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Il commento
L'alleanza contro-natura
che frena la lotta al CO2
CHANTAL TAUXE


In francese la chiamiamo alleanza “contro-natura”, cioè la sintesi, l’unione tra chi combatte un progetto usando argomenti diametralmente opposti. L’Udc ha detto questa settimana d’essere contraria al progetto elaborato dal Parlamento sul CO2. Così come gli scioperanti per il clima e Extinction Rebellion che hanno già annunciato il referendum. La scadenza per raccogliere le 50.000 firme necessarie è fissata per il 14 gennaio 2021. Il voto popolare potrebbe dunque tenersi a giugno o settembre del prossimo anno.
Gli scioperanti per il clima, in nome dell’emergenza climatica, sollecitano misure più forti per ridurre i gas serra entro il 2025.
In altre parole, chiedono una sospensione della democrazia. Già, perché la legge che contestano è l’adattamento svizzero dell’Accordo di Parigi del dicembre 2015. In questo ambito, il Consiglio federale ha sviluppato una procedura di consultazione. Ciò ha portato a un disegno di legge inviato al parlamento nel dicembre 2017. L’esame da parte di entrambe le Camere è stato complicato. Ci è voluta una conferenza di conciliazione per raggiungere un accordo e suggellare il voto finale il 25 settembre. Cinque anni per cambiare una legge sono tanti, ma è il prezzo del consenso che va dai Liberali-radicali ai Verdi.
Rifiutare questa legge vorrebbe dire rivedere da zero l’intera procedura. Tanto tempo prezioso andrebbe sprecato, quando invece è urgente stabilire obiettivi e mezzi chiari. Ed è la "Natura" che soffrirà di questa mostruosa paralisi.
Il dialogo democratico presuppone una mediazione di interessi e opinioni. La testardaggine degli scioperanti per il clima nel combattere una legge che va nella giusta direzione, per quanto imperfetta, è davvero stupida. Nasce dalla convinzione che fino ad ora non sia stato fatto nulla per salvare il clima e che le generazioni passate abbiano sbagliato per incoscienza. Tuttavia, niente è più errato. Dagli Anni ’70, il legislatore ha continuato a prendere misure per preservare l’ambiente. Si pensi ai miliardi di franchi investiti, ad esempio, per spostare il traffico merci dalla strada alla rotaia, oppure alle norme antinquinamento per i veicoli.
Lo strumento più restrittivo per accelerare la politica climatica è già sul tavolo: l’iniziativa per i ghiacciai, che punta a zero gas serra entro il 2050. Il Consiglio federale ha appena avviato la consultazione su un contro-progetto diretto. L’opposizione dell’Udc ha toni classici. Il partito leader del Paese non vuole un quadro giuridico vincolante. Teme il costo economico delle misure, sia per i privati che per le imprese. La sua politica punta solo sulle innovazioni tecnologiche per frenare gli effetti del riscaldamento globale. Insomma, il solito cinico "laissez-faire".
Tuttavia, ci sono buone probabilità che la coalizione della ragione (Plr-Ppd-Verdi liberali, Pbd, Ps e Verdi) che sostiene la legge vinca il voto popolare. Gli attivisti climatici più radicali perderanno parte della loro credibilità e aura in questa vicenda "oscura". Il loro disprezzo verso le procedure democratiche complicherà il compito delle persone di buona volontà, in parlamento e nella società, che desiderano intensificare ulteriormente le misure a favore della protezione dell’ambiente. La loro ignoranza politica, in un contesto di catastrofismo, non promette nulla di buono.
24.10.2020


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