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L'Italia al voto sulla diminuzione dei parlamentari
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I "tagli" politici infiammano
...i  partiti "anti - casta"
DAVID ALLEGRANTI DA ROMA


Il risultato del referendum costituzionale sul taglio del numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200) potrebbe rappresentare la rinascita dei populisti italiani, parecchio ammaccati dopo le varie esperienze governative. Il M5S, che alle elezioni politiche del 2018 aveva preso più del 32 per cento, è da mesi in forte difficoltà dopo aver costituito prima un governo con la Lega di Matteo Salvini e poi un altro con il Pd di Nicola Zingaretti. Adesso però il referendum costituzionale (gli italiani voteranno oggi, domenica, e domani, anche per le elezioni regionali) potrebbe rianimare un partito che da dieci anni promuove battaglie "anti-casta".
Ad aiutarlo ci sarà anche il centrosinistra, che seppur timidamente (prima del governo con i Cinque Stelle il Pd si era schierato contro il taglio), ha detto Sì alla riduzione del numero dei parlamentari. Una vicenda politica che ha scosso il partito di Zingaretti, che si è spaccato. Una parte del Pd infatti già aveva malamente digerito l’alleanza con gli ex avversari. Il Sì alla riduzione di deputati e senatori è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per alcuni esponenti di punta del centrosinistra, come il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che si sono schierati decisamente per il No.
È verosimile pensare che dopo le elezioni ci saranno ripercussioni sul Pd (ma non sul governo di Giuseppe Conte). Anche perché insieme al referendum, come detto, ci sono pure le elezioni regionali. Il centrosinistra rischia di perdere in due regioni chiave, come Toscana e Puglia, dove adesso governa.
"Se vince il Sì si riaprirà, finalmente, il cantiere delle riforme istituzionali chiuso ormai dal 2016 e dalla sconfitta di quel referendum", dice al Caffè il deputato Andrea Romano, portavoce di Base Riformista, la componente del Pd più numerosa in parlamento. E spiega: "Al di là dei toni molto drammatizzati usati dalla campagna per il No, che ha dipinto questo referendum come un’occasione per ‘dare una lezione’ ai Cinque Stelle e all’antipolitica, il taglio dei parlamentari unito alle altre riforme ottenute dal Pd è anche un piccolo ma importante passo per riaprire una strada bloccata. E finché non riusciremo a innovare le istituzioni democratiche, rafforzandone l’efficienza e la credibilità, l’antipolitica avrà campo libero nell’opinione dei cittadini".
Per questo la vittoria del Sì è tanto importante: per fermare l’antipolitica riattivando la riforma delle istituzioni". Di diverso avviso Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia e "spin doctor" di Silvio Berlusconi per la comunicazione su Internet, schierato per il No: "Il taglio da solo, senza riforma del bicameralismo perfetto e nuovo rapporto Stato-Regioni peggiora il funzionamento del Senato. I 200 senatori saranno troppo pochi per adempiere ai lavori delle commissioni permanenti, bicamerali, speciali, internazionali - dice -. Intere regioni medio/piccole non eleggeranno senatori di opposizione, stante la riduzione del numero e l’elezione del Senato su base regionale".
Non è la prima volta che in Italia si tenta di ridurre il numero di parlamentari ma, come ricorda Palmieri, "la riforma Berlusconi e quella di Renzi avevano il taglio come ciliegina sulla torta della riforma della seconda parte della Costituzione: fine bicameralismo perfetto, rapporto Stato-Regioni, poteri del premier, elezione presidente della Repubblica". Questo invece è soltanto un taglio lineare, senza una riforma complessiva. E "il taglio nudo e crudo - dice Palmieri - è il trionfo dei Cinque Stelle, da sempre ostili alla democrazia rappresentativa".
19.09.2020


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