Bernhard Schlink
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"Racconto il destino
delle donne testarde"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata rossa entrano nell’inferno di Auschwitz. Sono passati oltre 70 anni, ma la letteratura continua ad occuparsi della catastrofe del nazismo,  della tragedia della Shoah. Perché? Per avere una risposta, un punto di vista, il Caffè ha incontrato Bernhard Schlink, "il bardo della sua generazione", come lo ha ribattezzato il New York Times.  Schlink è stato giudice e docente di filosofia del diritto, prima di diventare uno dei più letti scrittori tedeschi; un autore di thriller prima di pubblicare nel 1995 "Der Vorleser", l’ultimo dei "best seller" mondiali della letteratura "made in Germany". Quella storia d’amore traumatica tra Hanna Schmitz, analfabeta ed ex-kapò di un lager nazista e un ragazzo liceale di buona famiglia venne tradotta in 40 lingue (in Italia Neri Pozza ha pubblicato "Il lettore"). Stupenda Kate Winslet, nel film diretto nel 2008 da Stephen Daldry, nei panni della algida e testarda Hanna, tanto che giustamente spuntò un Oscar. "No, il successo del romanzo e di quel bel film non mi ha dato alla testa - spiega Schlink con la sua flebile voce - ma conservo sino ad oggi una propensione per le donne di una certa età, testarde come Hanna e che si sobbarcano come Olga al limite della sussistenza". Anche Olga, la protagonista dell’ultimo romanzo di questo giurista-scrittore è una sartina della Pomerania che, dall’impero guglielmino attraverso le crisi di Weimar e i 12 anni del nazismo arriva fra mille stenti all’era di Brandt e Schmidt. "Mi interessava raccontare il destino di questa singola donna - dice l’autore - anche se le mie figure non sono Antigoni che si ribellano contro i padri o lo Stato".
Certo, sia Hanna che Olga una certa emancipazione dal predominio del maschio la sviluppano nelle loro amare biografie. Già, ma tornando alla prima domanda, che c’entrano i destini di queste donne con il continuo interesse della letteratura per il nazismo? C’entrano. "Il cosiddetto Terzo Reich- spiega Schlink - è un immenso repertorio di materiale storico. In quei 12 anni si verificano dimensioni disumane di corruzione e crimini che ancora oggi ognuno può percepire nella loro abnormità".
Ovvio, sui più spietati dittatori del 20° secolo - Stalin, Hitler o Mussolini - si possono scrivere romanzi o girare film (indimenticabile Bruno Ganz, nella "Caduta", nelle ultime ore del dittatore nazista). "Ma stiamo attenti - avverte Schlink - a non banalizzare il Male, il passato e la cultura della memoria. Non basta sfornare di continuo in tv serie sul nazifascismo, ripetere frasi o gesti di indignazione per comprendere le dittature del 20° secolo". Libri e commediole satiriche, o quasi, come "Lui è tornato", il film su un isterico Hitler redivivus, "sono tentativi imbarazzanti di ridicolizzare gli orrori del passato", li stronca Schlink. E con la letteratura non hanno nulla a che fare. Tanto più nella Germania del 2019 dove, con la Afd, sta rimontando un’estrema destra sempre più aggressiva. "È terribile - dice Schlink - che nella Repubblica federale sia rinato un partito d’estrema destra come la AfD. Anche all’ovest del Paese oggi, chi vuole protestare contro il mainstream segue, dopo la crisi delle sinistre, i pifferai populisti di destra".
L’era dei premi Nobel Günter Grass o Heinrich Böll, che hanno reso grande la letteratura tedesca del dopoguerra è finita per sempre. Come quel rapporto particolare che legava intellettuali, scrittori e politici, e che per decenni ha accompagnato la politica tedesca (Grass era un fedele compagno della Spd; Böll un impegnato pacifista dei Verdi). "Nella società tedesca di oggi - continua Schlink - i politici non sono più presi troppo sul serio o con quell’entusiasmo dei tempi in cui Grass e Böll pubblicavano le loro storie". E c’è un velo di tristezza nella voce di questo grande scrittore mentre diagnostica l’attuale distacco fra intellettuali e politica. Forse perché oggi, conclude, "il mondo, a differenza dell’era bipolare della Guerra fredda, ci appare senza alternative". Di sicuro più globale e connesso, ma anche un po’ più piatto e triste di allora.
03.02.2019


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