Carla Fracci
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"Io, in prima fila
per tutta la vita"
GIORGIO VITALI


Non ama le interviste Carla Fracci. E, soprattutto, non ha quegli atteggiamenti da "diva" che ci si aspetta da una leggenda della danza classica del ‘900. A 80 e passa anni sembra vivere soprattutto il rimpianto per ciò che è sedimentato in decenni di carriera che l’hanno portata sui palcoscenici di tutto il mondo, al cinema, in televisione, addirittura nella politica e nell’organizzazione artistica: "È tutto passato - dice -. Ho avuto una grande fortuna, una stagione fantastica, la mia vita è segnata da tanti incontri, ma pochi mi sono rimasti vicini…. pochi". E racconta: "Ero una bimba sfollata durante la guerra. Mio padre era lontano per la campagna di Russia. Mia madre lavorava in fabbrica. Non si aveva certo il tempo di pensare al teatro, anche se a mio padre piaceva l’opera lirica. Poi è tornato e ha iniziato a lavorare come tranviere e ogni tanto con mia madre mi portava al Ragno d’oro, un dopolavoro dell’azienda di trasporti di Milano. Ballava con me piccolissima. Ero brava. Così un’amica ha consigliato a mia madre di farmi ammettere fra le ‘piscinine’ della scuola di danza della Scala, le allievi più giovani".
Da quel momento per Carla Fracci è cominciata l’ascesa verso le stelle e l’incontro con lei diventa un gioco di scatole cinesi dal quale emerge la storia del ‘900: "Di quei primi anni in cui alla Scala mi chiamavano la tranvierina mi ricordo il sommo Victor De Sabata, il grande direttore, che veniva a farci i complimenti e che invece mi chiamava ‘la fraccina’". È il primo di tanti nomi illustri. Charlie Chaplin la vide in una Giselle con Vassiliev "e il giorno dopo mi arrivò una bellissima sua foto con una dedica molto semplice ‘you’are wonderful’. Mentre con Eugenio Montale avevamo passato meravigliose vacanze insieme a Forte dei Marmi. Lui come noto scriveva di musica sul Corriere della sera, ma a me, che a quel tempo ero incinta di mio figlio Francesco, volle dedicare una poesia ‘la ballerina stanca’. E nello stesso periodo ho posato per Messina, lo scultore. Addirittura una volta mi propose di adottarmi: ma la figlia… non era molto d’accordo!". E se con Rita Levi Montalcini "siamo state quasi amiche", i grandi ballerini del ‘900 ci sono tutti. "Vorrei ricordare i tanti italiani, fra i quali Paolo Bortoluzzi, con cui ho lavorato tanto insieme". Decisivi sono stati invece i coreografi, "Roland Petit che ha creato apposta per me Cheri dai romanzi di Colette: è il balletto con il quale il Teatro alla Scala ha festeggiato i miei 60 anni. E a Bejart, che ideò per me il balletto Giorni felici. Recitavo anche alcune parti e al posto della montagna di sabbia c’era una montagna di scarpette che si apriva ed io ne uscivo: ed era un po’ la metafora della mia vita".
Tante sono poi le immagini legate al teatro e al cinema, che Carla Fracci ha frequentato come attrice. "Eduardo de Filippo mi propose di fare il finale danzato di Filomena Marturano per il suo grande gala al Circo di Roma. La mattina successiva alla recita mi scrisse un biglietto: ‘da ieri sera posso chiamarti pure sorella’, visto che quella parte in teatro l’aveva sostenuta Titina". E anche se "la Regina Elisabetta l’ho incontrata tante volte e quando mi ha vista al Quirinale mi è venuta incontro e mi ha chiesto ‘you’re still dancing?’", per la Fracci tutta la vita si riassume in una frase: "Sono entrata alla scuola di ballo e mi hanno messo in quella che nel balletto si definisce ‘la prima posizione’. Che significa lavoro, studio, disciplina. E io in prima posizione ci sono rimasta per tutta la vita".
12.08.2018


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