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L'America divisa tra attenzione alla salute e all'economia
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Trump pensa ai bilanci
e vuol riaprire a Pasqua
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Cabin fever alla Casa Bianca: con l’America entrata in una nuova settimana di isolamento, il presidente Donald Trump mostra gli stessi sintomi da quarantena imposta ai suoi connazionali per arginare la pandemia. Vietate le visite di amici, limitate quelle dei consiglieri, ma soprattutto privato delle folle osannanti che lo attendevano ad ogni comizio, il 71enne presidente è preoccupato per la sua sopravvivenza, soprattutto politica. Ecco perché il presidente ha annunciato l’intenzione di riaprire il Paese entro Pasqua, senza aver consultato i dati epidemiologici che ogni giorno gli esperti gli mettono sotto il naso: i malati sono oltre 100mila. Intanto l’area metropolitana di New York rischia seriamente di avere più malati e morti rispetto a Wuhan in Cina o alla Lombardia in Italia. La stima è del New York Times, che sottoliena come il coronavirus nella Grande Mela stia uccidendo una persona ogni 17 minuti. Attualmente i casi sono oltre 26mila, in terapia intensiva sono 1175.
Ma Trump ha tirato dritto. "Ho pensato che Pasqua è un momento bellissimo e vorrei le chiese piene", ha detto il presidente in conferenza stampa lasciando di sasso consiglieri come Anthony Fauci, tornato in pubblico dopo un’assenza sospetta che molti hanno attribuito alla franchezza nel contraddire la "pseudo-scienza" del tycoon. Inorriditi gli scienziati, ma cosa ne pensano economisti e politologi? "Vi prego, non accettate consigli medici da uno che guarda un’eclissi di sole senza filtri", ha ironizzato Hillary Clinton, l’ex First Lady e Segretario di Stato sconfitta da Trump nel 2016.
Anche se i sondaggi finora non hanno mostrato variazioni di rilievo dall’inizio dell’emergenza virus, le preoccupazioni del presidente sulle ricadute economiche della crisi sono dettate in buona parte dalla convinzione che una prevedibile recessione influenzerà negativamente per lui il prossimo voto di novembre. Economisti di diverse fedi politiche non sono d’accordo: alla luce della retorica trumpiana, della sua tendenza a andare per la sua strada seguendo l’istinto, c’è a loro avviso una falsa scelta tra crescita economica e protezione della salute.
"Non possiamo rilanciare l’economia e ignorare la pila di cadaveri dietro l’angolo", ha argomentato l’ex capo di Microsoft Bill Gates. "La perdita di vite umane che abbiamo davanti se non si fa opera di contenimento supererà quella delle guerre in cui siamo stati coinvolti", ha ammonito Diane Swonk dello studio di revisori dei conti Grant Thornton di Chicago, secondo cui il danno permanente all’economia "sarà a quel punto davvero difficile da riparare". D’accordo Maurice Obstfeld, ex economista capo del Fondo Monetario e ora professore a Berkeley: "Prima di riavviare le attività economiche dobbiamo stabilizzare il contagio: altrimenti il rimedio sarebbe peggiore del male".
L’idea caldeggiata da Trump nasce in ambienti conservatori: "Torniamo a vivere e a lavorare. Non sacrifichiamo il Paese", ha detto sulla Fox il vice-governatore repubblicano del Texas Dan Patrick pronto a sacrificare la sua salute pur di abolire il "social distancing". In termini ancora più radicali l’ex conduttore della Fox Glenn Beck ha dichiarato che preferirebbe "ammalarsi e morire piuttosto che uccidere la nazione". Al di là delle valutazioni di merito d’altro canto la sparata di Trump appare velleitaria. "Trump fa solo uno show. È come un vecchietto rimbambito, lo si lasci parlare della Pasqua", ha scritto su Facebook il direttore della Voce di New York, Stefano Vaccara: "Quando e cosa ripartirà saranno i governatori come Andrew Cuomo a New York a deciderlo, così come sono stati loro a decidere le restrizioni".
29.03.2020


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