Barbara Hoepli
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"Svizzera in Italia e...
italiana in Svizzera"
RICCARDO VENTURI


Una delle quattro migliori librerie del mondo si trova a Milano, a due passi dal Duomo e dalla Scala. Lo ha sancito l’International Excellence Awards 2016, concorso indetto dalla London Book Fair, una delle più importanti fiere internazionali del mondo del libro.  Le altre tre librerie selezionate sono in Estonia, Cina e Australia, ma questa è "la" Hoepli, fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli, intraprendente figlio di una famiglia contadina di Tuttwil, canton Turgovia.  La 45enne Barbara Hoepli, quinta generazione della famiglia di librai e editori e prima donna ai vertici della casa editrice, ci guida con orgoglio tra gli scaffali di questo grande tempio meneghino della cultura: cinque piani di libri più uno per gli eventi, due chilometri di scaffali, 250mila volumi di cui circa il 20% in lingua straniera, oltre 40 dipendenti preparati su tutti gli argomenti. "È stato un riconoscimento inaspettato che ci ha riempito di gioia - dice Barbara -. Un premio al nostro impegno, a una libreria che è anche un valore per i cittadini come luogo di incontro e di scambio".
A Barbara Hoepli questi scaffali colmi di volumi sono da sempre molto familiari - "Quando ero bambina mio nonno Ulrico, omonimo dell’avo fondatore, abitava qui sopra la libreria - ricorda -. Al sabato invitava a pranzo tutti noi nipoti, che siamo una dozzina. Ai tempi, all’ora di pranzo, la libreria chiudeva e finito di mangiare io e i miei cugini scendevamo a giocare a nascondino tra gli scaffali. Oggi gli spazi sono più puliti e semplici, ma all’epoca era un labirinto pieno di buchetti in cui infilarsi. La libreria chiusa creava per noi bambini un’atmosfera suggestiva e misteriosa". La famiglia Hoepli è fiera della storia del fondatore Ulrico, che si trasmette da una generazione all’altra.
"Era un giovane con pochi soldi in tasca - racconta - che aveva lavorato come garzone in una libreria a Zurigo, poi come commesso librario a Magonza, Trieste e Breslavia, in Polonia, approfondendo poco alla volta le sue conoscenze nel settore. Prima di arrivare a Milano era stato anche al Cairo, a riordinare la biblioteca del ‘kedivè’, il vicere d’Egitto". Quando, a fine ‘800, il 23enne Ulrico Hoepli rileva (per corrispondenza!) la libreria austriaca Laengner nella centrale galleria De Cristoforis, Milano sta conoscendo una sorta di Rinascimento scientifico: da pochi anni è stato fondato il Politecnico, qualche tempo dopo la luce elettrica arriva in piazza Duomo.
Ulrico si inserisce con successo in questo clima, avviando la pubblicazione di volumi tecnico-scientifici che è continuata senza interruzione fino ad oggi. Nel 1935, con la demolizione della galleria De Cristoforis, la libreria si sposta in via Berchet. Fino ai bombardamenti del 1943, che riducono in cenere il lavoro di tre generazioni: su 4mila titoli ne sopravvivono 82. Carlo Hoepli avvia la ricostruzione in una stanzetta del libraio Piantanida in via Brera, che lo ospita. Nel 1945 si trasferisce in corso Matteotti e, finalmente, nel 1958 la Hoepli entra nella sede attuale, voluta dal nonno di Barbara e realizzata dagli architetti Figini e Pollini nella via intitolata al fondatore.
