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Anche svizzeri fra i ladri di singolari "souvenir turistici"
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Rubano la sabbia
dalle spiagge sarde
MAURO SPIGNESI


È un viaggio di andata e ritorno. Uno strano viaggio, quello della sabbia, dei sassi, dei pezzetti di corallo. Presi, rubati meglio dire, come souvenir di una vacanza. E, poi, resi. Succede in Sardegna dove diversi ladri hanno deciso di cedere alla propria coscienza e hanno restituito bottiglie e sacchetti colmi di granelli e altri oggetti portati via dalle località costiere dell’isola, spesso da aree marine protette. Una delle ultime è Angela, una donna che vive a Milano e che quasi trent’anni fa s’era portata via un "cimelio" estivo di is Arutas, sulla costa di Oristano, "quasi per gioco", perché allora "non c’era coscienza dell’ambiente come bene comune", ha scritto in una bella lettera che accompagnava il pacco. Dieci chili di sabbia e frammenti di roccia che poi i volontari ambientalisti hanno ributtato in mare.
"Sicuramente è cresciuta una sensibilità e una consapevolezza che oggi porta molte persone a pentirsi - spiega il comandante del Corpo forestale della Sardegna, Antonio Casula -. Un tempo purtroppo si pensava di poter fare tutto, oggi esiste anche una precisa normativa che vieta espressamente di portar via sabbia, sassi o altri elementi naturali. È un primo passo, che viaggia parallelamente con le campagne di informazione, ma bisogna ancora continuare. Anche per questo abbiamo chiesto di creare un osservatorio permanente. Perché i controlli li facciamo noi, la polizia, i carabinieri e altre forze dell’ordine, oltre la vigilanza privata. Serve da una parte un coordinamento e dall’altro uno scambio di informazioni costante per contrastare il fenomeno".
Ma chi sono i ladri? Secondo le segnalazioni sul sito che fa capo all’associazione "Sardegna rubata e depredata", una vasta rete che su Facebook è seguita da 35mila persone, si tratta soprattutto di "stranieri di nazionalità francese, spagnola, ungherese, polacca, tedesca, svizzera e inglese. Ma anche diversi turisti italiani". Anche svizzeri dunque? "Assolutamente, confermo tale notizia. Alcuni quest’estate sono stati pesantemente multati", spiega al Caffè Franco Murru, responsabile e portavoce dell’associazione.
Ma se tanti hanno capito, altrettanti continuano a depredare le spiagge. E, come ha spiegato il Touring club svizzero nelle sue raccomandazioni per le vacanze, "le multe per chi non rispetta questa regola vanno dai 400 ai 1’000 euro". Dunque, attenzione.
Il fenomeno è vasto, tanto che, sempre Antonio Casula, ha spiegato che si sta valutando la possibilità di far scattare le "ganasce fiscali" da applicare alle auto degli stranieri "perché è difficile ottenere il pagamento della sanzione".
"Va sottolineato - spiega Nadia Passalacqua, portavoce per la Svizzera italiana dell’Amministrazione federale delle dogane - che alcuni Paesi (ad esempio la Francia o le Maldive) considerano il prelevamento della sabbia sulla spiaggia come una violazione del demanio marittimo pubblico. Vale a dire che la sabbia è considerata parte del patrimonio culturale del Paese e si può arrivare a considerare questo prelevamento come furto. A nostra conoscenza, queste disposizioni sono per il momento solo nazionali o addirittura regionali".
Per quanto riguarda il corallo - aggiunge Passalacqua - "circa 100 specie sono protette dalla Convenzione Cites: ad esempio il corallo nero dei Caraibi o quello maculato o ancora il corallo rosso. Di conseguenza, è assolutamente vietato importare gran parte del corallo o lo stesso è soggetto all’autorizzazione all'importazione".
mspignesi@caffe.ch
27.10.2019


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