Clima incandescente in Usa in vista dell'impeachment
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È già "Trump show"
in attesa del Senato
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Donald Trump vuole un processo-show in Senato una volta che la Camera a maggioranza democratica, pobabilmente prima di Natale, avrà votato la messa in stato di accusa: "Non hanno in mano nulla", ha proclamato il presidente degli Stati Uniti in una belligerante intervista-monologo al programma amico "Fox and Friends" dopo due settimane di audizioni pubbliche disastrose per lui e il suo partito.
Uno dopo l’altro, alti funzionari dello Stato non di parte - come ha detto una di loro, Fiona Hill, esperta di Russia distaccata dal Dipartimento di Stato al Consiglio per la sicurezza nazionale, "abbiamo accettato, potevamo non farlo" - hanno portato in luce l’esistenza di un un "quid pro quo" nei rapporti della Casa Bianca con l’Ucraina. Con la merce di scambio per gli aiuti militari sospesi e la photo-op del neo-presidente Volodimir Zelenzky nell’ufficio Ovale una duplice inchiesta: sul ruolo dell’Ucraina, e non della Russia, nelle elezioni 2016. Ma sopratutto su Hunter Biden, consigliere di amministrazione del gruppo energetico Burisma, e di riflesso sul padre Joe, ex vicepresidente e potenziale rivale Dem di Trump nel 2020. Fu una "commissione di politica interna" con la regia dell’avvocato personale del presidente, Rudolph Giuliani, come l’ha definita la Hill; un "quid pro quo" di cui "tutti sapevano l’esistenza", ha detto Gordon Sondland, ricco albergatore repubblicano dell’Oregon nominato da Trump ambasciatore alla Ue dopo una donazione da un milione di dollari al comitato per il suo insediamento.   
Il tycoon si difende con la rabbia dell’animale ferito. Liquida Sondland con un "lo conosco appena", mentre difende Giuliani, che a sua volta ha assicurato al Guardian che il presidente gli resterà fedele (ma che ha "una buona assicurazione": se "lo spingeranno sotto un autobus, pagherà i conti dell’ospedale").
Mentre i democratici lavorano ai capi di accusa (oltre a corruzione all’abuso di potere e ostruzione della giustizia potrebbero includere l’intimidazione di testimone dopo il tweet in diretta di Trump contro l’ex ambasciatrice a Kiev, Marie Yovanovich), non sono previste al momento altre deposizioni. La speaker della Camera Nancy Pelosi ha escluso di attendere decisioni dei tribunali, che potrebbero prendere mesi, sulla mancata comparizione del segretario di Stato Mike Pompeo, il chief of staff  Mick Mulvaney e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton che venerdì è tornato su Twitter dopo aver lasciato la Casa Bianca oltre due mesi fa: "Mi avevano bloccato finora, per i retroscena, restate sintonizzati. C’è dell’altro".
L’idea adesso è di un processo veloce al Senato, al massimo due settimane dopo Capodanno. Trump sa che difficilmente sarà condannato (servono due terzi dei voti) e conta di usare la piattaforma dell’impeachment, una volta ripreso il controllo della regia, per una contro-inchiesta sui Biden chiamando a testimoniare Hunter e il whistleblower della Cia, dalle cui accuse è partita l’inchiesta.
I repubblicani intanto studiano la linea di difesa che le sparate del presidente in tv e su Twitter costringono a modificare in diretta. Quella in auge (finora) è che, Trump, anziché puntare sui Biden, voleva far luce sulla generale corruzione dell’ex repubblica dell’Urss, sulla scorta della teoria mai dimostrata di una influenza di Kiev - e non di Mosca - sulle elezioni Usa 2016. Una versione sbugiardata da funzionari dell’intelligence che venerdì hanno infornato il Senato di una campagna di anni della Russia per incastrare l’Ucraina per l’hackeraggio del voto.
24.11.2019


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