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Sveva Casati Modigliani
Immagini articolo
"Noi donne anziane
siamo forti e bellissime"
GIANFRANCO QUAGLIA


Comprese da subito, entrando in un mondo appannaggio dei maschi, che la vita per una ragazza aspirante giornalista sarebbe stata dura. "Il caporedattore mi mandò a intervistare Josephine Baker, la Venere Nera, che si trovava in quei giorni a Milano. Mi disse semplicemente: vediamo come te la cavi. Quando avrai terminato di scrivere il ‘pezzo’ lascialo sulla mia scrivania e vattene. Se il giorno dopo lo vedrai pubblicato puoi tornare, altrimenti il mestiere non fa per te".
Sveva Casati Modignani, che oggi ha al suo attivo qualcosa come 33 romanzi e 12 milioni di copie vendute, racconta quel brusco impatto a La Notte, lo storico giornale milanese del pomeriggio. "L’articolo fu pubblicato e fui fortunata a entrare nella redazione. Ma gli esami non erano finiti, perché allora le giornaliste erano poche e guardate con sospetto dagli uomini. Quanti dispetti! In realtà io non volevo fare la giornalista, ma raccontare storie, le mie storie. Anche se dopo averle scritte, me le rileggevo e a quei tempi mi facevano schifo...". Parla senza infingimenti Sveva ("chiamatemi soltanto così"), al secolo Bice Cairati, scrittrice bestseller che non vuole nascondere i suoi anni, 81, e li porta con splendore e orgoglio. "Quando mi vedo con le mie amiche ci chiamiamo tutte ragazze, perché noi donne, anche anziane, siamo ragazze e bellissime. Abbiamo una forza dentro".
Come le amiche create nel suo ultimo libro, Segreti e ipocrisie, quattro donne diverse tra loro che fanno gruppo. "Questa è la nuova condizione, la ‘sorellanza’. Le donne dovrebbero riuscire a essere sorelle, smetterla di cacciarsi le dita negli occhi favorendo così il predominio dei maschi, loro sono bravissimi a fare gruppo. Se noi fossimo in grado di fare squadra, sorellanza, sono convinta che miglioreremmo anche il mondo, abbiamo una generosità innata che al maschio manca. La donna è molto più resistente, come ha dimostrato nei secoli. Da sempre fa due lavori: le nostre mamme e le nostre nonne si spaccavano la schiena nei campi, nelle filande, poi tornavano a casa e accudivano figli e mariti. E anche nelle situazioni più misere erano così  fantasiose da mettere sempre insieme il pranzo con la cena". E riflette: "Pensiamo a un uomo incinto! Si salvi chi può...".
Poi parla un poco di sé, che si è costruita gli anticorpi nel tempo "prendendo mattonate sui denti". E della tecnica dello scrivere: "Il primo romanzo lo scrissi di nascosto, perché temevo che mio marito mi criticasse. Invece, quando lo lesse, mi aiutò e da quel momento è nato il sodalizio. Io lavoravo, lui criticava, ma insieme abbiamo scritto tre romanzi, anche quando si è ammalato e io scrivevo e curavo anche lui, perché è quello che facciamo noi donne".  Non ci sono particolari formule per scrivere. Non si impara. Parola di Sveva. "Il piacere di raccontare è insito. Gli uomini della preistoria graffiavano sulla pietra per appagare il bisogno di raccontare".
L’ultimo romanzo doveva essere breve, il seguito di Festa di famiglia, per raccontare le meraviglie della sorellanza. "Invece è nata la storia di quattro amiche e, in particolare di una, Maria Sole, che riesce a essere se stessa soltanto quando incontra le amiche, riesce ad affrancarsi perché decide di essere quella che è, senza assecondare la famiglia. Non è facile crescere in nessuna famiglia, ieri come oggi. I figli cercano di essere come i genitori vorrebbero che loro fossero, ma non è sempre detto che lo siano. E a volte le mamme con il loro amore iperprotettivo causano danni irreparabili".
20.06.2020


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