function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};





Radiografia di un mercato che stenta decolare
Immagini articolo
Bike sharing è futuro
ma è troppo caro
ANDREA STERN


Il Comune può arrivare a spendere più di 10mila franchi a bicicletta. L’utente che vuole trascorrere un pomeriggio sui pedali in famiglia deve facilmente sborsare 100 franchi. Mentre l’azienda che offre il servizio inanella perdite milionarie su perdite milionarie. Il bike sharing rappresenta sicuramente il futuro. Ma è un futuro molto oneroso. "Effettivamente sui costi abbiamo qualche perplessità - afferma Marco Vitali, presidente di Pro Velo Ticino -. Le tariffe del bike sharing non sono economiche, in molti casi è più conveniente comprarsi una bicicletta".
In Svizzera i principali attori nel mercato del bike sharing sono due. Publibike, filiale di Autopostale, e Velospot, societàcreata dalla città di Bienne e oggi detenuta da Intermobility Sa. Le due aziende sono solite scontrarsi a suon di ricorsi per l’estensione delle rispettive reti. In Ticino la rete del Luganese è andata a Publibike dopo una lunga vertenza legale con Velospot. Quest’ultima gestisce invece la rete del Sopraceneri, ottenuta su mandato diretto. Entrambe le reti sono in rapida espansione e conoscono un crescente successo di pubblico, come amano sottolineare le due aziende nei loro trionfanti comunicati stampa.
Eppure Publibike sarebbe già più volte fallita, se non fosse per la generosa mano del suo proprietario. La Posta non rende pubblici i bilanci della sua filiale, ma un rapporto pubblicato nel 2018 dal Controllo federale delle finanze svelò che nei suoi primi quattro anni di attività Publibike aveva chiuso in rosso per oltre 10 milioni di franchi. Nel solo 2017 aveva perso più di 5 milioni a fronte di un fatturato di soli 3 milioni. E negli anni successivi pare che Publibike sia andata ancora peggio, tanto che Urs Schwaller, presidente del CdA della Posta, ha cercato di sbolognarla. Salvo poi ripiegare sulla "ricerca di collaborazioni con altre aziende volte a migliorare la redditività dell’offerta". Una chimera.
Oggi gli unici "partner" di Publibike sono gli enti pubblici. In particolare i Comuni, che si dimostrano particolarmente propensi ad aprire il portafoglio dei contribuenti quando si tratta di promuovere la mobilità lenta. Publibike, contattata dal Caffè, spiega di non poter rivelare quanto costa una postazione. "Si tratta di informazioni confidenziali - afferma la portavoce Rebecca Barth -, che non possiamo divulgare". Ma spulciando tra i conti dei Comuni si scopre che Manno, per fare un esempio, ha stanziato 85mila franchi sull’arco di due anni per dotarsi di due postazioni di Publibike, con un totale di dodici biciclette. Vale a dire che finora ognuna di esse è costata 7’083 franchi. Poi, ogni anno, il Comune dovrà versare a Publibike 16mila franchi per la gestione del servizio. Non manca dunque tanto al giorno in cui il Comune potrà dire di aver pagato le biciclette a peso d’oro.
Anche negli altri Comuni che hanno aderito al progetto le cifre non si discostano più di tanto. L’unica eccezione è rappresentata da Lugano, che in quanto Città è stata considerata da Publibike "potenzialmente redditizia". Così, a differenza degli altri Comuni, Lugano non paga una quota annua per la gestione del servizio. La Città si limita a mettere a disposizione di Publibike le aree per le postazioni nonché tre operai comunali a tempo pieno che si occupano di ricaricare le batterie elettriche ed effettuare le riparazioni.
Tuttavia questo accordo vantaggioso per Lugano sembra avere i giorni contati. Il direttore di Publibike, Markus Bacher, ha già annunciato alla Città di Berna che alla scadenza dell’attuale contratto, nel 2023, non potranno più essere offerte le medesime condizioni. "La mobilità sostenibile non può essere gratis" ha spiegato. E il Ceo di Publibike, Markus Bacher, ha riconosciuto che "agli inizi la società ha fatto offerte con troppa euforia". Insomma, l’era del gratis è agli sgoccioli.
Non è invece al momento previsto un aumento delle tariffe per l’utenza. Oggi chi non è abbonato a Publibike paga 3 franchi per mezz’ora o 4,50 se sceglie una bici elettrica. Chi acquista l’abbonamento da 290 franchi annui ha invece diritto alla prima mezz’ora gratis ma poi paga 5 rispettivamente 10 centesimi al minuto come tutti gli altri. Può sembrare poco. Ma se si prende l’esempio di una famiglia - padre, madre e due figli - che trascorre un pomeriggio sui pedali, si arriva subito a una bolletta di oltre 100 franchi.
Se gli enti pubblici vorranno continuare sulla strada del bike sharing dovranno dunque essere pronti a pagare di più. D’altronde lo stesso Lucas Girardet, fondatore della società Velopass poi confluita in Publibike, ha già a suo tempo sottolineato che i finanziamenti al bike sharing sono principalmente marketing politico. "Al di fuori dei grandi centri urbani - spiegava Girardet - questo sistema non funziona. Ma è molto più sexy dire ai cittadini che si vuole introdurre lo stesso sistema che a Parigi piuttosto che realizzare due chilometri di nuove piste ciclabili". Eppure sarebbero proprio questi ultimi gli investimenti più urgenti. "Il bike sharing è sicuramente una buona iniziativa - conclude Vitali -. Ma se si vuole veramente raggiungere l’obiettivo bisogna inizialmente intervenire sulle infrastrutture".
astern@caffe.ch
16.02.2020


Leggi in anteprima
le notizie del Caffè

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia cantonale
Ultim'ora
06.07.2020
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2019
17.06.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, maggio 2020
17.06.2020
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2020
12.06.2020
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel primo trimestre 2020
10.06.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 22 giugno 2020
04.06.2020
Swiss Mobility: opportunità di stage professionale in Svizzera per neodiplomati 2020
20.05.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, aprile 2020
15.05.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, aprile 2020
12.05.2020
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2020
12.05.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile 2020
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La Libia è una polveriera
ormai pronta a esplodere
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Le gang dettano legge
in sessanta città Usa
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Nella tana degli affetti
per sentirci meno soli
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Per fermare i virus
aiutiamo l'ambiente
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

25 anni
dal massacro
di Srebrenica

Belgrado:
assalto
al Parlamento

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00