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Porte chiuse, interventi rinviati... tutte le misure sanitarie
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Così l'Ente ospedaliero
si prepara alla pandemia
PATRIZIA GUENZI


Porte chiuse dopo le 18, interventi non urgenti rinviati, uno speciale nucleo di crisi, un reparto di 48 letti per ricoverare i pazienti "positivi". L’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) è pronto per affrontare un’eventuale pandemia (vedi articolo in basso).
Di fronte al pericolo coronavirus, soprattutto dopo il primo paziente positivo in Ticino, l’Ente ha rivisto l’intera impalcatura delle procedure interne. Un gruppo della direzione dell’Eoc si incontra giornalmente e comunica le decisioni a tutti gli ospedali. Un paio di rappresentanti dell’Ente fanno parte anche del nucleo di coordinamento cantonale.
In settimana l’Ente ha deciso di svuotare due interi reparti dell’ospedale Italiano di Lugano per poter accogliere i pazienti infetti (vedi sotto); ha ridotto dalle 14 alle 18 (con chiusura delle porte) gli orari di visita di tutti gli istituti Eoc; ha ridotto anche l’attività "elettiva", ovvero tutti gli interventi già programmati o non urgenti nei singoli ospedali, misura che ovviamente non mette in pericolo la salute dei pazienti coinvolti. Infine l’Ente ha chiesto a tutti i direttori degli ospedali di diminuire l’attività, nel limite del possibile, attorno al dieci per cento - da adeguare all’evoluzione - così da avere un margine di manovra nel caso in cui il carico di lavoro dovesse improvvisamente aumentare.
E ancora. Negli scorsi giorni all’esterno dei pronto soccorso dell’Ente sono state allestite delle tendine della protezione civile. Non servono per smistare i pazienti potenzialmente a rischio. Sono un punto di sensibilizzazione per i visitatori e i pazienti ambulatoriali. Qui il personale è munito di disinfettante e si accerta che chi si presenta non abbia sintomi influenzali. Se dovesse entrare una persona chiaramente ammalata, con insufficienza respiratoria e con febbre oltre i 38 gradi, verrebbe trasferita immediatamente al pronto soccorso. Agli altri visitatori o pazienti ambulatoriali viene consegnata una mascherina e raccomandate le norme igieniche di base.
Se la situazione dovesse aggravarsi, nel senso che i potenziali pazienti contagiati dovessero aumentare, l’Ente ospedaliero potrebbe decidere di introdurre un’ulteriore direttiva: controllare la febbre a tutti coloro che entrano negli ospedali dell’Eoc, dai pazienti ambulatoriali ai visitatori.
L’Ente ha organizzato nel proprio laboratorio di Bellinzona, Eolab, l’analisi dei "tamponi" faringei. Campioni di mucosa della faringe, utili a determinare un eventuale contagio. Dopo aver fatto lo "striscio" il paziente per sicurezza viene nel frattempo isolato e se necessario ricoverato. Se il risultato del test è positivo, si procede con l’immediato ricovero all’ospedale Italiano di Lugano dove, come detto, sono già stati preparati quarantotto letti.
Infine, un dato molto interessante emerge dai pronto soccorso. Le presenze registrate nelle sale d’attesa, da inizio febbraio e sino al primo paziente ricoverato alla clinica Moncucco, erano più o meno simili a quelle del 2019. Dal giorno dopo l’annuncio del primo caso "positivo" c’è stato un picco, oltre il venti per cento in più di persone. Tutte chiedevano lo striscio. Tra giovedì e venerdì scorsi le entrate sono fortunatamente calate. Forse si è capito che senza una vera emergenza non bisogna andare al pronto soccorso, tra l’altro un’evidente fonte di contagio.
pguenzi@caffe.ch
01.03.2020


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