Le Pen corre verso l'Eliseo spinta dagli attacchi terroristici
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L'Europa finisce
sotto scacco populista


Marine Le Pen corre verso l’Eliseo, spinta anche dalle paure innescate dall’ultimo attentato sugli Champs-Élysées, mentre il progetto di Frauke Petry  e della sua destra nazionalista Alternative für Deutschland si sgonfia a Colonia sotto le polemiche. Le due facce del populismo europeo sono racchiuse in due tendenze differenti e per certi versi contraddittorie. Perché se la leader del Fronte nazionale alla vigilia del voto di oggi, domenica, continuava a premere l’acceleratore per ottenere alle primarie (il secondo turno si svolgerà il 7 maggio) il maggior numero di voti, sfruttando lo sdegno per l’omicidio del poliziotto Xavier Jugelé, neanche 38 anni; per Alternative für Deutschland ieri, sabato, è stato il giorno della resa dei conti interna. Riunito a Colonia, il movimento di destra che aveva alimentato speranze in tanti gruppi populisti europei che lo vedevano come una reale alternativa alla Merkel e a Martin Schulz, che ha rilanciato la socialdemocrazia tedesca nei sondaggi, ha bocciato le proposte di Petry. La quale, a sua volta, ha attaccato i suoi avversari. La leader dell’Afd, eletta due anni fa al posto del co-fondatore del partito, l’economista Bernd Lucke,  peraltro già da qualche giorno aveva annunciato, attraverso Facebook, che non sarà candidata alle elezioni tedesche di settembre. Una decisione (peraltro Petry è incinta) che riflette la crescente conflittualità interna al partito che contesta la Petry e suo marito Marcus Pretzell. In particolare è stata respinta l’idea di creare un partito popolare borghese capace nei prossimi anni di guidare una grande formazione nazionalista. Una formazione che potrebbe crescere, secondo la leader dell’Afd, dagli attuali 8-10 al 30% dei consensi. Ma questa idea non ha appunto scaldato i cuori dentro Alternative für Deutschland, riunita in un hotel davanti al quale i movimenti di sinistra hanno inscenato una protesta.
Da Colonia a Parigi, dove ieri, alla Gare du Nord, un uomo ha cercato di  aggredire con un coltello una pattuglia di polizia. Attimi di panico, risoltisi con l’arresto e nessun ferito. Le Pen, intanto, nelle ultime ore ha ribadito due concetti: espulsione per chi è radicalizzato e frontiere chiuse contro il terrorismo. Un appello mentre, nei sondaggi, è data al 21.8% contro il 24 del moderato Emmanuel Macron, con François Fillon che sembra aver schivato gli scandali e viene indicato al 19 per cento, stesso risultato sino ad ora ottenuto dal candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon.


Da Londra
La Brexit aspetta con inquietudine
il nuovo inquilino dell’Eliseo a Parigi
Alessandro Carlini

La Gran Bretagna guarda con una certa inquietudine alle elezioni presidenziali francesi perché il successo della Brexit dipende anche da chi siede all’Eliseo. E l’ipotesi che sicuramente piace meno alla premier conservatrice Theresa May è che sia Marine Le Pen a diventare il prossimo capo di Stato dall’altra parte della Manica. Nonostante la leader del Fronte nazionale invochi da tempo una "Frexit", l’uscita della Francia dall’Ue, una sua vittoria avrebbe un effetto dirompente e destabilizzante proprio nei mesi in cui si aprono i cruciali negoziati tra Londra e Bruxelles.
L’euroscetticismo dei Tories, piuttosto pragmatico e rivolto comunque a mantenere una forte collaborazione economica con Bruxelles, è ben diverso da quello radicale di Le Pen, che è già pronta a introdurre misure protezionistiche all’insegna di uno spiccato nazionalismo, con conseguenze potenzialmente disastrose per il mercato unico europeo. Quindi con una situazione di caos in Europa, Londra potrebbe non riuscire nemmeno a concludere in base ai suoi piani i negoziati entro i due anni e arrivare in tempi rapidi ad un trattato di libero scambio. Ci sono alcuni euroscettici britannici che credono invece in un effetto positivo da una elezione di Le Pen ma rappresentano una sparuta minoranza.
Anche una vittoria di Emmanuel Macron non va a genio in quel di Londra, per la sua spiccata vocazione europeista, che potrebbe ostacolare la Brexit e rendere più difficile un accordo futuro. È stato lui a definire la Gran Bretagna come uno "Stato vassallo" dell’America di Trump che pagherà le conseguenze del suo addio all’Ue. Quindi l’establishment del Regno Unito, stando a quello che sostiene il Daily Telegraph, alla fine tifa per il rappresentante del centro destra, François Fillon, che offre una serie di "garanzie". A partire da quelle personali, in quanto il candidato dei Republicains è sposato con una gallese, ma soprattutto politiche, poiché Fillon ha affermato che non intende punire la Gran Bretagna per il suo divorzio da Bruxelles, ma condurre una trattativa rapida e trasparente.


