Marisa Bruni Tedeschi
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"Ma io alla mia età
dico ciò che voglio"
ALESSANDRA COMAZZI


Marisa Bruni Tedeschi è una sorprendente signora di 87 anni ed è un personaggio. Nel senso della definizione da vocabolario. "Personaggio: individuo di chiara fama, autorità o prestigio, che si distingue in un certo ambito". Il suo ambito è la musica, l’arte, la vita alto-borghese vissuta sempre con libertà e ironia, nella buona e nella cattiva sorte. Perché le disgrazie purtroppo sono trasversali; a lei è morto un figlio, Virginio, al quale ha dedicato una fondazione. È la madre di Carla Bruni, "Carlà", la ex modella e cantante e già "première dame" di Francia, la signora Nicholas Sarkozy; e di Valeria, attrice e regista.
Per la prima volta si è raccontata in un libro, "Care figlie vi scrivo", edito da La nave di Teseo. Sostiene l’autrice: "L’ho scritto in francese, poi io stessa l’ho tradotto in italiano. Siccome racconta storie di famiglia, l’ho fatto leggere alle mie figlie, prima di pubblicarlo. Carla mi ha detto: ‘è spassoso’. Valeria ha confermato che si era divertita molto. Adesso mi piacerebbe scrivere delle storie di vita ambientate a Torino. È la mia città, anche se l’ho lasciata nel 1973, quando ce ne andammo per timore dei rapimenti. Ci trasferimmo a Parigi, dove abito tuttora". Marisa ha avuto tante case, ha fatto tanti traslochi, e considera più d’una la sua casa del cuore. "Certo la villa di Castagneto, in collina, una casa con lavori in corso perenni, che mio marito faceva e rifaceva. Poi la grande casa dove abitavamo a Torino, acquistata poi da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, la ‘Signora dell’arte’, collezionista e valorizzatrice di artisti, che nel 1995 ha dato vita alla Fondazione omonima. E poi c’è Cap Nègre, in Costa Azzurra. Lo considero il mio buen retiro. Anche un po’ buffo, perché dobbiamo fare i turni. Ci arrivano tanti gruppi eterogenei; ci sono i miei amici, che sono anziani e adattabili, ma inconciliabili con i due gruppi delle mie figlie. Il mondo bohémien di Valeria, fatto di attori, registi, gente di cinema e di teatro, non può convivere con quello di Carla e soprattutto di mio genero. Anche se non è più presidente, tende a organizzare cene molto ufficiali, con uomini della finanza e della politica". E così, come nelle famiglie "normali", una figlia va a luglio e l’altra ad agosto.
"Mi sono accorta che le mie figlie non conoscevano quasi nulla della mia infanzia, trascorsa tra fascismo e guerra, delle mie gioie e delle mie pene da adolescente, dell’incontro con mio marito, delle grandi amicizie che mi hanno formata - aggiunge -. Così ho deciso di raccontare tutto, anche le cose che possono infastidire, perché alla mia età si può dire tutto". Questo libro è quindi anche fatto per mettere fine ai pettegolezzi. Marito di Marisa, ad esempio, era Alberto Bruni Tedeschi, figlio del grande industriale piemontese Virginio, fondatore della Ceat, musicista e anche sovrintendente del teatro lirico Regio. Ma Alberto non era il vero padre di Carla, che è figlia di Maurizio Remmert. "Da quando Carla l’ha saputo, si vedono regolarmente. Maurizio viene a Parigi, Carla va a trovarlo in Brasile, dove vive, e lo ha anche invitato al suo matrimonio con Nicolas. La sera della cerimonia ci fu un grande ricevimento alla Lanterne di Versailles. Nicolas lo presentava a tutti come ‘le père de Carla’". Marisa racconta con pudore e sincerità la drammatica morte del figlio Virginio. "È contro natura che i genitori sopravvivano ai figli. Il dolore ti sembra insopportabile. Poi  il tempo aiuta, ma non passa giorno, non passa ora, in cui io non ricordi mio figlio. A un certo punto smisi anche di suonare, ma poi ho ripreso. Adesso vorrei suonare il secondo concerto di Rachmaninov, ma non ce la posso fare, fisicamente. Dovrei allenarmi sei ore al giorno, e le mie mani non me lo consentono più. Anche recitare mi piace: mia figlia Valeria mi trascina nelle sue avventure teatrali e a me va bene. Il teatro è vita".
05.11.2017


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