Houthi yemeniti hanno colpito con droni due raffinerie
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Attacco al petrolio
dell'Arabia Saudita
R.C.


I ribelli houthi dello Yemen hanno rivendicato l’attacco con droni del 14 settembre contro due importanti installazioni petrolifere dell’Arabia Saudita. Il primo impianto colpito, Buqyaq, viene descritto come il più grande al mondo per la stabilizzazione del petrolio, capace di lavorare 7 milioni di barili al giorno, mentre il secondo, Khurais, è un campo di estrazione gestito dalla Saudi Aramco. Non è chiaro se nell’impianto di Buqyak e nel giacimento di Khurais, capace di produrre 1 milione di barili al giorno, ci siano stati dei feriti. Ma soprattutto impossibile immaginare l’impatto che gli attentati, che hanno provocato esplosioni e incendi, avranno sulla produzione. Stando ad alcuni video pubblicati online, nella raffineria di Buqyaq sono stati anche sparati colpi di arma da fuoco, sebbene su questo non vi sia stata una conferma.  
   Il ministero dell’Interno saudita in un comunicato ha spiegato che gli incendi sono scoppiati dopo che il sito è stato "preso di mira da droni", aggiungendo che "è in corso un’inchiesta". Mentre dal canale satellitare Al-Masirah degli Huthi, il portavoce militare Yahia Sarie in un breve messaggio trasmesso ha detto che nell’attacco sono stati utilizzati dieci droni.
Sui siti di informazione sauditi sono stati pubblicati dei video ripresi nell’impianto di Buqyaq proprio durante l’attacco; si sente il rumore di mitragliatrici anti-aeree che sparano, con tutta probabilità, verso il drone.
Gli effetti dei bombardamenti, alte colonne di fumo e fiamme che si alzavano dal punto delle esplosioni, sono state mostrate dalla tv saudita Al-Arabiya.
15.09.2019


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