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Le domande di lavoro parziale impongono verifiche
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Ecco come si stanano
i furbetti del coronavirus
ANDREA BERTAGNI


Durante la pandemia non c’è solo il rischio di contrarre il coronavirus e ammalarsi. C’è anche il rischio che un’azienda menta sul fatto di non riuscire più a pagare i salari dei dipendenti e richieda indebitamente le indennità per lavoro ridotto. Così come emerso dai controlli (vedi articolo nelle pagine seguenti). Ma anche per stessa ammissione della Segreteria di stato dell’economia (Seco), l’organismo responsabile della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione. "A partire da aprile 2020 e in ragione dell’elevato numero di casi, la Seco non può esaminare tutte le richieste di lavoro ridotto nella loro integralità come fa abitualmente", si legge in un documento di 15 pagine pubblicato dalla stessa Seco e intitolato "Piano d’indagine strategico - Lotta agli abusi nell'ambito delle indennità per lavoro ridotto durante e dopo il Covid-19".
Troppe insomma le richieste per controllarle tutte.  E, dice la Seco nello stesso documento, "verifiche preventive non hanno senso, poiché la decisione dell’autorità cantonale (ndr., che autorizza o meno l’iniziale richiesta) non può essere rivista una volta che la decisione è legalmente valida". I controlli dunque ci sono. Ma sono solo a posteriori. "È la Seco a ordinarli ogni trimestre alle casse disoccupazione, che sono incaricate di versare le indennità alle aziende - dice Roberto Ghisletta della cassa di Unia - ci vengono assegnati degli incarti a caso e siamo obbligati a controllarli". Ma anche la stessa Segreteria di stato dell’economia può intervenire di sua iniziativa e i controlli nelle aziende sono svolti dai suoi funzionari.
Segnalazioni di sospetti abusi sono comunque sempre possibili. A segnalare possono essere gli stessi dipendenti. Oppure ancora  possono essere fatte in forma anonima sul sito www.whistleblowing.admin.ch., gestito dal Controllo federale delle finanze. È sufficiente avere un sospetto fondato e non è necessario fornire prove. Lo stesso Cantone se riceve segnalazioni le trasmette alla Seco.
Di sicuro, scrive la Segreteria di stato per l’economia nel documento di 15 pagine, "le casse di disoccupazione hanno una funzione importante nella prevenzione degli pagamenti illeciti. Prima di versare le indennità devono verificare le informazioni fornite dalle aziende e se necessario svolgere delle indagini per assicurarsi che le informazioni siano basate su documenti operativi (ndr., reali)".
Queste verifiche vengono svolte? "Personalmente controllo tutti i pagamenti - precisa Ghisletta - verifico inoltre che il periodo autorizzato dall’autorità cantonale corrisponda alla richiesta e controllo che le persone annunciate non abbiano posizione analoghe a quelle di un datore di lavoro, perché se è il caso non hanno diritto alle indennità". Ma non è tutto. "Faccio anche un controllo sulle buste paga e sulle ore perse e annunciate", fa sapere Ghisletta.
Anche Luca Camponovo, resposabile della cassa disoccupazione dell’Ocst, conferma l’impegno a verificare e stanare i furbetti del Covid. "È capitato di rifiutare delle prestazioni - afferma - perché i nostri controlli in linea con quanto richiesto sono caso per caso". L’impegno è comunque di quelli importanti. "Riceviamo circa 10mila conteggi al mese. Sono una cifra enorme, ma ciò non ci esenta dagli esami e dalle verifiche". Anche l’Ocst riceve segnalazioni anomime. E anche qui i numeri sono importanti. "Almeno un paio alla settimana", mette in luce il responsabile della cassa dell’Organizzazione cristiano sociale ticinese.
Tutto ciò non mette comunque al riparo da richieste fraudolente, che se accertate danno luogo subito all’apertura di un’inchiesta penale. Il rischio dunque c’è. Così come del resto ci sono gli abusi. "Possono esserci aziende che non hanno subìto perdite di lavoro - scrive ancora la Seco in un altro documento intitolato "Definizione di abuso e tipologie di rischio" - ma che tentano ciò nonostante di approfittare delle semplificazioni introdotte per ottenere l’autorizzazione a conteggiare un certo numero di ore come lavoro perso per ragioni economiche". Un rischio presente "soprattutto in settori che in via di principio non dovrebbero essere colpiti dalla crisi del Covid, tra cui l’informatica, i media, le catene di ristoranti take away, i settori finanziario, assicurativo e immobiliare e gli studi legali", indica la Segreteria.
Ecco perché si è deciso di aumentare i controlli. Anche perché, scrive la Seco, "è molto probabile che molti dei conteggi abbiano importi eccessivi, sia in termini di ore perse che di salari. Questo è particolarmente vero per le aziende e per le filiali che non hanno familiarità con lo strumento dell’indennità e la probabilità di errori è più alta". Questi e altri pagamenti ingiustificati "causano perdite milionarie".
E tutto questo "può accadere sia perché gli annunci di lavoro ridotti vengono approvati senza essere controllati dalle autorità cantonali, sia perché le casse di disoccupazione fanno i pagamenti senza controllarli, in particolare a causa della pressione politica nei cantoni", constata la Segreteria.  Affermazioni nette, quelle della Seco. Che individuano possibilità e cause.
"Se si scopre - riprende la Segreteria  - che un’autorità cantonale ha approvato un annuncio di lavoro ridotto con grave negligenza o intenzionalmente, la Seco ha il dovere di controllare l’autorità cantonale".
abertagni@caffe.ch
06.03.2021


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