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Bepi De Marzi
Immagini articolo
"Questo nostro è un tempo
che sta perdendo la musica"
GIUSEPPE ZOIS


Punto di partenza obbligato con lui è un inno diventato universale, emozionante e struggente. Bepi De Marzi è il padre del Signore delle cime che sintetizza così: "Dei miei canti, è il più semplice. Il più immediato. Una preghiera. Ero tanto giovane…". Si lamenta senza giri di parole che oggi "i cori non cantano ma si esibiscono" e spiega: "Ci sono cori che stanno perdendo l’ebbrezza di raccontare la vita e si cantano addosso con effetti talvolta grotteschi. L’amatorialità artistica deve mostrare dignità, specialmente se è espressa da persone non più giovani".
Dopo 61 anni ha chiuso il "suo" coro, I Crodaioli, più di 250 cantori che "nel tempo, hanno donato la voce e la passione". Parlano le cifre: "Quattromila concerti, una decina di dischi con una prestigiosa Editrice di Milano. Ci si può riposare nell’armonia dei ricordi e lasciare spazio a chi sa continuare la poesia".
Nel continuo vortice dei cambiamenti, anche i canti in chiesa lasciano a desiderare. Bepi non usa perifrasi: "Le chiese vuote sono il segno tristissimo del fallimento della nuova Pastorale. La Chiesa cattolica Italiana ha eliminato perfino la buona musica e la vera poesia per lasciare spazio all’improvvisazione più banale, al dilettantismo. Le centinaia di organizzazioni religiose, anche strampalate, esprimono addirittura il folklore della mestizia". Eppure, è l’obiezione scontata, ci sono ancora molti concerti d’organo. Pronto il rimando: "Sono gli organisti che suonano per gli organisti: un malinconico circolo chiuso, quasi esclusivo. Come è accaduto e accade per i cori che operano con i cosiddetti scambi. E il pubblico sta scomparendo. Come è scomparsa l’assemblea orante".
Con il suo repertorio più recente, De Marzi affronta drammi ed emergenze del nostro tempo, i viaggi della disperazione, i naufragi, i cimiteri fra le onde: "L’ultimo mio canto dice dei migranti che vengono respinti con violenza lungo i confini degli Stati o che muoiono nel mare: I bambini del mare hanno gli occhi di conchiglia. E c’è chi li perseguita esibendo il Rosario. Non è spaventoso?". Coerentemente con la sua sensibilità, si è lamentato che "stiamo sostituendo la solidarietà con l’egoismo. Non ci sono più esempi, non ci sono più profeti, non ci si commuove più. Non si sa più amare. ‘Ama il prossimo tuo’ è un pensiero scomparso. Il mondo produce armi da mettere nelle mani dei violenti, dei disperati. Dei poveri!".
Mario Rigoni Stern ha scritto pagine da antologia sulla montagna, Ermanno Olmi l’ha immortalata nei suoi film, Bepi De Marzi l’ha fatta cantare. D’obbligo chiedergli verso quale destino stanno andando le "terre alte". Cupo l’orizzonte: "Tra qualche anno saranno terre abbandonate, incolte, dove non si distingueranno nemmeno le stagioni. ‘Non torneranno i prati’. Anche i cori che non amano più cantare la montagna sono un segno di questo degrado".
Molti i ricordi che De Marzi ha legati alla Svizzera e al Ticino: "A Locarno abbiamo cantato molte volte, invitati dagli amici bravissimi e bellissimi della Vos da Locarno. C’era il compianto direttore Fernando Bonetti a dire delle mie storie, a farle cantare con generosità e fantasia".
Ha vissuto e vive questo tempo sospeso del coronavirus "con l’obbedienza alle regole di chi ha capito pienamente la grande tragedia mondiale". C’è un acuto rimpianto nei giorni di Bepi ed è legato alla sua passione: "Non suonare più l’organo nella liturgia. Ho cominciato a suonare in chiesa nell’adolescenza. Le mie domeniche di servizio nella fede cominciavano con la Messa prima e finivano con i Vesperi del pomeriggio. Quando sono arrivate le Messe vespertine è arrivata la fretta serale, una specie di alibi". E le Messe televisive? Perentoria e tagliente la risposta: "Nelle Messe televisive sono arrivati i commentatori che parlano quando si suona o si canta. Sono teatrini alla bisogna. Le omelie sono vaghezze all’orologio e i cosiddetti convitati, le autorità obbligate davanti, non sanno nemmeno fare il segno della croce". La lingua batte dove il dente duole. La speranza di Bepi De Marzi è quella "di ricostruire le parrocchie con parroci generosi e capaci di stare con la gente. Di tornare alle Messe delle Comunità. Di ritrovare i canti e le preghiere della tenerezza nel ringraziare il Creatore. Di non far più ‘camminare’ la mamma di Gesù come se fosse senza una meta o una casa. E la sua casa torni a essere il nostro cuore".
24.10.2020


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