Boas Erez
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"Dallo scambio d'idee
si rafforza l'università"
STEFANO PIANCA


Da sei mesi nell’edificio tra via Buffi e via Lambertenghi, sede direttiva della vicina Usi, c’è un nuovo "inquilino". Lugano non è Bordeaux, dove ha vissuto e lavorato per decenni questo professore di matematica e dove ritorna perché là è rimasta la sua famiglia: "La distanza non semplifica le cose, ma ho tutta la libertà per dedicarmi al lavoro. I miei bambini sono piccoli e far cambiare loro scuola adesso non era ragionevole", racconta al Caffè. Da settembre, invece, potrà passeggiare con loro nei luoghi che conosce bene, visto che a poca distanza da qui - in zona Molino Nuovo - Boas Erez ha abitato dai 5 ai 18 anni. In pratica fino al termine del liceo. Oggi ne ha 54 e, da studioso dei numeri, ha una certa dimestichezza con incognite e certezze. Come quella che "le università per gestione finanziaria e risorse funzionano un po’ tutte allo stesso modo" spiega il primo rettore dell’Università della Svizzera italiana dopo un ventennio di conduzione affidata ai "presidenti". "Ma anche Marco Baggiolini e Piero Martinoli, i miei predecessori, per la maggior parte del loro tempo facevano di fatto i rettori e poi cinque volte all’anno presiedevano il Consiglio dell’università".
Impugnato il timone, ha dovuto affrontare subito il mare mosso, e qualche scoglio, come quella commissione di controllo architettata dal Gran consiglio per Usi e Supsi. Ma in fin dei conti finora prevalgono gli aspetti positivi: su tutti la recente presentazione della nuova facoltà universitaria di Scienze biomediche. Pure la prossima sfida è di quelle decisive: ridare lustro ad una facoltà di Scienze della comunicazione, che l’uscente Martinoli aveva definito un po’ passata di moda: "Da dicembre abbiamo iniziato un lavoro in seno alla facoltà per definirne lo sviluppo futuro. A maggio - precisa il rettore - questo lavoro sarà ultimato e il 13, in occasione del Dies academicus, diremo che risposte abbiamo trovato. Sono convinto che sapremo rispondere in modo soddisfacente ai dubbi sollevati. In un certo senso si tratterà di un lavoro di rifondazione della facoltà".
La capacità di affrontare i problemi con agilità è del resto uno degli aspetti che hanno convinto Boas Erez ad accettare la sfida. "Tra le piacevoli conferme c’è il fatto di aver trovato molte persone che credono ancora nel potenziale di questo ateneo sia a livello di servizi sia del corpo accademico. Fa piacere anche il riscontro degli studenti che nel complesso sono contenti della loro esperienza con noi. Io stesso sono stato ben accolto".
Un’esperienza finora nel segno più, per questo matematico appassionato di filosofia, linguistica e psicoanalisi. Non immaginatelo però marmocchio a tracciare formule col gesso sull’asfalto. La passione per i numeri, più che la premessa, è la conseguenza di un approccio alla realtà: "Ad un certo punto mi sono reso conto di avere una certa propensione a pormi delle domande sui fondamenti delle cose", spiega. Da lì scocca la scintilla: "Ho iniziato con l’interessarmi alla chimica, quindi sono stato attratto dai processi fisici sottostanti. Il passo ultimo è stato la matematica. Ma quando sono partito dal Ticino per andare a studiare a Ginevra, ancora esitavo tra matematica e logica. Gli anni del liceo a Lugano? Mi sono serviti - scherza - per immagazzinare tutta quell’energia che in seguito ho messo a frutto. Non sono di quelli che a sei anni risolvevano equazioni. Piuttosto lungo il mio percorso ho incontrato persone che mi hanno fatto amare la materia e aperto nuovi mondi". Gli incontri tra docenti e studenti, prosegue nel suo ragionamento il rettore, "sono quanto di più bello possa offrire un’università. È uno dei punti di forza dell’Usi, delle università svizzere in generale, ed è uno dei problemi che più penalizzano le università di massa, dove questo tipo di contatti sono sempre più rari e difficili".
Dopodiché ci sono altri aspetti sui quali le università possono ancora oggi avere un ruolo di primo piano. In un’epoca di estrema confusione per quanto riguarda le professioni di domani acquisire un metodo è prioritario: "Le competenze, ossia quelle capacità di sviluppare dei ragionamenti per risolvere i diversi problemi, sono sempre più valorizzare sul mercato del lavoro".

spianca@caffe.ch
@StefanoPianca
05.03.2017


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