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L'economista Christian Marazzi analizza il postpandemia
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"Ed adesso l'economia
metta al centro la vita"
GIORGIO CARRION


Procediamo verso la società della cura’ e al centro delle scelte economiche dovranno esserci le donne e gli uomini. In carne ed ossa". Dal suo osservatorio di docente alla Supsi in materia di lavoro e welfare, Christian Marazzi s’inserisce nel dibattito internazionale sugli scenari e i modelli socio-economici dell’era di Covid-19: di ciò che sta succedendo, ma soprattutto di ciò che avverrà, una volta che il virus avrà finalmente perso la sua devastante carica, per vittoria della scienza o per cause naturali.
Professor Marazzi, che cos’è la "società della cura" di cui parla?
"Il coronavirus ha generato una crisi globale che ha obbligato al lockdown una larga parte della popolazione mondiale, con effetti giganteschi sull’economia, il commercio, le relazioni sociali e culturali. Il nostro Paese ha scoperto di essere interdipendente come tutti gli altri. Fragilità, precarietà, timore di ammalarsi sono sentimenti che anche gli svizzeri provano sulla loro pelle. Oltre al dramma del Covid, poi, cresce la coscienza della crisi ecologica del pianeta. La società della cura è questo: creare un modello di sviluppo che ponga al centro... vita, ambiente, socialità, cultura e ricerca del benessere generale e non il primato del profitto e della crescita indefinita".
Intanto bisogna fronteggiare la pandemia. Come giudica le scelte economiche attuate dal Governo federale?
"Il rallentamento economico è il primo elemento su cui ragionare. La Banca Nazionale immette 13 miliardi di franchi al mese sul mercato dei cambi per raffreddare la rivalutazione della nostra moneta. La liquidità aumenta a dismisura: che sbocchi avrà tutto questo denaro? E poi: spinge sufficientemente la domanda interna? No, a quanto pare. Questa imponente massa di risorse potrebbe presto finire nella speculazione immobiliare se non si faranno scelte strategiche verso i reali bisogni. Indubbiamente le misure di sostegno all’economia sono state tempestive, ma non stanno sortendo gli effetti sperati e necessari".
Molte imprese devono la loro sopravvivenza a questi fondi…
"È vero. Ma di questi fondi si è fatto solo parzialmente uso, circa il 40%; al contempo, però, i salari del lavoro ridotto sono stati tagliati del 20%. In altre parole, la liquidità a sostegno dell’economia fino a questo momento ha agito solo e parzialmente sulla leva dell’offerta, comprimendo la domanda perché la gente ha meno soldi in tasca e, di conseguenza, le imprese non vogliono investire".
Cosa rimprovera, dunque, a Berna?
"Di non avere coraggio. Di non stanziare crediti a fondo perduto per le piccole e medie imprese. Di non sostenere adeguatamente il reddito dei lavoratori indipendenti, che stanno pagando un prezzo molto alto a questa crisi. Le misure adottate non sono espansive, non aggiungono domanda, addirittura la riducono. Adesso si discute di allungare da 5 ad 8 anni la restituzione delle fidejussioni: non cambierà nulla se i consumi non riprenderanno e se alle famiglie non sarà dato un sostegno al reddito reale, spendibile".
Perché è così preoccupato della situazione degli indipendenti?
"Sono ormai una colonna della nostra economia, anche in Ticino. Persone che lavorano nel vasto mondo dell’outsourcing, della consulenza e dei servizi alla persona, fondamentali in una economia parcellizzata e digitalizzata, sono stati di fatto abbandonati al loro destino. Occorrono urgenti forme di compensazione per la perdita di guadagno".
Il Consigliere di Stato, Christian Vitta, ha dichiarato che occorre puntare su ricerca, innovazione, mobilità ed edilizia. È d’accordo?
“Ricerca nella scienze della vita e innovazione tecnologica, mobilità ecologica, spingendo su veicoli elettrici e ibridi, sarebbero scelte giuste. M’inquieta vedere riproposta l’edilizia…quale? Come dicevo prima, il rischio di una nuova cementificazione speculativa è reale, vista la liquidità in circolazione”.
Lei è d’accordo sul reddito di cittadinanza, così come adottato in altri Paesi?
