Come è cambiata la strategia dal 2004 a Barcellona
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Da al Quaeda a Isis
tutto si è semplificato
GUIDO OLIMPIO


L’erba cattiva si taglia, ma le radici restano e durano nel tempo. Per questo il terrorismo è tornato ad insanguinare la Spagna, colpita in modo violento nel lontano 2004 con le bombe sui treni. Allora fu al Qaeda, adesso un gruppo di simpatizzanti dell’Isis. Due mondi vicini e separati al tempo stesso, uniti dalla voglia di sterminare gli "infedeli". Con differenze e punti di contatto che proviamo a esplorare.
I seguaci di Osama avevano molto tempo e ne dedicavano tanto alla preparazione. In modo quasi ossessivo, attenti a chi arruolavano, molti osservanti delle regole, con la necessità di avere sempre un "emiro" all’interno della cellula. Bin Laden e i suoi luogotenenti era quasi maniaci nella preparazione di un attacco, per la semplice ragione che non volevano fallire. Dunque c’era un rigore nel setacciare le reclute, sceglievano i migliori, i "soldati perfetti", come Mohammed Atta, il leader del commando dell’11 settembre. E non si può dire che fosse una tattica sbagliata. Con una progressione letale hanno messo a segno attacchi devastanti: il primo contro le Torri Gemelle nel ‘93, quindi in Egitto e Pakistan, poi in Africa (estate ‘98, contro due ambasciate Usa), a chiudere le Twin Towers e il volo United 93. L’apice ha segnato anche l’inizio di un declino operativo, ma non di una scomparsa. Proprio a Madrid, alla stazione di Atocha, hanno dimostrato di aver ancora uomini e munizioni.
Con il passare degli anni e le difficoltà ad operare - Osama costretto a vivere in clandestinità -, al Qaeda ha cercato di leccarsi le ferite pensando al domani. E poco prima di essere ucciso, il fondatore della fazione aveva cambiato idea: basta con piani complessi, aveva scritto ai suoi in una sorta di testamento operativo. E quell’idea è stata ripresa, con vigore e scaltrezza, dallo Stato islamico.
Gli "ufficiali" del Califfo non perdono tempo, la loro ossessione non è la preparazione ma l’esecuzione. Da qui ordini generici con una priorità: agire ad ogni costo, con qualsiasi mezzo e ovunque sia possibile. È chiaro che nonostante la propaganda, l’Isis ha una struttura relativa, che a volte può uccidere usando un commando (vedi Parigi), ma di solito si affida ad affiliati che hanno "visto" la Jihad solo in una realtà virtuale, sul web. La conseguenza è un terrore a basso costo, che però fa danni anche solo usando un furgone lanciato sulla folla. La forza sta nella volontà di ripetere questi gesti all’infinito, a prescindere da quello che accade in Iraq o in Siria. È una strategia che paga. Se lo Stato Islamico perde continuamente terreno non significa che non sia in grado di pugnalarci in casa. Anche perché ha sviluppato il sistema del controllo remoto: può guidare da lontano i suoi mujaheddin. Il livello di pericolosità cambia a seconda delle possibilità. Questo per dire che non sarebbe una sorpresa se domani, insieme ai "cani randagi" protagonisti delle azioni di questi mesi, rispuntassero in Europa i veterani del conflitto siro-iracheno. E allora le conseguenze sarebbero ben peggiori.
20.08.2017


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