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Benedetta Tobagi
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"Con un solo processo
ho ripercorso la storia"
GINFRANCO QUAGLIA


Non era ancora nata Benedetta Tobagi quando, il pomeriggio del 12 dicembre 1969, si consumò la strage nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, meglio nota come la strage di Piazza Fontana. Ma Benedetta, giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva, (figlia di Walter Tobagi giornalista vittima di un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo, gruppo di estrema sinistra, il 28 maggio 1980), ha voluto ripercorrere quegli anni e li ha scandagliati con l’impegno e la passione ereditati dal padre, per cercare di capire. È trascorso mezzo secolo da quel tragico giorno della bomba in banca, che segnò l’inizio di una lunga scia di sangue e cambiò la storia d’Italia. Ancora oggi quell’episodio è considerato "La madre di tutte le stragi".
Benedetta Tobagi ha dato alle stampe il volume "Piazza Fontana. Il processo impossibile" (Einaudi) una ricostruzione meticolosa di una vicenda il cui titolo è esplicativo, perché 50 anni dopo la verità è ancora un buco nero. Storica, ma anche giornalista, e il libro dell’autrice è scritto con il linguaggio di una cronista che incalza senza lasciare spazio a sfumature o infingimenti. È il racconto di un processo che diventa storia di un Paese.
L’abbiamo incontrata e, subito, una domanda: fu strage di Stato? "Piazza Fontana è stato un catalizzatore che ha reso più violenta una reazione chimica. Se l’Italia non avesse avuto uno stragismo con pesanti coperture dello Stato sicuramente sarebbe stato più leggero. E aggiungerei che più dai processi che dalle stragi derivano il senso di disfacimento dello Stato".
Se la giustizia ha fatto luce soltanto in minima parte, Benedetta ha voluto andare oltre, consultando documenti negli archivi dei tribunali, incontrato persone e testimoni. Con lo stesso impeto e la sensibilità che la mossero in uno dei suoi libri più noti, "Come mi batte forte il tuo cuore",dedicato al padre assassinato quand’era bambina.
"Di più. Sto realizzando un progetto che coinvolge i ragazzi, quelli che non hanno mai sentito parlare di Piazza Fontana. È la generazione del Terzo Millennio. Con una scuola di Voghera visiteremo le vite di tutte le 17 vittime di quella strage. E con i ragazzi a Milano ripercorrreremo a piedi il tragitto compiuto dal taxi sul quale fu portata materialmente la bomba sino alla banca. Dirò loro che quel pomeriggio furono assassinati 17 padri di famiglia appartenenti al mondo dell’italia, quello delle campagne. Quella bomba non era isolata, fu collocata per uccidere, in quel momento in banca c’erano circa 300 persone. Non solo: l’attentato faceva parte di una strategia eversiva più ampia e coordinata".
Il processo impossibile, come recita il titolo, prende spunto dalle conclusioni del dibattimento a Catanzaro, dove fu trasferito da Milano. E dal verdetto della Cassazione che, nel 2005, affermò come la strage fosse stata realizzata dalla cellula eversiva di Ordine Nuovo capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto assolti in precedenza con sentenza definitiva nel 1987. Non fu emessa una sentenza per gli esecutori, cioè coloro che portarono la valigia con la bomba. Benedetta Tobagi ha messo a confronto documenti e testimonianze, senza rancore, ma con la professionalità di una grande giornalista. E le sue conclusioni? "Piazza Fontana fu la prima grande strage con coperture istituzionali. E oggi possiamo dire che dopo quel 12 dicembre ci fu un tacito assenso a lasciar proseguire la strategia della tensione. Durante i processi si disse anche che quella bomba fu collocata per non causare morti. Era una delle tante bugie per depistare le indagini. C’era una classe politica italiana che avallò tutti quei fatti. I vertici, sentiti dai giudici, dichiaravano sempre che non ricordavano di aver mai sentito di possibili coperture".
Sul processo di primo grado Benedetta Tobagi ha svolto anche un dottorato. Si è tuffata a capofitto in quella vicenda. E di quegli anni rivisitati ne ha tratto anche una visione positiva, almeno per quanto riguarda l’informazione: "Il mondo del giornalismo conobbe una stagione di grande vitalità".
08.12.2019


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