Cristina Castrllo
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"Sono stata fedele
ad un'intuizione"
CLEMENTE MAZZETTA


l teatro come emozione, inquietudine. Come discorso etico. "Ho sempre voluto fare teatro, anche se da ragazza non ne sapevo nulla. Mai vista una commedia. Ho solo seguito un’intuizione, una sensazione della mia gioventù a cui sono rimasta fedele". Cristina Castrillo, che ha fondato nel 1980 a Lugano il Teatro delle radici - e che ha ricevuto il premio svizzero di teatro nel 2014 -, non ha mai messo in scena opere classiche. Mai. Né Brecht, Goldoni, Shakespeare. Lo racconta lei stessa: "Ho recitato, formato attori, prodotto spettacoli originali, fatto teatro, creato un metodo ma non ho mai rappresentato opere d’autore". L’idea di perseguire una strada autonoma, personale e unica la coglie nel 1969. Era già iscritta ai corsi di Teatro della Scuola d’Arte dell’Università di Cordoba, in Argentina. "Successe che quando gli amici mi portarono a vedere una commedia di Goldoni, La Locandiera, mi prese uno sgomento.  Ho capito allora che non avrei mai fatto qualcosa del genere. Volevo fare teatro, ma in un altro modo".
Un altro modo di recitare che la porta con gli amici a fondare il "Libre teatro Libre" che si caratterizza come una delle più vivaci novità culturali nell’Argentina  degli Anni ’70.  Anni bellissimi e terribili. Dove a golpe militare succede golpe militare. Da cui è costretta a fuggire. Racconta Castrillo: "Solo qui in Svizzera ho votato per la prima volta. Con tanta emozione. La stessa che ho ancora oggi". Scappò dall’Argentina nel 1976, dopo aver girato l’America latina con la sua compagnia teatrale.  "È stata un’esperienza breve, ci sciogliemmo nel 1975, ma molto significativa. Pur giovanissimi riuscimmo a cogliere, intercettare i sentimenti, l’anima del tempo. Di quell’esperienza se ne parla ancora oggi, non solo in Argentina ma in gran parte dell’America latina. Nel 1999, quando ci siamo ritrovati a Cordoba, la popolazione si ricordava ancora di noi". Erano passati trent’anni, i militari avevano bruciato i loro archivi. "Fu incredibile. La gente ci riportò le fotografie che ci aveva fatto duranti i nostri spettacoli. Quando ci sciogliemmo molti presero la via dell’esilio". Come lei. Destino obbligato per scappare alle persecuzioni, alle sparizioni. Furono oltre 40mila gli argentini ammazzati fra il 1976 e il 1983 dalla dittatura militare.
Dopo aver soggiornato in Colombia, Venezuela e Spagna, approda a Lugano nel 1980. "Era un posto piccolo. Mi piacque subito. Capii che stavo per fermarmi dal mio errabondare quando comprai un libro, che è sempre un peso in più per uno che sta scappando. E poi a Lugano trovai l’acqua, un elemento che mi piace". L’acqua che fa da specchio alle emozioni. È qui che Castrillo, attrice, regista, insegnante, ricomincia la sua seconda vita. "L’anno prossimo festeggerò i 40 anni del Teatro delle Radici. Il nome lo scelse il gruppo di attori che allora stava lavorando con me. Ne discutemmo a lungo. Poi, quando uno degli attori propose teatro delle radici, ci fu un silenzio. Capimmo che il nome era quello giusto, che aveva senso".
Soprattutto per lei che ha avuto alle spalle un travagliato percorso. "Mi piace ancor di più oggi il nome radici perché indica quello che non si vede. Che dà forza alla pianta, pur essendo  nascosto, sotto terra. Il concetto di radici ben identifica il nostro modo di fare teatro che parla di qualcosa che non è evidente, che è nascosto, ma che è fondamentale".
Quest’anno Castrillo, che ha iniziato la sua carriera teatrale nel 1969 a Bogotà, festeggia il mezzo secolo di attività. Un lungo periodo in cui ha fatto teatro, ideato spettacoli originali approfondendo un metodo di recitazione fatto di ricerca interiore, di introspezione. Una vera e propria scuola con spettacoli replicati in tutta Europa, in America latina, ma anche in Australia, in Nuova Zelanda dove sono apprezzatissimi. Una tenacia che l’ha portata a meritare nel 2014 il premio svizzero per il teatro "per il linguaggio teatrale dall’orientamento etico". Una tenacia lunga mezzo secolo per questa donna figlia di due mondi.

cmazzetta@caffe.ch
14.04.2019


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