Treni superveloci e tunnel ma gli Usa sono poveri di strade
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Il Libro dei sogni
di Donald Trump
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Il fiore all’occhiello potrebbe essere il futuribile Hyperloop, il treno ad altissima velocità immaginato da Elon Musk: 800 km/h grazie alla lievitazione magnetica e con impianto ambientale vicino a zero. Ma nel libro dei sogni di Donald Trump c’è anche il Gateway, un tunnel ferroviario sotterraneo da 30 miliardi sotto il fiume Hudson che potrebbe alleggerire il traffico attorno all’area metropolitana di New York e il cui finanziamento sta tenendo ostaggio in Senato le minime della Casa Bianca al ministero dei Trasporti. Più vicino a casa, la ricostruzione dell’Hoover Building, dopo aver demolito il fatiscente edificio brutalista che ospita l’attuale quartier generale dell’Fbi: rappresenta un pugno nell’occhio per i clienti del Trump Hotel, ad appena un isolato di distanza su Pennsylvania Avenue.
  Grandi opere da costruire "con il cuore americano, con mani americane e con il coraggio americano", come ha twittato di prima mattina il presidente che fino a novembre 2017 era, più che un politico, un tycoon del cemento. C’è una strizzata d’occhio agli elettori della Florida, dai tempi del "Gore contro Bush" del 2000 quadriennale campo di battaglia delle elezioni presidenziali: il progetto I-4 Ultimate - ha spiegato la ministro dei trasporti Elaine Chao - dovrebbe "trasformare la parte centrale dello stato ricostruendo (e creando due controverse corsie preferenziali a pedaggio elettronico, ndr) lungo una trentina di chilometri di autostrada Interstate nel corridoio tra Tampa e Daytona Beach.
   Trump ha svelato il piano lunedì scorso alla Casa Bianca: ma la tanto attesa "blueprint"  per rinnovare le "cadenti" infrastrutture del Paese venendo incontro una necessità evidente a chiunque abbia viaggiato sulle autostrade o i treni degli States o abbia attraversato i suoi fatiscenti ponti, si è rivelata una promessa da "topolino": 200 miliardi di dollari federali, nella speranza di stimolare oltre 1.500 miliardi di dollari di investimenti privati e delle amministrazioni locali in dieci anni. L’America, che negli anni Sessanta investiva il 4% del Pil  in grandi opere e ora si ferma al 2,6%, ne ha effettivamente fortissimo bisogno. Secondo stime del World Economic Forum gli Stati Uniti sono al 10° posto a livello globale in materie di infrastrutture funzionanti. Un miglio su cinque di pavimentazione autostradale è in condizioni decadenti, e questo ha obbligato nel 2014 ogni singolo conducente a perdere 42 ore nel traffico. Un terzo dei ponti, all’epoca colossali imprese di grande ingegneria, ha oltre 50 anni, mentre la rete idrica registra circa 240.000 guasti ogni anno.
  Tra il dire il fare c’è di mezzo il mare: nella fattispecie c’e’ Capitol Hill nell’anno delle elezioni di midterm, ma anche le tante municipalita’ d’America già alle strette e che sono ben aliene alla prospettiva di farsi ulteriormente svenare.  Nel clima incandescente di Washington, il piano proposto dal presidente è stato accolto con scetticismo. Molti parlamentari temono che le amministrazioni locali faranno fatica a reperire fondi, salvo aumentare tasse e imporre pedaggi. C’è chi paventa l’esplosione del deficit pubblico, che il prossimo anno dovrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari, oltre il doppio di quanto previsto lo scorso anno dall’ amministrazione. Dei 200 miliardi federali  indicati dal tycoon, metà sarebbero incentivi per attirare finanziamenti locali e privati (l’obiettivo è di generare 6,5 dollari di investimenti privati per ogni dollaro federale), mentre 50 andrebbero alla "troppo a lungo dimenticata" America rurale: un modo per rendere più appetibile il piano agli occhi dei parlamentari dei ‘Red States’. Gli altri 50 sarebbero suddivisi in prestiti e bond per nuovi progetti, finanziamenti di opere già in corso e programmi d’avanguardia come, appunto, l’Hyperloop di Musk. .
  Si parla di ridurre le regole per ottenere permessi, accelerare le valutazioni di impatto ambientale, permettendo ai gasdotti attraversare i parchi nazionali. Importanti infrastrutture tra cui i due aeroporti Reagan e Dulles della capitale e la Tennessee Valley Authority potrebbero essere privatizzate ("Sul mio cadavere", ha protestato il senatore del Tennessee Lamar Alexander, un repubblicano della vecchia guardia). Ma anche la partnership pubblico-privato su cui si basa l’intera iniziativa potrebbe rivelarsi alla resa dei conti un fallimento. Ando’ cosi’ in Indiana quando il vice presidente Mike Pence era governatore: per ricostruire 30 chilometri di autostrada fu creata una partnership che coinvolgeva un contractor spagnolo e un fondo pensione canadese. Il progetto era relativamente semplice ma accumulò 2 anni di ritardo costringendo alla fine lo stato di accollarsi tutto il lavoro.
18.02.2018


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