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I numeri
Se le riserve bancarie
creano poi instabilità
LORETTA NAPOLEONI


L’eccessivo indebitamento da parte dello stato crea fenomeni inaspettati. Negli Stati Uniti questa settimana il tasso del repo (il mercato dove le banche si prestano denaro in cambio di titoli) è schizzato al 10 per cento. Per comprendere la serietà del fenomeno basta ricordare che il tasso repo si aggira intorno al 2 per cento. Il motivo dell’impennata non è specificatamente la carenza di liquidità della banche ma il basso livello delle riserve bancarie delle stesse. Dove sono finite? La risposta è semplice, le banche primarie, quelle che sottoscrivono il debito pubblico acquistando titoli del tesoro che poi piazzano tra la clientela o presso altre banche. Le banche primarie sono obbligate ad acquistare le nuove emissioni di titoli, e dato che ce ne sono state molte si sono prosciugate le riserve.
La Riserva federale di New York è dovuta intervenire, ha indetto non una ma tre aste, l’ultima ammontava a 75 miliardi di dollari, per acquistare titoli in cambio di contante, che poi è quello che la Banca centrale europea fa da diversi anni. Nel caso degli Stati Uniti però il denaro usato non è stato stampato, il quantitative easing è terminato anni fa e le banche hanno riacquistato i titoli ed il contante usato è stato distrutto dalla Fed. Il denaro usato nelle tre aste non è stato stampato ad hoc, proveniva dalle riserve della Riserva federale.
A contribuire alla riduzione delle riserve è stato anche il rovesciamento del quantitative easing, e dunque il riacquisto dei titoli, ed un’ondata di pagamenti fiscali. Il vero problema è che nessuno sa bene a che livello si trovino le riserve, se la carenza di liquidità nelle casse delle banche è talmente alta da mettere a rischio la stabilità del sistema.
Per non rischiare di ritrovarsi come all’indomani del fallimento della Lehman Brothers, quando il mercato del money market, quello dove le banche si prestano denaro per una notte, si è congelato, forse la migliore soluzione è avere per qualche tempo aste regolari gestite dalla Fed per iniettare liquidità nel sistema. Ma, naturalmente, questo significa che indirettamente le autorità monetarie aiutano il finanziamento del debito pubblico in un momento in cui l’economia americana, almeno sulla carta, cresce.
È chiaro che questa volta il problema è la gestione della cosa pubblica, non il sistema finanziario.
22.09.2019


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