salvacondotto, evitarono la disfatta uscendo dalla città per rientrare in patria. Fra loro, camuffato da mercenario, anche Ludovico il Moro.
È a questo punto che entra in scena Rudi, alias Hans Turmann, mercenario di Uri. Marciava tre file dietro il Duca e - tramanda la storia - lo tradì, per ricompensa cinque anni di salario. Additato ai francesi, il Duca di Milano venne imprigionato nel castello di Novara, proprio dove ora riecheggiano quei giorni e l’opera leonardesca. Trasferito in Francia, Ludovico il Moro rimase prigioniero di Luigi XII. Morirà alla fine nel castello di Loches.
E il traditore? Non si godette il bottino di cinque anni di salario. La Svizzera non gli perdonò quel gesto. La dieta dei cantoni decise di aprire un’inchiesta, di cui sono rimasti documenti negli archivi di Appenzello. Riconosciuto colpevole, fu giustiziato nel 1501 sulla pubblica piazza, mediante decapitazione.
13.10.2019


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