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Giovanni di Lorenzo
Immagini articolo
"Grazie a Branduardi
ora amo il giornalismo"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Quando ci viene incontro in redazione - sciarpa grigia, borsa a tracolla, capelli lunghi - sembra un giovane reporter di un foglio alternativo. E invece Giovanni di Lorenzo - 59 anni portati benissimo - è uno dei più noti giornalisti in Germania, visto che dal 2004 è direttore di Die Zeit, il settimanale liberal di riferimento di studenti, professori, intellettuali della Repubblica Federale. Un giornale che, tra direttori ed editori, ha vantato nomi prestigiosi come la contessa Marion von Dönhoff o Helmut Schmidt, l’ex Kanzler socialdemocratico. Siamo andati ad Amburgo a chiedere a di Lorenzo cosa significhi oggi, in tempo di crisi della carta stampata, dirigere un settimanale così rinomato. E quando è iniziata la sua passione per il giornalismo. "La mia è stata una vocazione, anche se da grande volevo fare lo psicoanalista o il manager". Poi invece al liceo fa un apprendistato presso un quotidiano amburghese, "e lì mi trovai a scrivere un articolo su Angelo Branduardi". Una folgorazione. Da quel momento - e dopo una tesi di laurea sulle tv di un certo Silvio Berlusconi - la sua carriera è un sogno. Prima grande tappa: 11 anni alla Süddeutsche Zeitung, "come inviato politico - ricorda - e gli ultimi 5 da caporedattore della terza pagina". Quindi eccolo a dirigere 5 anni e mezzo Der Tagespiegel, il quotidiano della capitale Berlino. Infine il salto (di qualità) a dirigere Die Zeit. Già, ma chi è il direttore di un giornale? "Colui che imprime un sound al giornale, risponde, e per far questo c’è bisogno di tempo".
Oggi si cambiano direttori di giornale come nel calcio i trainer, ed è un errore. Die Zeit in ogni caso è un’orchestra molto speciale nel coro dell’informazione tedesca. "Alle mie prime conferenze di redazione - confessa - ero pieno di emozione ed ansia". Allora aveva 45 anni, e non è facile dirigere un settimanale con accanto tutti e quattro i direttori precedenti. E poi ancora negli Anni ‘90 era un foglio a dir poco noioso Die Zeit; mai una foto in prima pagina. "Oggi l’abbiamo cambiato molto, con nuove rubriche e pagine, ma senza tradire l’idea di non indottrinare il lettore, ma dargli gli strumenti per farsi la sua opinione". Forse è questo che spiega il successo del settimanale che vende in media 500mila copie, fattura sui 200 milioni "realizzando nel 2017 il miglior bilancio della nostra storia". Ma andare contro lo spirito del tempo, lo Zeitgeist come dice di Lorenzo, cioè "essere un giornale liberal, significa che in redazione discutiamo su tutto e rendiamo trasparente il dissenso". Con articoli e temi che si richiamano e si scontrano pure fra loro con sommo piacere. Ma sempre nello stile civile ed elegante del settimanale che "rifiuta ogni caccia all’uomo", precisa di Lorenzo.
Tutti ad esempio si sono accaniti contro gli scandali dell’ex-presidente Christian Wulff. Die Zeit no. Famoso anche "Auf eine Zigarette mit Helmut Schmidt", il libro-intervista che lui ha pubblicato con l’ex Kanzler. "In quel libro, Schmidt era disposto a parlare di tutto, e gli sono molto grato perché era un vero, grande statista". L’ultimo forse che la Germania abbia avuto, tanto è vero che specie i più giovani lo sentivano come un politico competente, con carisma e tanta credibilità. Sulla Merkel invece le cose stanno diversamente. "È una persona di grandissima coerenza e intelligenza, anche se il suo stile di comunicazione è un disastro". Ma non è certo questo il problema del governo Merkel. "È sui profughi che lei ha sbagliato". Aprire nel settembre 2015 le frontiere ai profughi "era una decisione che avrebbero preso anche Kohl o Schröder". Ma continuare ad accoglierli "senza distinzione e controlli è una politica contro il buon senso, soprattutto dire alla gente che non puoi proteggere le frontiere. Ecco l’errore madornale della Merkel".
Un errore che alle elezioni di settembre ha portato l’estrema destra di Afd a incassare il 13% dei voti. Il che non vuol dire, come alcuni credono, che la Merkel getti fra due anni la spugna, o che la nuova Grosse Koalition sia destinata al fallimento. "Oggi vediamo nuovi volti al governo e un dibattito più acceso nel Parlamento di Berlino, anche perchè la presenza della Afd obbliga i politici a giustificare meglio le loro decisioni".
27.05.2018


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