“Deve essere preso in considerazione con urgenza. Dobbiamo pensare ad un nuovo Welfare, un nuovo Stato Sociale di stampo umanistico che garantisca a tutti un reddito minimo degno di questo nome. Per fare questo occorre una società della cura, dove per cura s’intende farsi carico anzitutto dell’esistenza quotidiana delle persone svantaggiate. La Svizzera - se imparerà la lezione della pandemia - potrà uscire rinnovata e più forte ancora di prima, ma deve puntare sul benessere delle persone e su settori che generano alto reddito perché di qualità: industria medicale e farmaceutica, ricerca di prodotti e servizi, domotica, formazione, quest’ultima cruciale per aumentare la produttività. Abbiamo una base produttiva pronta a questo salto di qualità, ma lo Stato deve decidere, deve avere coraggio, appunto”.
Chi sono i soggetti più fragili ai quali lo Stato secondo lei dovrebbe rivolgersi?
“Oltre al sostegno dei lavoratori salariati e indipendenti, occorre pensare alle donne in generale, che stanno pagando un prezzo enorme alla pandemia, spesso escluse dal lavoro prima degli uomini, con i figli da curare, a casa in lockdown a svolgere attività di cura mai riconosciute. Ad esse vanno garantite forme di reddito di sostegno. Ripeto, occorrono scelte coraggiose: non per assistenzialismo, ma per rilanciare la domanda di consumo. Ma ci sono altre fasce della popolazione di cui non si parla…”.
Per esempio?
“Gli operatori della cultura e dello spettacolo. In Francia esiste una forma di reddito, cosiddetto, d’intermittenza: le attività artistiche, infatti, non danno continuità. A questi lavoratori lo Stato garantisce sussidi assicurativi nei periodi ‘morti’ della loro attività artistica. Ci sono anche altre categorie, per esempio legate al turismo, che necessitano di assicurazioni e sostegno per perdite di guadagno. Insomma: una società della cura si deve occupare dei diritti di tutti”.
Il Governo e il Gran Consiglio hanno affrontato l’emergenza economica con tempestività: che sovvenzioni finissero sui conti delle imprese in pochi giorni se n’è parlato anche sulla stampa straniera. Tutto bene, dunque?
“Vale il discorso nazionale fatto prima: misure rapide ma contingenti, reattive ma non preventive. Non si vede un progetto, un disegno a lungo termine. La pandemia lascerà danni, morti e feriti economici sul campo, oltre alle vite umane”.
Eppure, anche in queste settimane di emergenza proseguono polemiche e discussioni sul peso dei frontalieri, la concessione dei permessi…
“La pandemia ha fatto emergere gravi lacune strategiche di programmazione del fabbisogno di manodopera. Che faremmo senza i frontalieri o gli stranieri che operano nel settore sanitario in questo momento? Se la Lombardia richiamasse i suoi operatori per stato di necessità pagandoli adeguatamente, che succederebbe negli ospedali e nelle case di cura ticinesi? La libera circolazione, con misure di accompagnamento adeguate, è una risorsa non una penalizzazione della nostra economia. Che comunque si è fatta trovare impreparata nella formazione di medici e infermieri”.
Il lockdown ha scatenato un dibattito vasto sui diritti di libertà del cittadino. Obbligati ad orari, mascherine, limitati nei movimenti…Sono in gioco principi fondamentali delle libertà costituzionali?
“Sono contrario a qualsiasi negazionismo. La salute pubblica è una priorità assoluta proprio per garantire la libertà, in particolare nelle persone più fragili, e va interpretata nella contingenza storica. Non mi sfugge affatto che le misure per combattere le epidemie nella storia sono state utilizzate dal potere per rafforzarsi. Occorre distinguere tra misure atte a combattere l’epidemia e l’uso di queste misure per rafforzare il potere stesso. Affermare che le mascherine sono un limite alla libertà è semplicemente una stupidaggine”.
Covid-19 sembra sia nato in Cina. Nell’ultimo trimestre il Pil è cresciuto del 4,6%. La Cina uscirà vincente da questo tsunami?
“La Cina stava vincendo anche senza la pandemia. Se l’Occidente saprà innovarsi proprio nella società della cura, allora la partita geopolitica sarà ancora tutta da giocare”.
07.11.2020


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