Daniele Novara
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"Fidatevi di me,
litigare fa crescere"
GIUSEPPE ZOIS


Il sismografo di Daniele Novara, pedagogista di 61 anni, indica con chiarezza i movimenti e le scosse del pianeta educazione. Sono cambiate la famiglia, la scuola, la società. Quando Novara esordì, scelse come suo cantiere la pace. Adesso, leggendo i segni dei tempi, ha rovesciato la piramide ed è passato alla gestione dei conflitti. Si è messo in spalla il sacco che contiene doti come l’equilibrio, la pazienza, la gestione dell’emotività e gira di Paese in Paese a distribuirli. Illustra il suo assioma: "Il controllo personale, che è il punto d’arrivo, non esclude il confronto, anzi lo valorizza. Litigare bene fa bene". Di più: "Per i bambini i litigi sono salutari. Aiutano a crescere, ad affrontare le asprezze della vita". Il laboratorio iniziale ha avuto un ampliamento significativo, con un nuovo radar in azione, posizionato da 4 anni a questa parte nel Centro psicopedagogico della sua città, Piacenza. Uomo di scuola, di parola, di libri - ne ha scritti 53 ed è sempre al penultimo - Daniele Novara unisce concretezza e ottimismo. Nei suoi itinerari da 23 anni figura anche il Ticino: "La scintilla partì da Fulvio Poletti, all’epoca responsabile della formazione dei docenti. È stata un’esperienza feconda di stimoli per dieci intensi anni". Messaggio di fondo, secondo Novara: "Il litigio non è una maledizione, anzi, può essere un’occasione di apprendimento e di crescita personale. Si deve partire dall’infanzia, quando è normale che i bambini litighino: ci si accapiglia per prevalere nel gioco, poi però i bambini si mettono d’accordo, fanno pace come dicono loro, non fosse che per continuare il gioco. Cercare il colpevole di turno è una mossa sbagliata, che tende ad escludere la capacità dell’autoregolazione, preziosa poi per tutta la vita".
Viviamo stagioni e leggiamo cronache dominate dal bullismo, oggi in peggiorata versione cyber. Terapia consigliata di contenimento e recupero: "Curare la loro carenza conflittuale. I bulli non riescono ad accettare che un altro sia diverso e li possa contrariare. Sono soggetti molto fragili dal punto emotivo, portati ad assecondare la rabbia. Possono essere immobilizzati con la tattica del silenzio".
Altra tendenza in atto è quella di sentirsi l’ombelico del mondo. Rileva il pedagogista: "Certi dibattiti televisivi sono fiumi in piena di prepotenza verbale che dovrebbe essere arginata invece che blandita, in funzione dell’audience. Sport molto praticato un po’ dappertutto è quello di infrangere le regole: si guardi ai comportamenti sulle strade, agli insulti che talora degenerano in rissa o peggio. Le parole dobbiamo usarle bene, come mezzo di dialogo, di persuasione e di ragionevolezza, non come pietre contundenti". Il cambiamento più accentuato e anche più preoccupante riscontrato in questi anni da Daniele Novara sta nella perdita di peso dell’autorità degli adulti nel ruolo di educatori. La sua diagnosi: "La responsabilità di molti genitori e docenti si è sciolta nella società liquida del presente, con rarefazione del concetto di autorità. Si deve trovare la quadra di essere nuovi educatori in un mondo cambiato. Ora stiamo assistendo a bambini che comandano ai genitori. Si fa molta retorica sui papà che devono giocare con i figli. Storie. Io non mi stanco di ripetere che i figli devono giocare con i loro coetanei, il mestiere di padre esige altro. La stessa scuola dovrebbe riappropriarsi della sua identità di comunità educante, di ambiente dove si impara a vivere. Più di una risposta esatta è importante cogliere i progressi che un allievo fa, magari con molta fatica".
15.04.2018


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