Barchi, Gendotti, Giudici, Scacchi sul dopo Burkhalter
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La "vecchia guardia"
boccia il vertice plrt
CLEMENTE MAZZETTA


Preso dall’improvvisa vertigine di ritornare in Consiglio federale - 44 anni dopo l’elezione di Nello Celio -, il Plrt rischia di andare nel pallone. Meglio un candidato, meglio due oppure tre? Meglio donna? Per puntare al cielo di Berna, forse meglio una rosa. Sta destando perplessità la scelta della direzione del partito cantonale di buttare nella mischia un solo nome, Ignazio Cassis.
Certo, c’è chi si tira da parte come Luciano Giudici, ex consigliere nazionale negli anni ’80: "Rispetto l’opinione della direzione del Plrt e mi taccio". Ma se l’ex magistrato non vuol mettere lingua, gli altri storici leader liberali-radicali commentano. A partire da Pier Felice Barchi, 88 anni. Con una dichiarazione al vetriolo, alla Bartali, tipo "gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare" ribalta la questione: "Mi aspettavo un’altra scelta, un’altra valutazione. Come in passato, nel 1970, quando fu eletto Nello Celio in Consiglio federale. In quell’occasione il Plrt presentò tre nomi. Tutti candidati autorevoli che anche adesso dal Ticino potremmo presentare: come Vitta, come Sadis...".
Per Barchi, ex consigliere nazionale, uno degli ex presidenti del Plrt più autorevoli, puntare su un solo nome è uno sbaglio. "Lo è soprattutto se si tiene presente la questione delle ‘sponsorizzazioni’, che potranno essere magari un vantaggio per qualcuno, ma che io proprio non condivido", aggiunge Barchi riferendosi al conflitto d’interesse di  Cassis, quale presidente di Curafutura, l’associazione che raggruppa le maggiori Casse malati della Svizzera. "Spero che il comitato cantonale possa decidere altrimenti, in piena libertà e presentare tre candidati per le audizioni".
L’ipotesi di una rosa di nomi per l’assalto al cielo del governo federale trova consensi anche nell’ala liberale del Plrt. Le audizioni dei candidati al seggio di consigliere federale, per Giorgio Giudici, ex   sindaco di Lugano, sarebbero infatti un’occasione ideale per far conoscere la politica del Ticino oltralpe. "Niente contro Cassis, che stimo e che considero una persona validissima. Ma questa poteva esser l’occasione per proporre ai partiti nazionali la scelta fra un candidato o una candidata capace di portare la nostra cultura, il nostro modo di pensare, le nostre idee sull’Europa. Non si tratta di occupare una sedia, ma di presentarci, far capire che il Ticino ha personalità in grado di essere utili alla Svizzera. In questo frangente delicato, dove gli appetiti di altre regioni del Paese si faranno sentire, sarebbe meglio proporre una rosa di personalità. Nomi che sono in grado di rappresentare una collettività".
Opposta e decisamente politica la valutazione dell’ex consigliere nazionale Adriano Cavadini: "Siccome i romandi presenteranno un loro candidato - mi stupirebbe se facessero altrimenti -, portare all’assemblea due candidati ticinesi significherebbe dividere i voti, a tutti vantaggio del candidato dei romandi. Quindi bene ha fatto la direzione nel puntare su un nome solo". Unica critica ai vertici del Plrt, l’eccessiva fretta."Forse sarebbe stato meglio aspettare il 10 d’agosto per evitare questa lunga esposizione mediatica a Cassis. Ma la strategia mi pare azzeccata: terrei però in serbo un’alternativa nell’ipotesi, assai improbabile, che a livello nazionale si ritenesse che il seggio sarà solo una questione ticinese. Solo allora nel ticket potrebbe rientrare o Sadis o Vitta".
Non si scalda più di quel tanto Gabriele Gendotti. Per l’ex consigliere nazionale le strategie sono fatte per essere contestate: "Non esiste la controprova che proporre tre candidati sarebbero meglio che un solo. E viceversa". Si sa: ogni strategia rischia di essere figlia di un calcolo giusto che partendo da premesse dubbie arriva ad un risultato sbagliato. "Sottolineo però la costellazione favorevole e il fatto che il Ticino ha tre candidati di peso - aggiunge Gendotti -. Ora Plrt ha scelto in questo modo. Se anche il comitato cantonale approverà questa impostazione, non ci resta che chiudere gli occhi e pedalare. Non mi pare sia il caso di farci la guerra da soli".
Un’obiezione di fondo arriva però da Diego Scacchi, ex sindaco plrt di Locarno: "Non contesto la strategia, contesto invece il nome scelto. Ritengo la candidatura del Ticino per il Consiglio federale giusta e auspicabile nella misura in cui si dispone di una personalità con la statura e i requisiti politici idonei. Requisiti che non ritengo abbia la persona proposta dal Plrt. Mentre li avrebbe tutti Laura Sadis. Non solo ha capacità e competenza, ha la statura politica, ma soprattutto ha totale indipendenza e nessun condizionamento né economico, né d’altro tipo come succede purtroppo al candidato scelto dal Plrt".

cmazzetta@caffe.ch
16.07.2017


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