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Il ministro Vitta spiega la crisi e ipotizza il futuro
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"Un altro lockdown
non è sostenibile"
LILLO ALAIMO


Calma e costanza. E pure coerenza nell’applicazione delle misure di sicurezza. Tre C e nulla più. Che altro dire, anche dal Dipartimento dell’economia e delle finanze, dinanzi alla possibilità, oggi certamente ancora scongiurabile, di un secondo lockdown generale o parziale. Il ministro Christian Vitta sa che le conseguenze per il tessuto economico sarebbero "molto pesanti". Dice proprio così in quest’intervista al Caffè. Dice così forse per non dire che sarebbe un vero e proprio disastro.
E allora direttore, andiamo subito al punto. Un nuovo lockdown generale, anche per sole due, tre settimane cosa significherebbe per l’economia ticinese?
"Una chiusura su larga scala, come quella vissuta negli scorsi mesi di marzo e aprile, avrebbe un impatto molto pesante su un tessuto economico ticinese già provato dalla fase acuta della crisi e non sarebbe quindi sostenibile".
Dunque che fare?
"Sarà pertanto necessario continuare a monitorare da vicino l’evoluzione della diffusione del virus e adottare tutte quelle misure preventive che permettono di controllare la sua diffusione durante questa seconda ondata".
Dalla primavera ad oggi qual è stata la capacità di ripresa del tessuto produttivo?
"Il tessuto economico ticinese è molto diversificato e composto da molte piccole e medie imprese. Oltre il 90% delle nostre aziende ha 10 o meno dipendenti. Ciò rappresenta un fattore di forza in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, ma anche un fattore di vulnerabilità. Da un lato la diversificazione permette di gestire meglio gli effetti della crisi grazie alla capacità di flessibilità e di adattamento; dall’altro la presenza di piccole aziende rende il sistema vulnerabile poiché alcune di queste aziende non dispongono di sufficienti riserve per superare una crisi di questa portata. Vi è dunque un impatto diversificato di questa crisi".
Si è parlato molto di turismo...
"Sì, il settore ha beneficiato della grande affluenza di turisti svizzeri ( 50% di pernottamenti in luglio rispetto all’anno scorso) e dell’apporto dei residenti, anche grazie all’iniziativa ‘Vivi il tuo Ticino’ al quale hanno aderito oltre 160mila ticinesi. Questo ha permesso di limitare le conseguenze negative della crisi".
Altri settori?
"Ad esempio quelli orientati all’esportazione stanno soffrendo il rallentamento economico e l’incertezza che si registrano a livello internazionale. Solo nel 2021 saremo in grado di valutare la reale portata, nei diversi settori, della crisi in corso".
Quanto tempo occorrerà, naturalmente scongiurando una seconda chiusura, perché ogni settore possa tornare ai livelli di produzione, di fatturato, di crescita pre pandemia?
"Fare pronostici oggi risulta molto difficile, perché le previsioni congiunturali restano in generale molto incerte. Le ultime cifre pubblicate dalla Segreteria di Stato dell’economia (Seco) il 12 ottobre scorso, che però vanno valutate con la necessaria prudenza alla luce di questa seconda ondata, prevedono una diminuzione del Pil nazionale pari al -3.8% nel 2020 e una crescita del 3.8% nel 2021, al netto degli eventi sportivi".
Cosa significa per la nostra economia?
“L’avverarsi di questo scenario significherebbe un ritorno ai livelli pre-crisi verso la fine del prossimo anno”.
E ciò è realistico?
“Da parte mia ritengo questa una previsione particolarmente ottimistica: a mio giudizio dovremo probabilmente attendere il 2022 per ritornare, forse, ai livelli del 2019. In generale, possiamo dire che finora la Svizzera ha saputo reagire meglio di altri Paesi a questa difficile situazione, grazie a misure efficaci e tempestive a sostegno di aziende e lavoratori, dipendenti e indipendenti. Questo grazie a un’invidiabile solidità finanziaria dei nostri enti pubblici”.
Quali settori hanno subìto maggiormente le conseguenze della prima ondata pandemica?
“I settori del turismo, del commercio al dettaglio e dei servizi alla persona hanno risentito direttamente della fase più acuta della pandemia, beneficiando però, seppur parzialmente, della ripresa estiva. Il settore degli eventi e dell’intrattenimento, quello dei viaggi e alcune attività votate all’esportazione continuano invece a vivere un momento delicato e di incertezza. Proprio per questo, il Parlamento federale ha recentemente deciso di inserire nella Legge Covid-19 alcune nuove misure di sostegno specifiche, ad esempio volte a indennizzare le perdite di guadagno”.
Qual è stata la misura più efficace messa in campo per contenere la crisi, a sostegno dell’economia?
“Citerei le indennità per lavoro ridotto. Queste ultime hanno permesso di preservare occupazione e competenze all’interno delle aziende, di mantenere quindi l’apparato produttivo della nostra economia, fattore indispensabile per affrontare con successo la fase di rilancio..."
...e contenere la disoccupazione.
“Sì e ciò ha contribuito anche a contenere, in questa fase, l’aumento della disoccupazione”.
Oltre alle indennità, direttore?
“Sono pure stati importanti i prestiti Covid-19 e le indennità per ‘perdita di guadagno Corona’ per i lavoratori indipendenti. In totale, gli aiuti stanziati in Ticino per sostenere l’economia hanno superato in pochi mesi i 2 miliardi di franchi” .
Le previsioni peggiori sul fronte dei contagi e delle ospedalizzazioni inducono a pensare alla necessità di drastiche misure. Potrebbero essere presi in considerazione lockdown parziali, a macchia di leopardo per così dire? Se ne parlò anche in primavera.
“La priorità deve essere data alle misure di prevenzione che permettono, se applicate correttamente, con cura e costanza, di convivere con questo virus”.
Dunque, C come Cura, C come Costanza e...
“Dobbiamo affrontare questo virus con consapevolezza, prendendo in seria considerazione le conseguenze di una sua rapida diffusione. In questa fase occorre agire mantenendo lacalma, con coerenza e costanza”.
Quindi mantenere la calma, perché...
“Sì, perché oggi sappiamo quali misure preventive dobbiamo adottare. Coerenza è richiesta nei nostri comportamenti individuali. I prossimi mesi saranno impegnativi e richiedono costanza per convivere in maniera prolungata con questo virus. Solo così avremo la meglio sullo stesso e potremo tornare a godere appieno delle nostre libertà”.
l.a.
24.10.2020


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