"L’espansione fisica della libreria è avvenuta per iniziativa di mio padre Ulrico Carlo a partire dai primi anni Ottanta - precisa Barbara -. Milano è una città che aveva e ha bisogno di una grande libreria internazionale specializzata come la nostra. All’inizio c’era un piano e mezzo, aggiungendone uno alla volta si è arrivati nei primi anni Novanta alla dimensione attuale di sei piani". È proprio negli anni Ottanta che Barbara fa i primi passi in libreria: "Frequentavo il liceo classico, al Manzoni, e venivo qui per fare i pacchetti di libri per Natale. Poi mi sono laureata in scienze delle comunicazioni alla Boston University e ho fatto un master in psicologia sociale alla London School of Economics". La prima parte della vita professionale di Barbara non si è svolta nella casa editrice di famiglia. "Dopo gli studi ho lavorato nella piccola redazione di corrispondenza in piazza Cavour della Fairchild Communications, parte di un gigante editoriale americano, che seguiva la moda per testate come ‘Women’s wear daily’. Scrivevo dei brevi articoli. Quindi ho fatto la lettrice di saggistica per la Mondadori con Marco Vigevani, per poi passare all’ufficio stampa della stessa casa editrice. Un’esperienza di quattro anni molto importante, perché mi ha offerto un punto di vista privilegiato sul mondo editoriale dall’interno di una grande casa editrice". Nel frattempo, però, continuava a frequentare sempre la libreria di famiglia, con tanti viaggi a Francoforte accompagnando il padre alla Fiera del libro.
"Da ragazza non sapevo che sarei tornata a lavorare qui. Ma alla fine, dopo un po’ di anni, si è presentata l’occasione. La Hoepli non aveva mai avuto un ufficio stampa, e io avevo fatto questa esperienza alla Mondadori. Così sono entrata con un lavoro nuovo da fare, ed è stato molto bello perché ho potuto fin da subito dare un mio contributo. Nei primi tempi erano tutti sconvolti perché venivano pubblicati, finalmente, degli articoli sulla Hoepli...".
Col tempo ha dato il suo contributo anche ad altre attività della vita aziendale e, dopo essersi assicurata una collaboratrice per l’ufficio stampa, si è occupata sempre più della libreria "fisica". Già, perché dal 2005 c’è anche la libreria online Hoepli.it, che mette a disposizione due milioni di titoli. "Se ne occupa mio fratello Matteo e abbiamo creato il sito come una vera libreria on line - spiega -. Anche se abbiamo concorrenti agguerriti, si vede che dietro esiste una libreria vera, non virtuale". Lei, come tutta la sua famiglia, conserva oltre alla cittadinanza svizzera anche un forte legame con il Paese di origine.
"Sebbene a volte mi senta svizzera in Italia e italiana in Svizzera... In realtà mi sento una svizzera milanese, un po’ come mio padre. Siamo molto legati a questa città e a questo Paese, che il fondatore chiamava Patria adottiva, che ci ha accolti in modo generoso, ma teniamo alle nostre radici elvetiche. Credo che la cultura da cui proveniva la mia famiglia, improntata all’etica calvinista, si combini molto bene con quella milanese". Non a caso nello stemma della Hoepli si legge "in labore virtus et vita". "Non perdo occasione per tornare in Svizzera: vado al Salone del libro di Ginevra, per l’arte a Basilea o a Zurigo quando ci sono delle belle mostre, ho tanti amici e ovviamente dei parenti. In Turgovia, nella casa natia in campagna c’è una targa, e oggi ci vive il postino. Poi seguo spesso la radio e tv Ssr".
Barbara fa parte del Cda e del Consiglio direttivo della Camera di commercio svizzera in Italia, che si trova in via Palestro dove c’è anche il Consolato elvetico, alle cui iniziative culturali partecipa spesso. Anche le sue due figlie, ancora bambine, sono rimaste stregate dal fascino della libreria."Il 24 settembre a mezzanotte è uscito il nuovo libro di Harry Potter - conclude -  Abbiamo tenuto la libreria aperta, organizzando una serata con letture e giochi per bambini. C’erano le mie figlie ma anche i miei nipotini. La festa era a piano terra, gli altri piani erano bui e c’era un’atmosfera un po’ misteriosa... Di notte succede ai libri quel che succede ai giocattoli nello ‘Schiaccianoci’: prendono vita. E i bimbi rimangono affascinati".
13.11.2016


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