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Valeria Bruni Tedeschi
Immagini articolo
"Essere più amata
non sarebbe male"
ROSELINA SALEMI


Con Valeria Bruni Tedeschi è difficile separare la persona dal personaggio, la sua vita dai film, i suoi traguardi privati da quelli pubblici, dai premi (quattro David di Donatello, un César, tre Nastri d’argento, un Ciak d’oro  e molti altri). La si prende così com’è, meravigliosamente innocente, svagata ma non troppo, perché alla fine tutti fanno come dice lei, e sapere che potresti pure finire in un suo film. Lo si capisce vedendo "Un castello in Italia" (2003) e adesso "I Villeggianti" (fuori concorso al festival di Venezia, nei cinema a Natale) che ha scritto, diretto e interpretato, così "vero" che ha messo nel cast la mamma, Marisa Borini, la zia ultranovantenne, Gigi, e la figlia Oumy, adottata quando faceva coppia con Louis Garrel: "Nonostante ogni tanto si stufasse e come ogni bambino volesse andarsene a giocare, guardandola al montaggio ho capito che era l’unica adulta sul set". C’è anche la sua amica Valeria Golino. "In un film dove mia madre fa la madre del mio personaggio, mia zia fa mia zia, mia figlia è mia figlia, l’attrice che fa la sorella, Valeria, doveva confondersi con la famiglia. Non parlo di bravura ma di un senso di intimità assoluta, di dolcezza al di là delle parole. In quello che volevo raccontare c’è qualcosa di violento e doloroso ma anche tenerezza".
Valeria Bruni Tedeschi,  sempre bionda, sempre un po’ spettinata, con i suoi anni sbarazzini ( 54 il 16 novembre) chiama questo mix "autobiografia immaginaria" e la definizione le piace moltissimo. "Da un po’ di anni faccio film - racconta - e mi chiedono sempre quanto c’è di autobiografico. Ho trovato quest’espressione, ‘autobiografia immaginaria’,  musicale, gradevole e nuova. Partire dalla realtà, elaborarla e inventare". E non capire che cosa è realmente inventato.
Tanto per spiegare: "I villeggianti" è ambientato in una lussuosa magione sul mare della Provenza ("le generazioni passano, le case restano") dove si riunisce in piena estate la famiglia della regista/sceneggiatrice Anna (Valeria Bruni Tedeschi). La sorella Elena (Valeria Golino) somiglia a Carla Bruni, mai nominata, la mamma è pianista nel film e nella realtà, il ruolo di Riccardo Scamarcio sembra costruito pensando a Louis Garrel che l’ha lasciata e fatta soffrire. Mamma Marisa vede la verità più della finzione: "È stato facile recitare quello che di solito viviamo nella casa al mare dove vengono amici vecchi e nuovi, e succedono cose, discussioni, matrimoni, divorzi. Sul tavolo di casa, Carla e Valeria si sono adorate e hanno litigato parecchio". Perciò questo microcosmo un po’ folle che raccoglie riflessioni e sensazioni è anche un bilancio di arte e vita: "Penso di essere fortunata, attorno a me ci sono persone che mi amano, mi capiscono, il lavoro, l’amicizia e l’amore si confondono. Penso che tutto questo sia una grande ricchezza. È stato bellissimo lavorare con mia madre, anche se un set non è la vita quotidiana" (che s’è poi lamentata perché nell’altro film "Un castello in Italia" aveva una parte più importante).
"I Villeggianti" è divertente, buffo, insolito, ma poteva esserlo di più. Alcune scene della zia Gigi sono state tagliate. "In una - riprende Bruni Tedeschi - lei diceva ‘in fondo, se muoio ho la possibilità di andare in tre cimiteri, uno sul lago, ma è troppo lontano perché nessuno verrebbe mai a trovarmi, uno a Parigi, ma non mi interessa, e uno di mia sorella se mi ospita’. E poi ‘vorrei essere sepolta in tutti e tre, ogni tre-quattro anni mi trasferite, così viaggio anche da morta’. È stato un momento di improvvisazione bellissimo (nel copione non c’era)". Dall’autobiografia immaginaria all’autobiografia e basta quando Valeria ringrazia "i miei amici e le mie amiche, la mia povera psicanalista, gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata perché mi sento fatta di tutti loro ed è a loro che mi racconto". Sul bilancio sentimentale, poi precisa: "Certo che vorrei essere amata di più, soprattutto dagli uomini. Da loro sono già stata amata un pochino, ma un altro po’ non sarebbe male".
25.11.2018


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