La vecchia guardia plrt sulla successione di Burkhalter
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"Cassis? Ha chances
ma ora... inizia il gico"
CLEMENTE MAZZETTA


A bocce ferme, ora che il Plrt ha puntato compatto su Ignazio Cassis, candidato unico del Ticino per il governo federale, anche un ex consigliere nazionale come Luciano Giudici si sbottona: "Visto chi si sono proposti Isabelle Moret, vodese, e Pierre Maudet, ginevrino, le possibilità di Cassis  di entrare in Consiglio federale sono aumentate. Lo dico da Cimalmotto, dove sono in vacanza, senza aver sentito i rumors di Berna e senza grande cognizione delle dinamiche parlamentari che ci possono sempre riservare qualche sorpresa. Ma se il parlamento sarà ragionevole non penso che vorrà avere due vodesi in governo". In Consiglio federale c’è già un rappresentante del canton Vaud, Guy Parmelin. La questione femminile, su cui punta Moret per essere eletta, dovrebbe passare in secondo piano. Ha complicato tutto però la decisione di Doris Leuthard (Pdc) di voler lasciare entro la fine della legislatura. Un annuncio intempestivo che ha fatto venire qualche brutto pensiero a Gabriele Gendotti. "Non vorrei che per questioni di bottega il Pdc facesse qualche scherzo - osserva l’ex consigliere di Stato -. Mi pare insostenibile un Consiglio federale con quattro rappresentanti di due cantoni. Già ci sono due bernesi (Simonetta Sommaruga e Johann Schneider-Ammann). Eleggere un secondo vodese sarebbe un insulto al resto della Svizzera, rispetto a quanto si è detto sulla proposta (respinta) di aumentare i ministri da 7 a 9.  Tutti hanno assicurato una equa rappresentanza, geografica, linguistica, culturale. Non vedo come si possa avere ora un consiglio federale di 7 membri di cui 4 rappresentanti di due cantoni". Esclusa una seconda vodese, la scelta resta fra Cassis e Maudet. "E in questo confronto mi pare avvantaggiato Cassis", conclude Gendotti.
"Sì, le chance di Cassis mi paiono  immutate ma  non è detta l’ultima parola - osserva l’ex consigliere nazionale Adriano Cavadini -. Non tanto perché la Moret è conosciuta, ma perché si stanno muovendo altre dinamiche in funzione delle successioni di Leuthard, Amman, Maurer". Come in un gioco a scacchi, un candidato potrebbe essere bruciato in vista di un posizionamento migliore fra un anno, o due. "Non mi meraviglio delle candidature romande. Checché se ne dica, non avrebbero mai rinunciato ad un loro candidato. Alla fine penso che il Plrt presenterà solo Cassis e Moret. A Maudet penso interessi solo farsi conoscere. Se il confronto si giocherà fra il ticinese e la vodese "spero che la spunti il Ticino", conclude Cavadini, che non fa affidamento sui romandi: "Loro si sosterranno a vicenda. Come sempre saranno gli svizzeri tedeschi che decideranno chi diventerà consigliere federale".
Diverse le valutazioni di Diego Scacchi. L’ex sindaco di Locarno ribadisce il proprio convincimento: "Il problema non era proporre uno o due nomi, ma scegliere la candidatura idonea. E in questo senso  Cassis, per me, non lo era. Mentre Laura Sadis sarebbe stata molto più qualificata". Una posizione sposata anche da alcuni romandi, che hanno dichiarato che se la sezione ticinese avesse presentato Sadis e Cassis, né la Moret né  Maudet si sarebbero proposti. "Per me non è determinante che un candidato sia ticinese o romando - precisa Scacchi - , determinanti sono le sue idee. Mi pare un po’ ridicolo valutare le persone in base alla provenienza, alla regione linguistica, all’etnia. Mi pare anche eccessivo questo dispiegamento di ideologia nel voler sostenere un ticinese in quanto tale e non in base alle sue idee politiche".  
Che non basti puntare su essere ticinese per entrare in Consiglio federale è convinzione anche di un altro ex sindaco, Giorgio Giudici, di Lugano: "È ora di fare altri ragionamenti. Un candidato deve dire cosa vuol fare per la Svizzera, cosa pensa dell’Europa. Non basta rapresentare il Ticino,  bisogna avere un profilo. Quello che conta è la visione, non la provenienza", osserva Giudici che avrebbe voluto due o tre candidati ticinesi, per dare un’immagine non provinciale del Ticino: "Ma abbiamo messo in campo una panchina corta e gli altri ne hanno approfittato allungandola. Da un punto di vista tattico non è stata una grande idea".

c.m.
20.08.2017


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