Sandro Cattacin e Toni Ricciardi sui flussi migratori
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"Il mediterraneo
torni una priorità"
MASSIMO SCHIRA


L’emergenza migranti alle frontiere sud dell’Europa non sta mettendo fortemente sotto pressione soltanto i Paesi "al fronte", come Italia e Grecia. Sta mettendo a rischio le fondamenta stesse dell’Unione europea. La ricerca di una risposta congiunta al 1,2 milioni di richieste d’asilo annue (dato 2016) è fonte di profonde divisioni interne. Che rallentano il percorso verso una soluzione stabile al problema. Soluzione che, invece, sarebbe urgente trovare. "Il problema è che l’Europa non vede più nel Mediterraneo una priorità assoluta - spiega lo storico delle migrazioni Toni Ricciardi -. Il fallimento degli accordi di Barcellona che volevano nel Mediterraneo una zona di libero scambio, anche commerciale ha complicato le cose. Perché l’Europa ha scelto di aprirsi ad Est, invece che sul mare, verso Sud. E, adesso, la migrazione mette a rischio le basi stesse dell’Unione".
Proprio tra i Paesi entrati nell’Ue con l’allargamento ad Est, infatti, l’Europa sta trovando forti resistenze nel contrastare con una politica unitaria l’emergenza migranti. "Troppi Paesi, per così dire, ‘non giocano il gioco’, ostacolano il processo - osserva il sociologo Sandro Cattacin -. L’Europa deve trovare il modo di farli entrare nel concetto democratico, altrimenti c’è il rischio di una spaccatura che li vedrà esclusi. Al centro naturalmente c’è l’asse Germania-Francia, perché politicamente l’Italia è in difficoltà e la figura del premier Gentiloni manca di credibilità. È chiaro che bisognerebbe evitare che queste persone salgano sui barconi, ma attualmente non si fa altro che complicare loro il viaggio. Controllare tutto il Mediterraneo è impossibile senza unità d’intenti. Blocchiamo gli arrivi in Italia? Gli sbarchi si sposteranno in Spagna. La soluzione è uno spazio economico con al centro il Mediterraneo, un’Unione mediterranea. Il problema è che attualmente c’è troppa instabilità nell’Africa del nord per trovare interlocutori affidabili. Vale per la Libia, ma anche per Tunisia e Marocco".
La situazione resta insomma quanto mai intricata e anche dai grandi attori come Germania e Francia arrivano risposte discordanti. "Dire che manca la solidarietà interna all’Ue è ormai lapalissiano - aggiunge Ricciardi -. Manca una politica che miri al bene comune, sacrificata sull’altare  dell’opinione pubblica interna. In Germania le elezioni di settembre non aiutano e in Francia il nuovo presidente Macron sulla carta doveva essere più libero di agire con ragionevolezza, ma in realtà si sta piegando all’opinione pubblica. L’Italia, poi, ha completamente perso il suo ruolo di dialogo ‘panarabo’. In un certo senso, la Germania ha battuto l’Italia in Europa, perché la centralità del Mediterraneo cozzerebbe con l’allargamento ad Est del mercato tedesco, che è la via scelta dall’Ue".
Anche la Svizzera, però, ha un ruolo da giocare. Soprattutto pensando alle oltre 27mila domande d’asilo ricevute lo scorso anno e al forte dibattito interno sul tema della migrazione. "La Svizzera lavora molto con le Nazioni Unite alla ricerca di soluzioni coordinate a livello mondiale - conclude Sandro Cattacin -. Perché è illusorio pensare che l’emergenza possa essere risolta solo attraverso l’intervento dell’Unione europea. Le cifre sono impressionanti, ma lo spazio di manovra per l’accoglienza è ancora molto. In proporzione all’Europa, le cifre sono tutto sommato basse".  m.s.
02.07.2017


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