Gianni Amelio
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'Nei miei lavori ci metto
cuore e pure cervello'
ROSELINA SALEMI


È divertente sentire come Gianni Amelio racconta la genesi di Hammamet, il film che ripercorre l’ultimo scorcio della vita di Bettino Craxi, il suo autunno di leader ferito nell’orgoglio, ma soprattutto malato. "Eravamo a un pranzo e  Agostino Saccà voleva convincermi a fare un film su Cavour, un personaggio della storia italiana, e soprattutto voleva parlare del suo intenso rapporto con la figlia - inizia a raccontare -. Allora mi si è accesa una lampadina, ho avuto uno scatto: perché non parliamo di Craxi e di sua figlia? Io l’avevo buttata lì, giusto per liberarmi di Cavour, e invece mi hanno preso sul serio, mi hanno detto che era un film necessario".
Allora l’ho fatto davvero, e il ruolo della figlia è importante."Pierfrancesco Favino, che sul set si trasforma incredibilmente nel leader socialista (e non è solo per il trucco di Andrea Leanza e Federica Castelli) ci tiene a specificare: "Io, la figlia di Cavour non la volevo fare". Anche se cercano di tirarlo dentro le polemiche (Hammamet è contro Mani Pulite, lo scandalo delle tangenti del 1992 che ha travolto la Prima Repubblica) Amelio si sottrae: "Il mio non è un film politico. Fa domande, non pretende di dare risposte. Non deve darne. Io prendo in esame non la star degli Anni 80 ma soltanto sei-sette mesi, la lunga agonia di un uomo di potere che ha perso il potere e sul quale è calato da decenni un silenzio assordante, ingiusto. Ad Hammamet Craxi non è in salvo. Coltiva i rimpianti, i rimorsi, i desideri, macerato fino all’autodistruzione e alla morte, il 19 gennaio del 2000, in Tunisia. Era diabetico, aveva un cancro. Forse, se gli avessero dato la possibilità di essere operato da un’altra parte… Io credo di aver fatto un film col cuore, comunque, e un po’ anche col cervello".
Amelio sceglie di restare in un territorio tutto suo, poetico, lontano dalla cronaca e dalle regole della biografia: "Non faccio i nomi, non mi piace, sono troppo ovvi. Il leader democristiano che consiglia a Craxi di tornare in Italia per farsi processare è la somma di vari personaggi. La figlia Stefania la chiamo Anita, come Anita Garibaldi, non Mafalda o Cesira, con la volontà precisa di ricordare Garibaldi, eroe che Craxi venerava. Ho conosciuto la vedova, Anna: ci siamo intesi subito (è una cinefila) e invece di parlare di politica, abbiamo parlato di cinema. Ho avuto un dialogo sereno, aperto. Le ho dedicato qualche fotogramma di un film western che passa in televisione ad Hammamet. Poi ho incontrato Stefania, che si batte perché il nome del padre non sia bruciato, sepolto, dimenticato come sta accadendo. Bobo Craxi lo conosco attraverso i suoi scritti (in un intervento si è dichiarato scontento del film sul padre "perché l’elemento romanzato prevale su quello politico", ndr.) e spesso ho pensato di telefonargli. "Dà molte interviste, forse dovrei travestirmi da giornalista!". Dell’immenso materiale raccolto per costruire il film restano alcuni momenti memorabili: Craxi davanti a un carro armato abbandonato, Craxi che incrocia, riconosciuto, un gruppo di turisti italiani, Craxi, ricoverato in ospedale che chiede di "fare entrare i fotografi" e la moglie gli dice "non c’è nessuno". Craxi che racconta un sogno in cui appare il giudice che è stato la sua nemesi, Antonio Di Pietro (anche lui non nominato), e poi il finale felliniano, sulle guglie del Duomo di Milano. "Il personaggio completamente inventato - rivela Amelio - è il figlio di un uomo del partito, suicida dopo lo scandalo. È un ragazzo fragile. Ha comprato una pistola per uccidere Craxi che, pur sapendolo, esce con lui, mangia la pasta dal suo piatto e si lascia filmare raccontando quello che non ha mai detto a nessuno". Naturalmente è fiction. Se il video esistesse davvero, questo sarebbe un altro film.
19.01.2020


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