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L'economista Christian Marazzi e i modelli di sviluppo
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Una "società delle cure"
contro lo shock economico
GIORGIO CARRION


Il virus ha infettato le persone, ma anche l’economia e il lavoro, le imprese e la finanza, privata e pubblica. Accade ovunque nel mondo, acuendo vecchie povertà e generandone di nuove. "Dopo le cure per il virus occorrerà una cura per lo shock economico e sociale globale", una ‘società della cura’, la definisce Christian Marazzi, economista e docente presso il Dipartimento di lavoro sociale della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi).
Che intende per società della cura?
"L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha il suo rovescio della medaglia: un calo sensibile della domanda e dell’offerta che produrrà certamente difficoltà economiche a strati della popolazione già di per sé indeboliti dalla congiuntura, anche in Svizzera. Lo sentiremo dall’autunno. La ‘società della cura’ è un modello economico dove la centralità della salute e del benessere produce nuovi bisogni, ma anche nuove opportunità di lavoro e d’impresa".
I segnali di recessione globale sono già evidenti. C’è il rischio anche in Svizzera di una crescita della povertà e del disagio sociali?
"Non è difficile prevedere che l’economia elvetica, e ticinese in particolare, subiranno una contrazione generando aree di disagio economico, sia a livello individuale che delle imprese. Basti dire che il 50% dei lavoratori salariati ticinesi in questo momento è in lavoro ridotto. Vuol dire che incassa un salario tagliato del 20/25%. Quello dei lavoratori dipendenti, però, è solo il dato più visibile; c’è il mondo del lavoro precario, interinale, parziale e indipendente, dei free-lance e dei lavoratori contingenti non facile da quantificare. Il punto è: la recessione resterà tale o si trasformerà in una depressione, dai tempi più lunghi e dalle conseguenze più gravi?".
L’economia svizzera ha dimostrato di saper superare anche periodi internazionali di crisi e di riassorbire la disoccupazione. Succederà anche questa volta?
"È certamente possibile una lenta ricomposizione della crisi economica e occupazionale. Ma non possiamo nasconderci il rischio di una cronicizzazione dell’esclusione dal mondo del lavoro per i lavoratori dalle qualifiche più basse, età avanzata, scarsa scolarizzazione. Per ora, queste fasce deboli hanno beneficiato di misure attive che sono state rapidamente messe in atto. Ma gli effetti di queste misure non tarderanno a presentarsi".
A cosa allude?
"Alle conseguenze finanziarie di queste misure sulla cassa disoccupazione, sulle assicurazioni sociali e, quindi, sul debito pubblico. Temo una situazione di impoverimento sociale che determinerà l’urgenza di soddisfare bisogni anche di prima necessità, alimentari e sanitari, per capirci. Alcune avvisaglie le abbiamo già viste. La pandemia porta in emersione fragilità nascoste dall’indubbio benessere generale del nostro Paese".
Assistiamo ad un’accelerazione dei cambiamenti dei modi di produrre. Automazione, digitalizzazione, smartworking…È un mutamento tecnologico irreversibile? E non rischia di produrre esso stesso nuove povertà, pur con i suoi contenuti positivi?
"Il Ticino, in particolare, ha spesso beneficiato del lavoro a buon mercato, sia manuale che intellettuale. Si tratta di capire in che direzione il nostro Paese deciderà di andare, perché indubbiamente la pandemia ridefinisce alcuni capisaldi della nostra società, con attenzione prioritaria alle attività dell’uomo per l’uomo, dove le tecnologie svolgeranno un ruolo di supporto, per la prevenzione della salute, le terapie a distanza…".
Torna d’attualità il welfare state, lo stato sociale?
"È nei fatti. Il reddito di cittadinanza, nelle sue diverse declinazioni, è un tema ineludibile. È all’ordine del giorno già in alcuni Cantoni, per esempio Vaud. Le modalità del finanziamento del reddito di cittadinanza possono essere diverse: si va dall’utilizzo degli utili della Banca Nazionale, alle microtasse sulle transazioni finanziarie, ‘elicophter money’. Ma già si profila una controffensiva liberista che non mancherà di rilanciare scelte d’austerità. È prevedibile un duro scontro politico".
La popolazione ha reagito all’emergenza sanitaria con senso di responsabilità. Sarà così anche dal punto di vista economico?
"Lo vedremo dopo l’estate, dopo la stagione turistica, che in Ticino sembra promettere bene. I problemi saranno molteplici: il lavoro ridotto, per esempio, dovrà necessariamente confrontarsi con i processi di razionalizzazione e i tempi della ripartenza. Quanto sarà tollerabile la condizione di esclusione e di precarietà. Queste sono le domande a cui deve rispondere la politica".
Quale ruolo possono svolgere le banche per mitigare la crisi?
"La risposta alla crisi del sistema bancario svizzero è stata da record in Europa. Ovviamente i prestiti ai privati sono coperti dalle garanzie della Bns e nell’ intermediazione tra Stato e imprese le banche di sicuro non ci perdono, anzi. Il rischio dell’insolvenza per non poche aziende è comunque molto elevato e c’è da temere una catena di fallimenti".
23.05.2020


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