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Uno studio critica l'eccessiva opacità della sanità
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"Nelle cure mediche
serve più trasparenza"
PATRIZIA GUENZI


Trasparenza. È la parola chiave per un sistema sanitario efficace. Un concetto che non sembra granché prevalere in Svizzera. Emerge dall’ultimo Rapporto nazionale sulla qualità e la sicurezza delle cure, commissionato dall’Ufficio federale della salute pubblica che, in buona sostanza, critica severamente soprattutto la mancanza di trasparenza sui trattamenti. E visto quanto costa la sanità, il minimo che ci si possa aspettare è che sia davvero a cinque stelle. Invece, e il Rapporto lo sottolinea, il 10% circa dei pazienti sottoposti a un trattamento medico subisce danni, metà dei quali evitabili. Una fotografia a tinte troppo fosche secondo Anq, Associazione nazionale per lo sviluppo della qualità in ospedali e cliniche, quella scattata nel Rapporto. "La realtà è un po’ differente - replica -, i risultati non riflettono in tutti i dettagli la situazione nazionale".
Il Rapporto sottolinea soprattutto la mancanza di un indicatore unico di qualità e di sicurezza approvato a livello nazionale, in particolare nell’ambito delle cure di lunga durata, delle cure ambulatoriali e di quelle a domicilio. Sarebbero dunque necessari dei sistemi di raccolta dati dotati di risorse adeguate per misurare in maniera completa i processi e i risultati emersi. Negli anni si è solo parzialmente rimediato a questa mancanza e la Svizzera oggi si trova in una posizione completamente diversa da quella di altri sistemi europei simili. I programmi nazionali, iniziative preziose, hanno una portata piuttosto ridotta vista la partecipazione di poche istituzioni. L’elenco dei controlli di sicurezza chirurgica, ad esempio, è probabilmente meglio organizzato oggi rispetto all’epoca dei primi programmi di collaborazione nazionale. Tuttavia, gli effetti positivi di questo elenco sul lavoro di équipe, la collaborazione e la sicurezza per il paziente sono stati solo in parte dimostrati o confermati in Svizzera rispetto alle osservazioni internazionali. "Alcuni dati sono vecchi, troppo datati - riprende Anq -. Gli ospedali e le cliniche in Svizzera rispettano tutti le nostre direttive e i nostri suggerimenti". Tuttavia, anche Anq ammette che c’è un margine di miglioramento. "Proprio la revisione dell’articolo 58 della Legge sull’assicurazione malattie (LaMal) porta nuove sfide e solleva diversi interrogativi nel campo dello sviluppo della qualità".
Intanto, stando al Rapporto, sarebbe soprattutto la mancanza di informazioni utilizzabili e accessibili a ostacolare i progressi nella qualità dei trattamenti. Dati indispensabili per verificare gli standard dei trattamenti e valutare l’efficacia delle misure adottate. Lo sviluppo di indicatori di qualità e di sicurezza validi su scala nazionale potrebbe infatti permettere di rimediare alle lacune più evidenti.
Tra le varie raccomandazioni destinate a tutti gli attori del sistema sanitario elvetico, nel Rapporto si fa in particolare accenno a un miglioramento della formazione del personale sanitario nel settore della qualità, alla promozione della cultura della qualità nelle istituzioni e all’elaborazione di ulteriori programmi nazionali di qualità. Nell’ambito delle cure a domicilio si cita il virtuoso esempio di Ginevra, che ha approntato un modello di cure integrato con un gruppo pluridisciplinare di assistenza geriatrica a casa del paziente che ha permesso di ridurre il numero di ricoveri inutili. Inoltre, si raccomanda di rafforzare il coinvolgimento dei malati e dei familiari assistenti. Le loro esperienze e le loro opinioni sono troppo poco considerate dai medici. "È vero - conferma la Fondazione Sicurezza dei pazienti -, potrebbero essere maggiormente coinvolti dal sistema sanitario svizzero sia i pazienti che i parenti". Senza che questi ultimi debbano rivolgersi all’Organizzazione svizzera dei pazienti (Osp). "Spesso si lamentano di non essere stati ascoltati abbastanza e/o di non essere stati presi sul serio - osserva il dottor Daniel Tapernoux, membro della direzione dell’Osp -. A volte abbiamo l’impressione che venga prestata poca attenzione anche durante l’anamnesi".
Pure il lavoro di squadra è finito sotto la lente degli autori del Rapporto. Le prove dell’efficacia dell’addestramento al lavoro d’équipe basato sulla simulazione sono relativamente limitate. Viene sottolineata la necessità di avere un portafoglio più consistente di studi su questo tipo di intervento, sui necessari controlli e le valutazioni dei risultati clinici. "Tutti gli ospedali e le cliniche partecipano a misurazioni della qualità vincolanti con una pubblicazione trasparente dei risultati - chiarisce Anq -. Anche in futuro svolgeremo un ruolo centrale nei rilevamenti nazionali sulla qualità".
pguenzi@caffe.ch
26.01.2020


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