Il ruolo di Facebook e Twitter a un anno dal voto Usa
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Se la "Middle class"
è manipolata dai social
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Un anno dal voto: un sondaggio Fox mostra Joe Biden vincitore della Casa Bianca con 12 punti di vantaggio su Donald Trump investito dal tornado dell’Ucrainagate. Concordano Nbc e Wall Street Journal: quasi la metà degli americani (il 49%) sostiene l’impeachment e vuole che il presidente venga rimosso. Se si votasse oggi, sia Joe Biden sia Elizabeth Warren batterebbero Trump rispettivamente con 9 e 8 punti di scarto. Ma è ancora decisamente presto: le presidenziali Usa navigano in "uncharted waters", acque inesplorate, in vista delle elezioni 2020, tant’è che Michael Bloomberg, il tycoon dei media, muove i primi passi per una candidatura. Convinto che la fiamma di Biden si stia affievolendo e che il resto del pool Dem sia debole, il tre volte sindaco di New York ha presentato le carte per entrare nelle primarie dell’Alabama. Se poi deciderà davvero di entrare in pista, pagherà la corsa di tasca propria. Lo scenario del prossimo 3 novembre potrebbe dunque essere "tyccon contro tycoon".
  Una equazione a più incognite, di cui la prima è l’andamento dell’impeachment, l’ingresso in campo di Bloomberg solo l’ultima. La manipolazione delle menti degli elettori attraverso i social media è un altro dei fattori in gioco in una America dipendente da piattaforme come Facebook e Twitter che consentono ai politici di influenzare ma anche sfruttare ansie e paure attraverso informazioni false o fuorvianti. Un altro fattore ancora sono le prospettive dell’occupazione a fronte di una nuova rivoluzione industriale basata sull’intelligenza artificiale e la robotica. Altri ancora i costi della salute. Il cambiamento climatico, l’ascesa della Cina, gli spostamenti demografici che sempre più marginalizzano gli americani di razza bianca a vantaggio delle minoranze.     
  A un anno dal voto regna  in America la più assoluta incertezza sul destino di Trump ma anche su chi tra i candidati  democratici prenderà lo scettro della nomination che, con esiti diversi, nel 2008 fu di Barack Obama e nel 2016 di Hillary Clinton. Biden, secondo un sondaggio Nyt/Siena College è l’unico Dem che tiene testa a Trump (ma di soli due punti percentuali) negli Stati chiave, ovvero ovvero Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, Arizona e North Carolina. L’ultimo rilevamento Abc/Washington Post mostra "Mayor Pete" Buttigieg tallonare la stabile trinità di Biden, Elizabeth Warren e Bernie Sanders davanti al gruppo fermo al 2% o ancora al di sotto. Partito come il vero outsider e sempre più popolare, il 37enne sindaco di South Bend potrebbe rappresentare l’alternativa giovane al vecchio Biden ma deve a sua volta convincere che non è troppo giovane e troppo gay.  Quanto all’ex vicepresidente, è in evidente difficoltà per le polemiche sull’Ucraina ma anche sul fronte della raccolta di fondi, mentre Sanders ha appena avuto un infarto e la Warren pare troppo schierata a sinistra e invisa a Wall Street. Con la mancanza di un vero leader in casa Dem aleggia un piano B. Se ai primi appuntamenti in Iowa e New Hampshire, a febbraio, Biden crollerà e la Warren dovesse decollare, oltre a Bloomberg potrebbero essere tentati di scendere in campo personaggi come il numero uno di Disney Bob Iger, il favorito di Oprah Winfrey.       
  La campagna elettorale si preannuncia dunque una delle più imprevedibili della storia recente Usa. Cosa faranno i repubblicani di Capitol Hill, tuttora monolitici a favore di Trump? Se il tycoon riuscirà a tenere unito il fronte con promesse trasversali (tra le più importanti, la nomine di giudici federali e di un altro togato alla Corte Suprema che ne sbilancerebbe a destra l’equilibrio), la vicenda stessa dell’impeachment potrebbe diventare il definitivo trampolino di lancio per la rielezione e un boomerang per le aspirazioni democratiche di riprendersi la Casa Bianca.  Se invece quel fronte si dovesse sfaldare davanti a prove sempre più schiaccianti, allora le chance di Trump si ridurrebbero al lumicino. Non è un caso se anche in casa repubblicana c’è già chi sta lavorando a un piano B. Non si può rischiare. Così dal vicepresidente Mike Pence al senatore ed ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney, sono molti i nomi che circolano, compreso quello della ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley.
10.11.2019


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