Martin Zanotti
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"Vorrei ritornare
nella casa in Ticino"
FEDERICO BASTIANI


onservo ancora un fazzoletto ricamato che apparteneva al mio bisnonno, Arnoldo Antonio Zanotti Pioda che nacque ad Aurigeno, in Vallemaggia, nel Ticino". Inizia così la conversazione con uno dei più noti architetti argentini di origini ticinesi, Martin Zanotti. Il suo bisnonno arrivò in Argentina nel 1866 quando aveva sedici anni in compagnia di suo padre, Giovani Giuseppe Zanotti Megretti, un falegname. Si stabilirono a Buenos Aires ed avviarono un’industria nel settore del legname che già allora contava 500 operai. Iniziò così la dinastia Zanotti operante nel settore dell’edilizia, geometri, ingegneri, architetti, l’eredità trasmessa dal bisnonno. Al suo funerale nel 1916 partecipò anche l’ex presidente argentino Hipolito Yrigoyen. Oggi a Buenos Aires (ma anche in tutto il Sudamerica), chi deve costruire una villa, un’abitazione, cerca Martin che non è solo un architetto ma un esperto di interior design.
Nel 2018 ha vinto il premio Casa Foa come miglior architetto in questa fiera nota in Sudamerica nel mondo dell’architettura e dell’interior. "Il premio di quest’anno l’abbiamo vinto con una proposta di uno spazio abitativo piuttosto piccolo, 70 metri quadri ma che contempla tutto il necessario per un’abitabilità confortevole per una o due persone". Martin è particolarmente orgoglioso di aver ricevuto il premio perché nel 1996 vinse una borsa di studio organizzata da Casa Foa e per lui fu molto importante per dare un impulso alla sua carriera di architetto. Lo studio di Martin ha lavorato un po’ in tutto il Sudamerica, un progetto per un hotel in Perù ma anche negli Stati Uniti, a Miami dove ha progettato diversi appartamenti.
Si è costruito una reputazione sul passa parola valorizzando il pacchetto completo, l’architettura, l’interior, arte e sostenibilità edilizia. "Su questo ultimo punto in Sudamerica abbiamo ancora molto da fare perché seppur la scelta di materiali sostenibili comporti risparmio, dall’altra parte si richiedono investimenti iniziali non indifferenti", spiega.
I suoi lavori si contraddistinguono per ordine, rigore, finiture dettagliatissime perché Martin segue l’intero progetto, dalle mura alla scelta degli interni. Le persone si rivolgono a lui perché, pur avendo una fama internazionale, non impone il suo stile predefinito nei lavori che accetta, ma cerca un dialogo con il suo cliente.
"A volte non è facile, soprattutto quando ci sono tanti soldi a disposizione e molta superbia ma anche le idee del cliente poco chiare, il tutto diventa una sfida psichiatrico-socio-culturale", dice sorridendo. La parte più difficile del lavoro di Martin è capire cosa le persone hanno in testa, cosa si aspettano, entrare in sintonia con l’interlocutore. A  Zanotti piacciono le sfide e si cimenta sempre in nuove avventure come quando gli è stato chiesto di effettuare un cambio di uso di un appartamento a piano terra di Buenos Aires in un ambiente del tutto eclettico, "ho dovuto fare cose che non sapevo ed ho imparato tanto anche in quell’occasione". Non è facile raggiungere Martin che è sempre in viaggio, adesso ad esempio sta lavorando ad una prestigiosa abitazione in Uruguay. "Viaggiare mi permette anche di trovare ispirazione per i miei lavori, vedere il bello nelle cose, dalla natura, dai materiali, un mix di elementi che spesso prendono forma nella mia testa come stimolo creativo".
Quello che colpisce di Martin, nonostante la sua fama, è la sua semplicità. Molti architetti alla classica domanda quale progetto le piacerebbe realizzare, risponderebbero con idee sempre più grandiose ma non è il caso di Martin. "Abbiamo ancora una piccola casa nel Ticino che mi piacerebbe ristrutturare e trascorrere un po’ di tempo nel paese del mio bisnonno".
19.05.2019


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