Da Roma
L’Italia teme una svolta "sovranista"
con il successo del Front National
Francesco Anfossi

Le elezioni presidenziali francesi presentano molte più analogie con la situazione politica italiana di quanto si creda. Primo tra tutti lo spettro dell’astensionismo, primo partito della Francia così come dell’Italia (le percentuali in entrambi i Paesi oscillano intorno al 30 per cento). Il rigetto della politica tradizionale, sostanzialmente in stallo, è una caratteristica comune ai due Paesi.  Anche i temi al centro della campagna (euro, immigrazione, islam, sicurezza) sono gli stessi in discussione in Italia, dove come è noto si svolge una campagna elettorale permanente. Senza contare il fatto che quel che succederà a Parigi verrà interpretato come un giudizio sulla classe politica tradizionale.
L’Europa, prima di tutto. Una vittoria di Marine Le Pen, che ha promesso un referendum sull’euro e su Frexit (l’uscita del Paese dall’Unione) rafforzerebbe certamente la Lega Nord di Matteo Salvini, ormai da tempo trasformatasi da partito autonomista settentrionale a Fronte nazionale all’italiana populista, xenofobo e antieuropeista.
È molto probabile che l’andata al ballottaggio del Front National darebbe una spinta alla fusione in chiave "sovranista" del partito di Salvini con la destra di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, entrambi  anti-migranti, tenendo ai margini Forza Italia di Silvio Berlusconi, l’ex premier della Seconda repubblica italiana ormai piuttosto appannato politicamente. Della vittoria del secondo candidato antieuropeista di sinistra Jean-Luc Mélenchon si gioverebbe invece la seconda grande formazione populista italiana, quel Movimento Cinque Stelle dato nei sondaggi al primo posto, ormai davanti al Partito democratico. Quest’ultima formazione, dopo la scissione della vecchia guardia di D’Alema e Bersani, sta per riconsegnare la leadership a Matteo Renzi, a fine aprile, in seguito alle "primarie". La vittoria dei centristi, da François Fillon a Emmanuel Macron, potrebbe al contrario dare qualche scossone al partito di governo e ai partiti alleati centristi, allontanando lo spettro di una "Italexit" ormai contemplata anche a Roma.


Da Berlino
"La Germania guarda atterrita,
teme xenofobia e antisemitismo"
Stefano Vastano

Uno spettro mostruoso s’aggira ai confini della Germania. Uno spettro che ha il volto della 48enne Marine Le Pen, che alle prossime elezioni in Francia potrebbe strappare almeno il primo turno per la corsa all’Eliseo. E rinforzare così, dall’altra parte del Reno, l’"Alternative für Deutschland", l’estrema destra tedesca che però deve fare a meno di Frauke Petry, la sua leader 41enne che non sarà candidata alle elezioni del prossimo 27 settembre. Per questo la Germania  "guarda sinora atterrita alle elezioni nel suo più importante vicino", ha rilevato il settimanale "Die Zeit". La vittoria di ‘Frau Le Pen’ significherebbe infatti in prospettiva una "Frexit", l’uscita della Francia dall’euro. E quindi la fine di quella Europa unita come l’ha plasmata sia la Cdu della Merkel che la Spd, ora guidata alle elezioni dal suo rivale Martin Schulz. "Quanto è pericolosa Le Pen?", ha titolato ‘Bild’. E il quotidiano più diffuso in Germania, oltre alla bomba della Frexit, ha menzionato l’accesa xenofobia e il crudo antisemitismo agitati da Le Pen. Una vittoria dell’estrema destra francese, ci ha spiegato il politologo Herfried Münkler, "spezzerebbe l’asse franco-tedesco su cui si regge l’architettura della Ue. E farebbe lievitare per la prima volta in Germania il consenso dell’estrema destra". Cambiando a fondo, e a 50 anni esatti dalla morte di Konrad Adenauer, il primo Kanzler tedesco del dopoguerra, il profilo della stessa Repubblica federale. L’appello di Frank-Walter Steinmeier, l’ex ministro degli esteri della Spd ed ora presidente tedesco, è "di non farsi incantare dalle sirene del populismo". La via della Ue, ha ricordato Steinmeier, "sarà difficile, ma resta un vantaggio sia per la Germania che per la Francia". Persino Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze del governo Merkel, è sceso in campo contro la minaccia Le Pen, dichiarando senza reticenze che "probabilmente io voterei Emmanuel Macron". E cioè per l’ex ministro dell’economia francese: il rivale oggi più forte di Madame Le Pen che, ha aggiunto Schäuble, "possiede davvero molto charme".
23.04.2017


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