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Il mondo ecomomico svizzero chiede una mano allo Stato
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'Contro il virus servono
contributi alle imprese'
ANDREA BERTAGNI


L’economia nazionale freme, vacilla, ma non perde le speranze nei confronti del coronavirus e delle perdite, già milionarie, conseguenti alla diffusione del nuovo virus influenzale. Blaise Matthey, direttore generale della Federazione delle imprese romande, sta ancora smaltendo  lo sgomento dell’annullamento del Salone dell’auto di Ginevra, conseguente alla decisione del Consiglio federale di annullare fino al 15 marzo lo svolgimento delle grandi manifestazioni pubbliche o private con più di 1000 persone. "A questo punto si pone la questione di un indennizzo per le imprese - dice Matthey -. Non so né quando, né come, ma mi aspetto la messa a disposizione da parte della Confederazione di crediti a sostegno delle aziende".
Nicola Bagnovini, direttore degli impresari costruttori ticinesi, va ancora più in là. "Per indennizzare le aziende dal coronavirus serve un fondo nazionale - sostiene -, l’epidemia non può essere trattata dalle autorità alla stregua di una banale influenza, soprattutto se la situazione dovesse diventare più drammatica e protrarsi per diverse settimane".
Anche perché a differenza di altri momenti di crisi, si pensi al periodo di cambio sfavorevole franco-euro, questa volta è lo Stato a interrompere l’attività aziendale. Una differenza basilare secondo Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio ticinese. "A un evento eccezionale, come quello del nuovo virus, lo Stato ha risposto con provvedimenti straordinari. Si è insomma andati oltre al  rischio aziendale. Una riflessione sulla copertura degli introiti mancati deve essere affrontata".
Monika Rühl, direttrice di Economiesuisse, federazione mantello delle imprese svizzere, è invece più cauta. "Per il momento non chiederemo sostegni economici allo Stato - chiarisce -, non crediamo molto nella bontà di questi interventi, anche perché le aziende fino a oggi stanno rispondendo bene e in maniera adeguata. Certo, bisognerà vedere come si svilupperà la situazione". Rühl getta insomma acqua sul fuoco. "Fino a ora le azioni della Confederazione sono state adeguate, le informazioni alle imprese sono state continue e la situazione è sotto controllo".
Le aziende stanno insomma facendo di necessità virtù. Anche se sono messe a dura prova dal calo degli ordinativi e delle forniture, dall’annullamento dei viaggi all’estero e dal franco svizzero sempre più forte nei confronti dell’euro. "Il covid-19 e il franco svizzero che si sta rinforzando sull’euro sono due disgrazie - afferma Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti) -; per fortuna le industrie possono fare capo al lavoro ridotto, che è un’indennità importante, ma se la situazione dovesse diventare ancora più drammatica mi aspetto che il Consiglio federale metta in atto provvedimenti straordinari".
Nel frattempo le industrie, come la Schindler di Locarno o la Vf International di Stabio, quando possono ricorrono al telelavoro. Altre, come la Eventmore o la Emme, che organizzano eventi, hanno già messo in conto perdite straordinarie. Tutte si affidano alle raccomandazioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica. Che  da tempo ha preparato un manuale con le misure da adottare in caso di una pandemia. Così da proteggere i lavoratori e mantenere operativa l’impresa.
abertagni@caffe.ch
01.03.2020


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