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Claudio Giovannesi
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"I miei quindicenni
con il mitra in mano"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Un ragazzo carinissimo Francesco. Due occhioni color castagna e un sorriso disarmante quando a una battuta - o per un palloncino rosso che vola in cielo - sgrana quei denti bianchissimi. Quando però nel film entra nei panni di Nicola - il piccolo, nuovo boss del Rione Sanità - il suo sguardo si farà duro, serio, chiuso in una morsa di odio. Due occhi che sprizzano brama di soldi, di "dominio" nel suo quartiere e che ora fanno paura. È concentrato in questa folle dialettica di dolcezza e crudeltà, sogni di un adolescente e spietata corsa a realizzarli ad ogni costo il film che Claudio Giovannesi ha presentato al 69° Festival di Berlino, dove l’abbiamo incontrato. "La paranza dei bambini - spiega il regista - è un film sull’adolescenza; mi stava a cuore raccontare cosa accade a questi adolescenti quando fanno una scelta criminale di vita". Una scelta che, come capiamo non appena Nicola e la sua gang inizia ad impugnare vere pistole, mitra veri, sparando le prime raffiche sui terrazzi, "che diventa irreversibile, una scelta senza ritorno", specifica il regista.
Per questo il film, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, che ha firmato con Giovannesi la sceneggiatura e lo ha accompagnato alla premier a Berlino, ha scosso il pubblico tedesco e riscosso in sala calorosi applausi. Questa storia cruenta di una banda di "paranzini", come ormai si chiamano i baby-killer della camorra, "l’ho voluta girare nel centro storico di Napoli - dice -, in quei quartieri popolari che conservano molto della loro identità storica". Fascino autentico di vicoli, ‘bassi’ e panni appesi a parte, la carica della nuova opera di Giovannesi - già regista di "Fiore" e "Alì ha gli occhi azzurri"- sta nel binomio di gioco e guerra, innocenza dei ragazzi e crimine che pervade tutto il film. Sin dalla prima scena vediamo Nicola e la sua banda - in cui ci sono bulli muscolosi e pupetti ancora esili come Biscottino - divertirsi a rubare ed appiccare il fuoco all’albero di Natale del rione "nemico". Un rito ancora goliardico, infantile.
Come il rapporto a dir poco mitologico che questi ragazzini hanno con i boss del quartiere (e i loro appartamenti ultra-kitsch: lampadari di cristallo, leoni d’oro e letti enormi). Ma il loro assoluto, perverso Dio è l’arma, la pistola, il mitra. "L’arma - ha detto Roberto Saviano a Berlino - è la loro lampada d’Aladino: lo strumento magico per realizzare di colpo la loro libido di marche e orologi d’oro. "Il mio - precisa Giovannesi - non è un film pedagogico; volevo mostrare l’umanità di questi ragazzi, entrare con loro in un rapporto empatico e quindi mostrare al pubblico scene e situazioni che solitamente rimuove". Ciò che non vogliamo vedere di questa Napoli che nel film muta in una giungla di paranze, in guerre all’ultimo sangue di paranzini "è precisamente la perdita dell’innocenza di ragazzi come Nicola che si trasformano in atroci killer, sostituendosi persino come capofamiglia ai loro genitori".
È una, ma non l’unica sconvolgente mutazione sociale nella realtà quotidiana di certe zone del napoletano. Un territorio segnato dalla dispersione scolastica fra le più alte in Europa; con picchi mostruosi di disoccupazione giovanile e famiglie che non ce la fanno a pagare debiti, il mutuo, l’affitto. È in questo vuoto di potere, sia politico che familiare, che i viscidi tentacoli della camorra pescano a piene mani nel mare dei ragazzini, formando decine di "paranze" usa e getta. Quindicenni all’improvviso boss di una strada, dello spaccio su piazze, per alcuni mesi forse, "e che per questo esercitano un fascino su ragazze come Letizia, la Miss Vesuvio locale, come se fossero dei cantanti pop o famosi calciatori", spiega il regista. Mentre sono solo dei ragazzini sfuggiti ai licei e alle famiglie, risucchiati nel giro della droga e prostituzione e soldi facili, pur sapendo benissimo di avere i giorni contati.
Come si intuisce nel finale così secco e duro del film. Un film diverso dal romanzo. Che ha rinunciato a tutti i (facili) colpi di scena violenti e drammatici, ma accompagna quasi con discrezione i "paranzini" alla loro inevitabile fine: "Quella - conclude Giovannesi - di giovanissimi condannati a morte".
03.03.2019


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