L'analisi
Timori ambientalisti
non solo a sinistra
CHANTAL TAUXE


Un aumento dei seggi per un partito, i Verdi, che non si è mai verificato dall’introduzione del sistema proporzionale nel 1919. E un altrettanto calo di consensi per l’Udc. I risultati delle elezioni federali hanno sorpreso più di un commentatore politico. Perché di solito in Svizzera i guadagni in termini elettorali si contano sulle dita di due mani. Questa volta i Verdi hanno invece fatto esplodere la calcolatrice: 17 seggi in più - un fatto mai visto -, e 9 seggi in più per i Verdi liberali. Tutto questo, rimescola le carte.
In Parlamento i due gruppi ecologisti di sinistra e di destra contribuiranno a creare un vero dibattito sulle misure da adottare per affrontare il cambiamento climatico e gestire la transizione energetica. La preoccupazione ambientale non potrà più essere etichettata "di sinistra". Questa è una delle migliori notizie per chi vuole trovare delle soluzioni. Lo slogan scelto dall’"operazione libero" "le elezioni del cambiamento" è stato completamente concretizzato. Il movimento totalizza una dozzina di eletti che rappresenta questa Svizzera progressista, aperta, umanista che vuole guardare al futuro e dire addio al blocherismo inquieto e deprimente.
Bisogna guardare al tasso di partecipazione per comprendere quello che è succeso il 20 ottobre: a essersi espresso è stato il 46% dei cittadini, una percentuale inferiore rispetto al 2015. Tenuto conto dell’onda verde, questo significa che c’è stata una minor partecipazione a destra, soprattutto tra gli elettori Udc. Fatalismo di fronte all’onda verde o scompiglio e disimpegno per i pochi risultati concreti ottenuti dopo il Rechtsrutsch del 2015? Innegabilmente l’onda verde si incarna nell’elezione delle giovani donne, mentre la sconfitta dell’Udc ha lasciato a casa gli uomini con più di 60 anni.
L’Udc perde 12 seggi, un fatto colossale, ma resta il primo partito in Svizzera. Il campo sovranista risulta indebolito, come dimostra la non rielezione di due rappresentanti dell’Usam, l’Udc friborghese Jean-François Rime e il Plr zurighese Hans-Ulrich Bigler. Ciò permetterà a Economiesuise e a AvenirSuisse di far emergere idee meno conservatrici e più in linea con i bisogni reali delle imprese. Una domanda occuperà la scena fino all’11 dicembre: bisognerà tradurre l’onda verde nella composizione del Consiglio federale? Sulla carta, un’alleanza compatta Ps-Ppd-Verdi e Verdi liberali dovrebbe riuscire a rimuovere un Plr. Ma si pone la questione del "chi al posto di chi". Il posto di Cassis sembra quello più minacciato. Come se la sostenibilità tanto di moda non avesse a che fare con la pluralità linguistica…
Per gli ecologisti, il successo si accompagna a maggiori responsabilità. Devono dare una traduzione legislativa rapida alla collera e all’impazienza della piazza. Saranno in grado di abbandonare un certo fondamentalismo e giocare il gioco delle istituzioni, ovvero proporre, convincere, ma anche trovare compromessi? Sapranno spiegare i loro necessari compromessi e mostrarsi leali? La posta in gioco è alta di fronte a dei giovani pronti alla disobbedienza civile, ma anche, come si è visto all’estero, a confronti più violenti. Per i vincitori del 20 ottobre il problema più importante non è quello di accedere in Consiglio federale, ma di essere all’altezza delle aspettative che hanno creato.
27.10.2019


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