Ottantamila giovani per il viaggio del papa a Milano
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La rockstar Francesco
ha infiammato San Siro
CLEMENTE MAZZETTA


Dalle periferie della città di Milano allo stadio di San Siro come una rockstar. Un milione di persone, forse di più, ha seguito ieri, sabato il viaggio di Papa Francesco nella metropoli lombarda. La giornata particolare del pontefice non è stata costellata da incontri con il mondo dell’imprenditoria e della finanza. Nemmeno con quello della cultura e dell’università. Ma le due tappe sono state molto significative: nel quartiere popolare delle "Case Bianche" di Milano, e nel carcere San Vittore.
"La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro - ha spiegato Francesco -. Nella misura in cui usciamo dal centro e ci allontaniamo da esso, scopriamo più cose". Nel quartiere delle "Case Bianche" di via Salomone, una serie di palazzoni di edilizia popolare alla periferia est della città,  il Papa di primo mattino è salito negli appartamenti di tre famiglie: due anziani, madre padre e tre bimbi musulmani, un disabile gravissimo assistito dai parenti. Una ragazza, Nada di 17 anni, di origine marocchine ha chiesto di fare un selfie con lui. È stata subito accontentata.
Papa Francesco era stato invitato a partecipare a Expo 2015, ma aveva declinato l’invito, assicurando però che avrebbe visitato Milano dopo la conclusione dell’esposizione internazionale. Il viaggio è così avvenuto ora: quattro mesi dopo il compimento dei 75 anni dell’arcivescovo Angelo Scola, termine canonico entro il quale i porporati devono presentare le loro dimissioni. Prima di partire dalle "Case Bianche" alla volta di piazza Duomo, i fedeli hanno immortalato il pontefice mentre usciva da un bagno chimico. Poi, verso le 11, ha raggiunto un’assolata piazza Duomo gremita di persone.  Sul sagrato della cattedrale ha recitato l’Angelus, non prima di aver tenuto un discorso al clero: "Non dobbiamo temere le sfide: quante volte si sentono lamentele su quest’epoca, ma non bisogna avere timore". Lo stesso richiamo di un altro grande Papa, quel "Non abbiate paura" di  Karol Wojtyla. Poi la visita al carcere di San Vittore. Un viaggio con un simpatico fuori programma. Francesco ha fatto fermare l’auto per accettare un piatto di risotto alla milanese offerto da alcuni chef che lo aspettavano lungo la strada. Quindi l’entrata nel carcere milanese a telecamere rigorosamente escluse, per la visita e il pranzo con i detenuti: "Vi ringrazio dell’accoglienza. Io mi sento a casa con voi".  
Dopo un breve riposo, appuntamento con la messa oceanica al parco di Monza. Da 700mila ad un milione i fedeli che hanno ascoltato la sua voce: "Non abbiate paura di abbracciare i confini - ha esortato il Pontefice - non possiamo rimanere  spettatori davanti a tante situazioni dolorose". E quindi : "Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali. La memoria è il migliore antidoto che abbiamo di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento. Non dimentichiamoci da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato". Infine una forte denuncia: "Si specula su tutto, sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti. Si specula sui giovani e sul loro futuro". La giornata particolare si è conclusa a Milano, allo stadio per l’incontro con gli 80mila ragazzi cresimandi, parenti e gli educatori. Che l’hanno accolto come una rockstar.

c.m.
26.03.2017


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