L'analisi del politologo Adrian Vatter sul dopo Burkhalter
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"Una donna ticinese
non è ancora esclusa"
MASSIMO SCHIRA


Osservando il calendario politico, il 20 settembre - data dell’elezione a Berna del successore in Consiglio federale di Didier Burkhalter - è praticamente dietro l’angolo. Ma, nonostante la pausa estiva, le carte nella corsa verso il governo potrebbero ancora venir rimescolate in maniera notevole. E se i liberali radicali ticinesi hanno indicato in Ignazio Cassis il loro candidato unico per il seggio governativo, è molto probabile che all’Assemblea federale dal Plr nazionale venga presentato un "ticket" di due nomi: uno ticinese e, probabilmente, uno romando. "E non è affatto escluso che, alla fine, ad essere eletta sia una donna ticinese - osserva il professor Adrian Vatter, 52 anni, titolare della cattedra di politica svizzera all’Università di Berna -. Da adesso al giorno dell’elezione vera e propria, prevedo ancora tanti sviluppi. Bisognerà capire cosa deciderà di fare la sezione femminile del partito liberale, cosa decideranno i giovani liberali e la sezione internazionale. La candidatura del Plr ticinese è solo una delle componenti del processo decisionale".
Come valuta la scelta della sezione ticinese di proporre un solo nome, quello del capogruppo alle Camere, Ignazio Cassis?
"In generale, credo che sia una scelta corretta quella di non allargare eccessivamente la forchetta della scelta. Soprattutto a livello regionale".
Per quale motivo?
"Ci sono due ragioni fondamentali. La prima è legata alla credibilità dei liberali ticinesi. Il partito nazionale ha chiesto espressamente di presentare solo candidati credibili, con un preciso profilo politico e chiara esperienza. Mostrarsi uniti nella scelta e puntare su un nome unico è quindi un passo strategicamente corretto".
E il secondo motivo?
"Il processo decisionale prevede che la frazione liberale alle Camere dovrà comunque decidere chi scegliere con un numero più ampio di profili. Non saranno certamente solo due quelli da analizzare. In questo senso, per una regione come il Ticino, è meglio non avere troppi candidati, perché potrebbero portare ad una dispersione della forza elettorale. Il voto sarebbe certamente più frammentato e questo potrebbe essere uno svantaggio per una candidatura della Svizzera italiana".
Ci sono, invece, degli svantaggi dietro questa scelta di scommettere tutto su Cassis?
"Credo che la campagna verso il voto, per quanto piuttosto breve, riserverà critiche piuttosto marcate sulla figura di Cassis. Soprattutto sulla sua vita professionale. Un fatto che potrebbe indebolirne  il profilo al momento della scelta, sia essa quella del partito, o quella dell’Assemblea federale".
Ritiene che Cassis, ora che è stato scelto dalla sezione ticinese, debba dimettersi dalle cariche più controverse? Penso in particolare a quella di presidente di Curafutura, l’associazione che raggruppa le principali assicurazioni malattia in Svizzera?
"Forse è un po’ presto per chiedere queste dimissioni, ma da parte del candidato sarebbe un segnale positivo. Ma non so se questo gli gioverebbe concretamente al momento delle decisioni".
In che senso?
"Le sue dimissioni potrebbero anche essere lette come mossa opportunistica. Ed assumere, quindi, connotazione negativa".
In conclusione, perché non esclude che il "ticket" finale possa riservare ancora qualche grossa sorpresa?
"Che la discussione sull’opportunità o meno di candidare una donna continuerà, è praticamente certo. E questa candidatura potrebber arrivare anche non direttamente dai vertici del Partito liberale radicale".

mschira@caffe.ch
@MassimoSchira
16.07.2017


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