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Dieci cose da sapere per affrontare l'emergenza
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Domande e risposte
sul rischio coronavirus
ROBERTA VILLA, MEDICO GIORNALISTA


Basta seguire alcune regole per affrontare i rischi del momento. Ecco quali sono le risposte ai vostri interrogativi

Come si prende?
Il contagio richiede un contatto stretto e ravvicinato: non basta incrociare una persona infetta per strada, o trovarsi nella stessa stanza. Occorre restare per un tempo abbastanza prolungato a una distanza inferiore al metro. Per questo sono considerate a rischio soprattutto le persone che vivono nella stessa casa o lavorano nello stesso ufficio, non chi si è trovato casualmente a contatto con la persona malata. Ovviamente anche lo scambio di bicchieri e posate, o mangiare dallo stesso piatto, può aiutare la diffusione del virus, che passa per lo più dalla saliva.

Posso contagiarmi toccando superfici infette?
La raccomandazione di lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base alcolica e di tenere pulite le superfici non significa che il virus resti a lungo - per giorni, come si è detto - in condizioni di infettare. Il rischio dipende dall’eventualità che una persona contagiosa parlando, tossendo o starnutendo possa contaminare con il virus le superfici circostanti. Se le tocchiamo subito dopo - l’Organizzazione mondiale della sanità dice entro un tempo di mezz’ora-un’ora, non di più - e ci portiamo le mani in faccia, alla bocca o al naso, possiamo infettarci.

Chi è contagioso?
Sebbene in queste settimane si sia sostenuto il contrario, i dati della letteratura scientifica prodotti finora confermano che la trasmissione del virus avviene praticamente solo quando la persona già non sta bene: ha un po’ di febbre, tosse, mal di gola o dolori muscolari. Nei pochi casi in cui il contagio potrebbe essere avvenuto da persona che non mostrava segni né disturbi, questi sono comparsi nelle ore immediatamente successive.

Qual è la cosa più importante da fare?
Sulla base di questo dato scientifico, la cosa più importante che ciascuno di noi può fare per limitare il contagio è restare in casa quando non sta bene. Se si tratta di coronavirus, contribuirà a rallentare la diffusione dell’epidemia, in caso contrario, proteggerà comunque da altre infezioni. Anche restando in casa, dovrà dormire se possibile da solo, usare fazzoletti di carta e buttarli in un cestino chiuso, lavarsi spesso le mani.

A cosa servono le mascherine?
Le mascherine servono solo per proteggere gli altri da chi ha sintomi dell’infezione. Usarle quando si sta bene per andare in giro, in treno, in metropolitana, non solo è inutile, ma può essere pericoloso. Un uso scorretto infatti può facilitare l’infezione, oltre a sottrarre questi materiali a chi ne ha davvero bisogno. Diverso è il caso degli operatori sanitari, esposti a un maggior rischio, per i quali l’uso di protezioni è assolutamente raccomandato.

L’epidemia sparirà con la bella stagione?
Non lo sappiamo, perché questo coronavirus è un agente infettivo nuovo, che stiamo solo ora imparando a conoscere. È possibile che durante l’estate rallenti la sua diffusione, così come fanno i virus dell’influenza, ma la cosa non è certa. Alcuni dei Paesi dell’estremo oriente in cui è circolato avevano comunque già a febbraio alte temperature. In sostanza, lo auspichiamo, ma non possiamo esserne certi. Anche così, comunque, potremmo aspettarci una nuova ondata in autunno.

Che cosa può succedermi se lo prendo?
In otto casi su dieci il nuovo coronavirus provoca una forma influenzale che può essere più, ma anche meno forte, rispetto a una forma stagionale. Provoca tosse soprattutto secca, febbre, dolori muscolari, malessere, disturbi gastrointestinali. Il 15 per cento circa dei casi confermati va invece incontro a una polmonite, anche in questo caso di varia gravità. In totale, circa uno su dieci richiede un ricovero ospedaliero, la metà dei quali deve ricorrere al supporto respiratorio. La mortalità di questo gruppo dipende in parte dalle condizioni preesistenti e dalla qualità delle cure.

Si ammalano solo anziani e persone già compromesse?
No, anche se è vero che l’80 per cento circa dei casi più gravi riguarda persone con più di 60 anni. L’età avanzata, soprattutto sopra gli 80 anni, rappresenta un importante fattore di rischio, ma anche persone più giovani, e precedentemente sane, possono ammalarsi gravemente, seppure in percentuale inferiore. I bambini sembrano invece in qualche modo protetti, anche se non è ben chiaro il perché.

Una volta guariti, ci si può riammalare?
Sono stati segnalati casi di questo tipo, che però sono ancora oggetto di studio da parte dei ricercatori. Si tende a pensare che in realtà queste persone non abbiano mai eliminato il virus, e che il test che le aveva trovate negative, avesse fallito, come può capitare. Si sta comunque approfondendo la questione, che ovviamente sarebbe importante ai fini della diffusione della malattia.

I cani possono prendere il coronavirus?
Anche in questo caso, è stato segnalato un caso a Hong Kong, ma sembra poco probabile che si tratti dello stesso virus, dal momento che questi agenti infettivi tendono a infettare una specie e non l’altra. Quelli di cani e gatti non colpiscono l’uomo, e viceversa.
01.03.2020


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