Arturo Brachetti
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"Sono un Peter Pan
e regalo il mio tempo"
GIORGIO VITALI


La prima cosa che si nota da lontano è il ciuffo dritto in testa: è il suo segno distintivo e ricorda la Tour Eiffel. Forse perché la sua strepitosa carriera è iniziata proprio a Parigi. O forse perché Arturo Brachetti, il più grande trasformista del mondo, l’attore-autore-regista che con i suoi spettacoli ha divertito milioni di persone, crede nel valore del "gioco": "Sì, il mio è il teatro della meraviglia, il teatro del gioco: anche se è un termine la cui etimologia in italiano non ha il significato di to play per gli inglesi o di jouer per i francesi. Ma il gioco e la meraviglia sono fra le cose più importanti del nostro quotidiano.
La meraviglia spalanca le porte all’universo dell’infanzia". Ma non basta l’effetto speciale. "Spesso nel teatro della meraviglia ci si ferma agli effetti speciali, e si va avanti per un’ora. Ma io voglio raccontare delle cose". Ed ogni tanto "il soufflé", come definisce uno spettacolo riuscito, gli riesce. "In Solo, ad esempio (il suo ultimo spettacolo, ndr), racconto la mia pace con quell’ombra che è la mia parte razionale, ed è un’ombra che alla fine accetta la mia parte infantile, quella del gioco, perché queste due anime devono e possono convivere. A volte gli spettatori mi scrivono: sono uscito dal teatro con due ore della mia infanzia. Aver regalato del tempo per me è una cosa bellissima. Oltretutto senza Shakespeare o Molière a sorreggere la storia".
Brachetti parla di gioco, ma sa che il suo teatro è una forma antica, di secoli: "Quando noi raccontiamo qualsiasi cosa questa cosa diventa interpretata. Questo è il teatro, la rappresentazione. Ma dietro ci siamo noi, ci sono io. Quando io racconto ad esempio di non voler invecchiare e perdere il mio Peter Pan è vero! E poi è inutile essere ipocriti: a me piace essere ammirato, essere visto ed applaudito a teatro, mi piace farmi intervistare".
Nel mondo sono in tanti a cercare di imitarlo, ma "quando mi copiavano all’inizio mi dava fastidio, poi ho capito che mi copiano l’hardware, una cosa che dura sei minuti. Non possono copiare me". E il software non è solo follia, vigila molto bene e con lucidità: "La mia ombra a 61 anni è molto sveglia. Nella creazione di uno spettacolo io controllo tutti i dettagli di ogni secondo della rappresentazione. Ed anche questo lato ingegneristico mi piace molto. Peter Pan insomma deve essere sveglio". Brachetti sarà anche un Peter Pan, ma certo ha trovato la sua isola: "Ho avuto una vita fortunatissima, piena di tutto. E poi noi artisti viviamo in una strana periferia della società nella quale io posso frequentare lo scienziato che mi parla dei buchi neri, ma anche la prostituta del bordello di Berlino che mi racconta la sua storia bellissima. È come vivere in tanti pianeti diversi". Una sensazione bellissima per chi come lui è nato "in una Torino grigia del 1957 che mi ha spinto verso la fantasia. Ora è tutto diverso: con i tablet in mano i giovani non provano più nulla. Temo che fra vent’anni andare a teatro sarà come andare al museo".
E Arturo, girovago come i comici di un tempo, sottolinea: "Io mi annoio spesso nella vita. Per questo mi piace chiedermi ‘dove dormo stanotte?’ e cambiare, cercare, andare a teatro e al cinema". Un tempo dormiva molte notti a Parigi, "facevo spettacolo per mesi. Ma Parigi è stata ferita dagli attentati, è spenta, e la grande tradizione dello spettacolo che lì è nata sembra morta".
Vederlo lì, sul palco che si trasforma e danza ci si chiede: che come sarà la sua casa? "Acque luminose, pareti che si spostano, un frigo con cibi finti che rimbalzano realizzati da maghi del cinema e al posto del telefono una bottiglia di ketchup. Perché casa e spettacolo mi somigliano ed io mi trovo a perfetto agio".
10.06.2018


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