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Le parole
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Il vero pericolo
sono i "covidiot"
FRANCO ZANTONELLI


Stando ad alcune supposizioni, probabilmente non infondate, il confinamento della popolazione per la pandemia, avrà come effetto un aumento delle nascite. Vedremo! Per il momento assistiamo alla nascita di neologismi. Come "covidiot", un termine anglofono riferito a chi non ha ancora capito la gravità della situazione.
Quanto a noi tentiamo di rispettare la "distanza sociale" e i "rapporti intragenerazionali". Si sprecano, inoltre, i riferimenti storici dei protagonisti dell’emergenza. Così Merlani è diventato una sorta di generale Guisan, mentre Cocchi è stato paragonato a Churchill. "Cala giò do dit", avrebbe commentato un nostro collega, ormai a beneficio della letargia.

Chissà se nella New York blindata dal Coronavirus Woody Allen troverà, finalmente, il tempo di leggere Moby Dick. In Zelig, uno dei suoi film più significativi, il regista attribuiva le ansie e il sentimento di inferiorità del protagonista proprio al fatto di non aver letto, come molti suoi coetanei, il romanzo di Melville.
Fatto sta che in queste lunghe giornate in cui ci troviamo costretti a trovare un riparo dall’insidia del Covid-19, la lettura può costituire un rimedio contro la noia e le angosce, generate dall’impotenza di dover fronteggiare un nemico letale e misterioso. Diceva, in un aforisma di tanti anni fa un intellettuale altrettanto controverso di Woody Allen, Adriano Sofri, che "i decenni volano, sono certi pomeriggi che non passano mai". E allora impieghiamoli tornando a sfogliare dei libri, ascoltando della musica, perché "sa far sorridere" come afferma Arbore. Oppure guardiamo dei film che ci rimandino all’epoca, per nulla distante, in cui ci ritenevamo indistruttibili. Assolutamente da evitare titoli quali Armageddon e L’alba del giorno dopo.

"Albanesi incalliti". È il titolo di una prima pagina del quotidiano Il Manifesto degli anni in cui, dall’altra parte dell’Adriatico, dopo la caduta del Muro, si registravano continue partenze di persone disperate verso l’Italia, considerata una sorta di terra promessa.
Oggi la situazione si è ribaltata, l’Italia è in ginocchio a causa della pandemia e, allora, proprio dall’Albania, parzialmente risparmiata dal Coronavirus, è arrivato in aiuto un contingente di medici e infermieri. "Sono 30 anni che ci aiutate e supportate: è il minimo che potevamo fare", il leitmotiv della spedizione albanese. Un gran bel gesto di solidarietà, anche considerando tutte le difficoltà, non di rado accompagnate da atteggiamenti di rifiuto, che la comunità albanese, oggi costituita da poco meno di mezzo milione di persone, ha incontrato prima di riuscire ad integrarsi nella società italiana.
05.04.2020


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