Masha Dimitri
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"Papà ci ha insegnato
ad essere positivi"
CLEMENTE MAZZETTA


a Coeurdonnière", la riparacuori è l’ultimo spettacolo messo in scena da Masha Dimitri. La si vede nel suo magico atelier, aiutata dalla marionetta Cloe, aggiustare i cuori infranti. Lei nei panni di un clown spensierato cerca e trova il rimedio per far ritornare il sorriso e il cuore leggero. "È un gioco di parole fra ‘coeur’, cuore, e ‘cordonnier’, ciabattino. Un racconto poetico, uno spettacolo clownesco che deve molto a mio padre, a quel che mi ha dato", dice Masha.
Un omaggio alla figura del padre, al grande clown Dimitri deceduto due anni fa, che ha messo in piedi l’omonima Accademia a Verscio, ora scuola universitaria. Un sogno degli Anni ’70, quando  assieme alla moglie Gunda e all’attore e pedagogo ceco Richard Weber, s’inventò la scuola del "teatro di movimento". Figlia d’arte, dunque, Masha: a 6 anni debuttò al circo Knie con un numero acrobatico. "Nulla di straordinario visto che seguivo mio padre che faceva parte della tournée. Primi esperimenti in pista".  Esperimenti seguiti anche da due altri fratelli, David e Nina che come lei hanno intrapreso la vita dell’artista. "Abbiamo avuto un padre straordinario. Una grande scuola di vita. Ci ha insegnato ad essere positivi. Era esigente sul lavoro. Ma credeva incondizionatamente in noi".
Oggi, che di anni ne ha 54,  Masha, guardandosi indietro vede una vita piena di avventure. Un enorme baule di esperienze da cui potrebbe estrarre episodi, scene di vita, racconti. A cominciare da quando a 15 anni si era recata alla scuola di circo di Budapest, allora una città dignitosamente  povera che stava uscendo dal regime comunista.  Masha si  ricorda una città molto bella, in una realtà che cercava timidamente di cambiare. "Ci si scaldava con il carbone e le case erano tutte annerite. Ma per noi era bellissimo. A Budapest, i bambini cominciavano a 8 anni con la preparazione di base. Poi a 12 si specializzavano nella materia in cui erano più dotati. Quelli come me e mio fratello che arrivavano dall’estero, a 14, 15 anni dovevano avere le idee già chiare su quello che si voleva fare. Mi specializzai come equilibrista sul filo molle".  
Ricordi straordinari. Unici, come anche il funerale del padre è stato. Come in un film di Fellini, con la Chiesa di sant’Antonio di Locarno gremita di clown tristi, di ballerini, con gli applausi e la musica che scortavano per l’ultima volta Dimitri.  Alla cui scuola di Verscio Masha mosse i primi passi. E da cui uscì per fare esperienza dall’altra parte del mondo, in America. "Nell’85 ho fatto la mia prima tournée in California, in un bellissimo piccolo circo". Conoscendo anche la diversa  sensibilità del pubblico:"Rispetto a quello europeo, lo spettatore americano è meno paziente. In Europa è più attento, più paziente, applaude incodizionatamente. Negli Usa a fine spettacolo, dopo un breve battimani, tutti si alzano e se ne vanno".
Dopo gli Usa, seguono altri ingaggi: al Cirque du Soleil, allora era ancora agli esordi ("un’esperienza molto umana"), al Big Apple Circus di New York, al Circo Knie. "Quello del circo è  un genere di spettacolo che non morirà mai, anche senza animali, nonostante le difficoltà - aggiunge Masha -. Ogni circo, con il proprio stile, la propria autenticità, resterà in piedi".
Ricorda con affetto il suo primo spettacolo, Sala di prova: "Una sfida, Durava un’ora e mezza. Mi dicevo dai che ce la fai, dai!". E poi rammenta l’esperienza maturata nella Compagnia Teatro Dimitri. Con cui ha girato per i Paesi d’Europa esportando uno stile completamente nuovo: "I nostri spettacoli univano mimo, clown, musica, ballo, canto. Un’amalgama di diverse tecniche per raccontare, senza troppe parole, una storia". E ancora i ricordi dello spettacolo dell’intera famiglia Dimitri sbarcata al New Victory Theater di Broadway New York nel 2009. "Fu un successo. Bellissima esperienza. Anche se dovemmo accorciarlo". Una storia che continua. Fra un sorriso e una smorfia. Sempre in viaggio, come lo spettacolo sul treno della Centovallina: "Centovalli-Centoricordi", che sarà replicato quest’anno.

cmazzetta@caffe.ch
17.02.2019


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